Non seguo la cronaca nera e, quando al TG se ne parla, scatta in me un meccanismo di difesa per cui si abbassa il livello di attenzione. Ma in questi giorni sono stato profondamente colpito dal video della rapina di Grinzane Cavour in cui un gioielliere si è fatto giustizia da sé vendicandosi per il furto subito e per altri torti che in passato lo avevano esasperato. La ripresa della telecamera di sorveglianza è stata chiarissima non è stata legittima difesa né un eccesso di difesa ma una vera esecuzione rabbiosa e crudele di chi con una pistola in mano si sente giudice vendicatore come Dio. Per chi non l’avesse ancora visto.

Bene hanno fatto i giudici a condannare il gioielliere e gravissimi sono i commenti dei politici di destra che difendono un giustiziere che corrisponde troppo fedelmente alla figura di cittadino proposta da molte fazioni che insistevano in passato sul diritto alla difesa individuale armata.
Questa notizia e la diffusione del video avvenivano in contemporanea con la fine della tregua dei combattimenti nelle striscia di Gaza. Dopo alcuni giorni in cui abbiamo sperato in qualche via di uscita da questa immane tragedia, con freddezza e determinazione, la macchina bellica israeliana ha ripreso le sue operazioni per estirpare il terrorismo dalla striscia e da tutto il medio oriente che circonda lo stato di Israele. Mi è sembrato evidente il parallelismo tra il gioielliere di Grinzane e coloro che comandano in Israele: non si tratta di una legittima difesa ma di una reazione sproporzionata e crudele di chi crede di avere un Dio vendicatore dalla sua parte.
In questi giorni non scrivo molto su questo blog, troppe riflessioni sono inconfessabili e inutili. Ma una almeno penso di doverla condividere seppur confusamente. Nella strategia del governo israeliano, nella sua cieca e stupida ferocia opera forse un vortice in cui si accumulano tanti risentimenti, tante invidie, tanti conti aperti che interessano quasi il mondo intero. Questo vortice come un tornado si sposta in giro per il mondo, per due anni è stato centrato sulla Ucraina ora si è spostato sul medio oriente: in comune c’è l’attacco all’Occidente libero e democratico, alla parte più ricca e benestante dell’umanità.
E’ ovvio che il terrorismo non si estirpa con l’eliminazione fisica dei terroristi ma con l’eliminazione delle cause che hanno provocato quella deriva politica, la strategia israeliana avrebbe un senso se fosse contro uno stato e un esercito regolare perché l’esito sarebbe comunque sancito da un trattato di pace o da una non belligeranza regolata da un equilibrio di forze militari ma nel caso del terrorismo una vittoria sul campo sarebbe sempre terreno fertile per nuovi terroristi che imbracceranno il fucile o la pistola magari una generazione dopo.
La strategia israeliana è uno stupido suicidio delle istituzioni democratiche che in questi anni hanno fatto pensare a quello Stato come una isola, un avamposto di democrazia e di civiltà in un contesto governato da stati teocratici e/o dispotici. Mi sono chiesto: per caso non ci troviamo di fronte a un nuovo ‘muoia Sansone con tutti i filistei’? Esasperare il mondo islamico con sofferenze sproporzionate al torto subito non è forse mettere una mina a scoppio ritardato sotto tutte quelle società democratiche che, per una scelta di pacifismo a volte sofferto, cercano di evolvere e crescere accogliendo le migrazioni di popoli di diversa religione e cultura? In altre parole il dolore indicibile delle famiglie deportate e sterminate dai carri armati israeliani certamente non insegneranno ai palestinesi la moderazione e la democrazia ma piuttosto risveglieranno risentimenti e dolori nelle nostre periferie dell’occidente democratico.
Come la scena da far west di Grinzane e le reazioni di una parte dei politici al governo sono una mina per la convivenza democratica italiana così le immagini provenienti da Gaza minano quei processi di integrazione che con grande fatica si cerca di attuare e portano tutti a credere che la soluzione dei problemi attuali si ottiene con la forza crudele e con l’intolleranza.
PS Finito di scrivere questo mio pezzo ho letto una riflessione di Corradino Mineo su Facebook. E’ troppo bella e sviluppa molto meglio di quanto io non sia riuscito a fare il teme dell’odio che genera vendetta e intolleranza. La riflessione di Mineo parte dal ricordo di Giulia pronunciato ieri dal padre.
Corradino Mineo
Perché nel saluto del padre a Giulia non c’è traccia di odio? Perché l’odio è un balsamo che promette di lenire lo sgomento per la crisi di civiltà, mentre ci fa sprofondare nel baratro L’odio di chi si fa saltare in aria pur di ucciderci. O disprezza chi prega Allah “alzando il culo al cielo”. Così si espresse Oriana Fallaci. Odio per gli ucraini, tutti nazisti. O per i russi tutti invasori. Al punto da mettere al bando Tolstoi e Dostoevskij. La disumanità di chi ha ucciso vecchi e bambini e stuprato donne nel kibbutz. La follia di chi pretende che Dio gli abbia dato in dono Gerusalemme e che un altro popolo, che là viveva da secoli, vada deportato come un gregge. O avviato al macello. L’odio per chi minaccia la proprietà che ho messo insieme. Ed è povero o diverso L’odio per ogni donna che non voglia essere mater dolorosa, vergine e sposa, garante che la mia specie, e solo la mia, si riproduca nei secoli.
Anch’io, come quel padre “non so pregare ma so sperare”. E voglio che i popoli di Israele e Palestina, voglio che gli slavi russi e ucraini, danzino nella pioggia. “Che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite. E voglio sperare che un giorno possa germogliare”. E non è buonismo né porgere l’altra guancia. Al contrario è un modo potente di combattere le menzogne. Per isolare i bugiardi che arruolano e mandano al macello. Quelli che intendono “spezzare le reni” delle toghe. Che bravi! Parlare dell’abito per cancellare l’uomo. Quelli che, quando avevano paura del Covid, chiamavano “angeli” gli infermieri. Ma, ora! “Che vogliono questi? Vadano nel privato, si mettano in gioco, facciano più turni la notte”. E il Papa? Lasci l’abito talare e presto questa terra. E chi tiene il soglio di Pietro troni a difendere valori non negoziabile anziché migranti. E benedica le guerre giuste. Quelle che se pure ammazzano migliaia di bambini, la colpa è del nemico che se ne fa scudo. Un nemico disumano, con cui non si tratta, nemmeno per liberare 113 ostaggi che tremano al buio da 61 giorni. Se ne facciano una ragione le madri e i padri. Curino il dolore con l’orgoglio per quei loro figli divenuti “martiri”.
Stop al genocidio
Guerre di religione.
Conflitto arabo israeliano, conflitti universali
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