Papa Francesco e tre stupidi macellai

Papa Francesco ha rinunciato a partecipare alla passerella di Kiev a cui i leader europei non si sottraggono e anche all’incontro a Gerusalemme con il papa ortodosso Kirill. Il papa romano non ha proprie truppe da schierare in guerra e il Dio cristiano in questi frangenti nasconde la sua onnipotenza lasciando gli uomini liberi di scegliere tra la vita e la morte. La scelta di papa Francesco è certamente stata sofferta ma tutt’altro che stupida. Si è chiesto: questi viaggi possono servire a qualcosa? se è solo per pregare a Gerusalemme lo posso fare anche nella mia cameretta in solitudine e se devo discutere con Kirill dicendogli che le guerre non sono mai benedette soprattutto se servono a rallentare la diffusione dei gay pride il risultato sarebbe quello di esacerbare ulteriormente uno scontro di cui la guerra è un epifenomeno. Insomma il danno sarebbe superiore al vantaggio e quindi meglio rinunciare.

Ma la guerra è pazzia, è il trionfo della stupidità tutte le volte che il danno provocato al nemico è inferiore al danno subito da chi muove guerra. E i tre macellai di questa guerra si stanno comportando da stupidi. Ma chi sono i tre macellai?

Il primo e il più evidente è Putin secondo la definizione sprezzante di Biden. Che questa guerra sia una vera macelleria è fuori discussione, che i metodi messi a punto da Putin e dai russi in Afganistan, in Cecenia, in Siria siano crudeli e spietati è evidente. Rimane misterioso perché Putin si sia cacciato in questo vicolo cieco e sia caduto in una autentica trappola mediatica. Qualcuno gli ha assicurato una facile e veloce vittoria trascurando che le repubbliche del Donbas erano in guerra di posizione da 8 anni e che almeno 12.000 ucraini dell’una e dell’altra parte erano morti in quella guerra. Anche se ci fosse stato quel cambio di regime promesso da qualcuno a Kiev, le cose non sarebbero state così semplici con una struttura di volontari agguerriti e ben equipaggiati organizzatasi nel tempo proprio a Mariupol. Nello scatenare una guerra o una operazione militare si fa una valutazione delle perdite accettabili sia in soldati sia in mezzi sia in distruzioni. Putin come un allocco si è fidato solo di se stesso e della sua ferrea presa di potere in Russia, non aveva meditato il passo del Magnificat secondo cui Dio deposuit potentes et exaltavit humiles. Il macellaio di Mosca ora ha il problema di uscire da questo vicolo cieco e forse si è accorto dell’azzardo e sta capendo che i suoi fedeli compari cominciano a dubitare del capo.

Chi è il secondo macellaio? E’ indubbiamente lo stesso Biden che si comportò come il bue che dice cornuto all’asino. Sono sempre più convinto che oltre una certa età non sia bene assumere cariche troppo importanti: il vecchietto sembra ringalluzzito, viaggia, convoca, decide, finanzia, invia armi sempre più letali alzando di giorno in giorno la posta provocando la reazione di un topo costretto all’angolo che potrebbe mordere la mano che lo afferra con l’arma nucleare. Non mi risulta che il vecchietto, la cui famiglia ha avuto cospicui interessi economici in Ucraina, abbia cercato di convincere gli ucraini a trovare soluzioni ragionevoli per evitare la guerra. Prima dello scatenamento dell’invasione, il premier tedesco ha prospettato una soluzione onorevole che forse avrebbe evitato questo macello ma sembra che gli americani abbiano rassicurato Zelensky sulla vittoria certa se i russi si fossero permessi di realizzare ciò che stavano minacciando. Insomma una quota parte di responsabilità è imputabile allo stesso Biden, anche lui fortemente influenzato dalle intelligense che promettevano risultati improbabili. Anche lui preoccupato delle prossime elezioni di mezzo termine molto meno del destino di milioni di persone nelle cantine ucraine. Stupido anche lui nel trascurare che gli effetti delle guerra sul campo e di quella economica sarebbero stati disastrosi per tutti anche per lui e per il suo paese, che un indebolimento o lo sgretolamento dell’Europa avrebbe isolato gli Stati Uniti rispetto al mondo più povero e soprattutto rispetto alla potenza indiscussa della Cina.

