Legge elettorale

Su una cosa tutti sembrano essere d’accordo: la legge elettorale rosatellum è pessima. Ovviamente ciascuna forza politica ha una soluzione diversa per cambiarla ed è per questo che la legge è sopravvissuta anche perché in realtà fa comodo a tutti decidere nel chiuso delle segreterie politiche le persone che saranno elette; ma è per questo che un numero eccessivo di elettori non è più interessato a questo rito civile così importante per la democrazia.

In queste settimane molte volte mi è capitato di discuterne con amici e lettori del blog e oggi che si vota mi appunto alcune idee su come si potrebbe migliorarla.

Questa proposta rimane ancorata alla attuale struttura della Repubblica che è una democrazia parlamentare in cui il Capo dello Stato e il governo sono eletti dal parlamento e non direttamente dal popolo. Quasi certamente la debolezza dell’attuale sistema elettorale sarà un’ottima scusa per passare a un sistema presidenziale alla francese (ne ha parlato in questi giorni anche la Meloni) in cui il Capo dello Stato con poteri di governo è eletto direttamente in una competizione elettorale a doppio turno come già accade in Italia per i sindaci (proposta del terzo polo). Non affronto qui la questione ma mi limito solo a limare il rosatellum per renderlo accettabile e più funzionale agli scopi che formalmente si era prefissato.

I seggi uninominali

I seggi uninominali che ammontato a un terzo del totale servono a due scopi: costringere le varie forze politiche a raggrupparsi per competere e vincere in ciascun seggio anche per un solo voto, costituire un premio di maggioranza in una ipotesi bipolare e quindi garantire stabilità ai governi da formare durante la legislatura. L’esperienza di due legislature ha mostrato che questi obiettivi, la riduzione del numero delle forze in competizione e la stabilità dei governi sono tutt’altro che raggiunti. Non solo, ma per effetto dell’astensionismo e per il numero delle forze e delle coalizioni che competono, questa volta almeno 4, è possibile che un singolo seggio sia assegnato a un candidato che ha il 25% dei voti espressi cioè ha il consenso del 12% dei cittadini di quel collegio. Un vero terno al lotto giocato con personaggi che molto spesso non hanno nulla a che fare con il territorio che dovrebbero rappresentare, personaggi che però quasi sempre hanno anche il paracadute delle liste proporzionali in cui si possono presentare. Quindi i seggi uninominali, che scimmiottano un po’ i collegi elettorali inglesi, non sono nemmeno l’espressione del radicamento territoriale del personaggio che è eletto. Vedremo cosa farà Di Maio nelle sua regione o Letta nel veneto leghista. Cosa fare se non si vogliono abolire gli uninominali tornando a un proporzionale con sbarramento?

Elezioni di mezzo termine

Dopo le elezioni, le alleanze, i poli, le coalizioni si sciolgono e ogni partito è libero di gestire i propri gruppi parlamentari che peraltro sono costituiti da parlamentari senza vincoli di mandato con scarsa fedeltà al proprio gruppo politico. Cosa succederebbe se valesse la regola che gli eletti negli uninominali che non hanno superato il 50% dei voti espressi decadono dopo 2 anni e in quei seggi le elezioni si ripetono con la possibilità per le coalizioni di cambiare il proprio candidato? Le coalizioni, perdendo a mezzo termine l’eventuale vantaggio premiale dei seggi maggioritari saranno più attente a rimanere fedeli al programma che avevano presentato e faranno in modo di presentare candidati realmente attrattivi conosciuti ed apprezzati nei collegi in cui sono presentati e questo vincolo legato alla necessità di superare il vaglio degli elettori varrebbe anche per i singoli parlamentari. In effetti l’instabilità politica che porta anche allo scioglimento anticipato delle legislature corrisponde all’eccessiva lunghezza della legislatura, 5 anni sono poca cosa per molti processi di trasformazione della società o per la realizzazione di progetti di sviluppo economico ma sono lunghissimi per molti cambiamenti repentini come è accaduto nella passata legislatura. E’ vero che non si fa altro che votare per i molti livelli della rappresentanza politica e sociale ma proprio un più razionale coordinamento del calendario dei momenti elettorali per le varie istituzioni locali e centrali potrebbe consentire una elezione di mezzo termine del parlamento che non sarebbe quindi un aggravio di spesa ma un momento di crescita politica di una società in cui le forze politiche agiscono in modo coerente e non troppo schizofrenico. Basterebbe decidere per legge un Election Day, uno solo all’anno e stabilire che ogni assemblea elettiva ha una scadenza sincronizzata con tale giorno con delle opportune proroghe automatiche. Ad esempio ci si potrebbe sincronizzare sull’elezione del parlamento europeo che credo sia nella seconda metà di maggio.

Il voto disgiunto

Proprio la necessità che il seggio uninominale sia rappresentativo del territorio e che prevalga la qualità del candidato rispetto ai vincoli politici spesso incoerenti delle alleanze elettorali, dovrebbe essere garantito il voto disgiunto. Diversamente da quanto accade ora in cui la scelta del candidato uninominale determina la scelta dei partiti associati e viceversa. Ciò sarebbe ancora più opportuno se valesse la regola delle elezioni di mezzo termine che valgono solo per i seggi uninominali vinti anche con un esiguo numero di voti

Le preferenze

Ciò che è più inaccettabile di questa legge sono le liste bloccate. L’elenco dei nomi associato a una lista è una beffa, quasi un provocazione. Spesso sono degli sconosciuti tranne i capolista che quasi sicuramente passeranno. Al di là della stabilità dei governi e delle maggioranze la questione sostanziale nella elezione di un parlamento è la qualità delle persone che eleggiamo, competenza, moralità, ideologia, coerenza sono aspetti che un elettore deve poter valutare e deve poter scegliere liberamente senza il filtro decisivo delle segreterie dei partiti.

Già solo con queste banali correzioni potremmo ottenere un miglioramento del rapporto tra cittadini e rappresentanti.

Vedremo cosa succede oggi, quanti saranno gli astenuti. Ci saranno buoni motivi per mettere mano rapidamente ad una nuova legge elttorale o a una revisione di questa che riconcili gli elettori con i propri rappresentanti?



Categorie:Politica

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