La Sardegna, un nuovo inciampo

Nella marcia trionfale della giovane Meloni, l’esito delle elezioni sarde è un nuovo inciampo: cavalcando l’ormai endemica divisione del centro sinistra Meloni ha ritenuto di poter umiliare il suo principale alleato Salvini imponendo un suo carissimo amico, giovane camerata della prima ora, conosciuto solo e malamente a Cagliari dove era sindaco. Un azzardo di chi si sente troppo sicuro di sé perché tutto sembrerebbe filare liscio a tutti i livelli una marcia trionfale a Bruxelles, a Roma, a Washington, a Kiev. Cosa volete che sia la Sardegna di fronte alla geopolitica in cui sta sguazzando.

Un errore di valutazione che per una politica che crede di poter cambiare la Costituzione e di poter governare almeno altri 10 anni è molto grave, è vero, qualcuno diceva e faceva scrivere sui muri ‘molti nemici molto onore‘ ma nel basso impero della politica democratica la cosa non funziona.

Questo errore non toglie valore ed importanza all’impresa di altre due donne Alessandra Todde la vincitrice, Elly Schlein che ha saputo supportare una candidata che non era del suo partito con serena determinazione e semplicità. Ciò che ha contato non è stata l’appartenenza né il peso dei numeri nei sondaggi ma il profilo della candidata conosciuto e apprezzato in contesti molto più ampi della Sardegna: penso che i sardi che non siano arroccati dentro una isola identitaria e gretta ma che sono proiettati verso il mondo vedendo l’isola come una opportunità di contatti e di scambi.

Certo, abbiamo perso l’occasione di queste elezioni per conoscere e capire i veri problemi della Sardegna, i media non sanno far altro che rinforzare i cliché e i pregiudizi. L’autonomia differenziata e il premierato potranno essere la soluzione dei problemi di isole e regioni che non reggono il passo del resto d’Europa? Per quanto la Todde possa essere brava quanto potrà operare efficacemente per superare i gap più evidenti? Quanto peserà sulla sua azione di governo la debolezza del consenso già evidente in un elettorato che al 50% non vota e che è diviso come una mela di tante fette che malamente stanno insieme? Il mio lettore risponderà che per questo il sistema elettorale premia il candidato che vince anche con qualche decimale di punto di vantaggio. Sono però sempre più convinto che proprio questo potere forte concesso ad uno solo con pochissimi voti di maggioranza e che governa con il ricatto dello scioglimento del consiglio regionale (stessa cosa dei sindaci rispetto ai consigli comunali e stesso schema del premierato meloniano) produce alla lunga inefficienza e una selezione in negativo del personale politico. Ovviamente l’alternativa vera è che i consigli democraticamente eletti siano il luogo della discussione e della formazione di decisioni ad hoc e di nuove maggioranze se gli eventi e i tempi lo richiederanno … ma lo so, pensate che questo sia perdita di tempo come diceva Silvio Bonanima.



Categorie:Politica

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