Ma chi è il terzo macellaio? Temo che a questo punto qualche mio lettore si straccerà le vesti: bestemmia! Il terzo macellaio è Zelensky. Ho maturato questa convinzione in questi ultimi giorni riflettendo sulle notizie della presa dell’acciaieria di Mariupol. Rimasi un po’ basito quando varie giovani esponenti dello staff al potere a Kiev proclamavano che la resa non era neppure considerata e che si puntava alla vittoria riconquistando tutti i territori occupati dai russi anche la Crimea. L’esercito ucraino e il battaglione Azov hanno resistito e reagito con un vigore e una efficienza che ci hanno sbalordito e l’esercito russo ha fatto una pessima figura, il costo in vite umane e in distruzioni per il momento non è noto. Anche Zelensky non sta contando i suoi morti né riflette sulle prospettive future, la sua strategia è quella di alimentare la guerra con nuovi mezzi senza contare che le vite umane non si possono importare e che la pazienza dei civili non può durare all’infinito. La macelleria della guerra è esibita continuamente sulle emittenti occidentali per chiedere un coinvolgimento diretto in una macelleria che continuerà ad espandersi magari ad altri paesi limitrofi. In queste ore le circostanze offrono a Zelensky la possibilità di assumere decisioni meno stupide e meno autolesionistiche: Putin ha fatto sapere che non rischierà i suoi uomini un una battaglia nei cunicoli dell’acciaieria di Mariupol e che prenderà i superstiti ancora vivi per fame, militari, miliziani e civili. L’assedio ci sarà fino all’ultimo uomo che si arrende. Bene, ora in queste ore, invece di far dire dalla sua vice che gli ucraini non si arrenderanno mai dovrebbe lui stesso dar ordine alle forze asserragliate nella acciaieria di arrendersi chiedendo ai russi l’onore delle armi come si fa nelle battaglie tra eserciti in guerra. Questa sarebbe la scelta più tatticamente intelligente perché darebbe a Putin la possibilità concreta di proclamare la fine dell’operazione militare speciale che dovrebbe secondo i piani terminare in occasione della festa nazionale del 9 maggio.

Ma mi rendo conto, sto ancora una volta fantasticando.



Categorie:Politica, Ucraina

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2 replies

  1. su FB ci sono stati vari commenti su questo post. Li trascrivo anche qui
    lettore 1: Sono sicuramente d’accordo su Putin. Biden lo definirei un vero idiota più che macellaio (vedi il casino combinato per l’uscita dall’Afganistan ). Zelensky macellaio? E’ solo un capo di governo la cui terra è stata invasa e che guida un popolo che vuole resistere. Far passare il messaggio che lui e Putin sono la stessa cosa ossia due macellai assetati di sangue lo trovo fuorviante anche un pò pregiudizievole. UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO ED HO TROVATO L’INVASOR. E una cosa è trovare un accordo di pace onorevole, una cosa è una resa in nome di non so quale pace.
    mia risposta : mi piacerebbe essere d’accordo con te ma l’evoluzione proprio di queste ore mi conferma nella mia idea. Zelensky non difende il suo popolo ma ne ha fatto un ostaggio per ottenere ciò che ancora non capiamo bene.
    replica di lettore 1: Non lo so Prof, la mia idea che a questo punto sia al contrario, ossia Lui è ostaggio del suo popolo che vuole a tutti i costi resistere. Ma siamo nel campo delle ipotesi.

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  2. lettore 2:
    Credo che Zelensky difenda il principio universale per cui nessuno stato ha il diritto di invaderne un altro e di portargli via dei territori. E’ un principio di civiltà se non vogliamo regredire allo stato di natura, alla legge del più forte e nella barbarie. E dispiace assistere ad un fenomeno preoccupante che purtroppo rivela un diffuso degrado morale per cui le persone si schierano sempre più al fianco dell’invasore o dei prepotenti e non delle vittime. Succede purtroppo ormai ovunque sul piano sociale (si veda come vengono trattati i disabili o i migranti). La difesa contro l’invasore è un diritto che è stato sancito dalla Carta delle Nazioni Unite (art. 51) la quale non parla solo di un diritto alla difesa individuale, ma anche di diritto alla difesa collettiva. Cioè se uno stato aggredisce un altro, in realtà aggredisce tutti noi. Questo principio autorizza l’invio di armi anche da parte di altri stati. Poiché i trattati internazionali sono collocati ad un gradino più alto delle Costituzioni dei singoli stati, non c’è alcuna violazione della Costituzione nel fatto che l’Italia invia armi per la difesa Ucraina (questo principio è stato chiarito anche dai costituzionalisti). Il diritto a supportare la difesa direttamente da parte dei singoli stati (sopratutto quando l’ONU stesso ha condannato l’invasione) dovrebbe venir meno quando è l’ONU a sostituirsi nel garantire la difesa. Però l’ONU non non può farlo proprio per il divieto imposto dalla Russia e fino a quando l’azione dell’ONU sarà bloccata dalla Russia i singoli stati possono intervenire in conto proprio. Credo di avere chiarito in questo modo l’esatto quadro della situazione.
    risposta a lettore 2:
    grazie per il commento che razionalmente condivido ma quando si riflette sulla realtà non sempre è tutto chiaro e distinto e ogni dubbio è legittimo. Ad esempio quando si parla di difesa personale si usa l’aggettivo legittima. Ieri i due americani a Kiev hanno fissato obiettivi da terza guerra mondiale, tutto bene? I miei dubbi diventano angoscia.

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