Razionalità vs miti: la sfida della cultura identitaria per i giovani italiani
Non intendo parlare dei ragazzi italiani di colore forse esclusi dalle selezione della squadra nazionale di calcio di cui ho scritto nel post Giovani italiani bianchi, ma dei giovani di cui si parla in queste settimane sui quali Fanpage ha acceso un riflettore, i militanti dell’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, partito della presidente del consiglio.
Ci sarebbe molto da dire ma in questo post vorrei solo condividere una riflessione in merito alla domanda fondamentale: cosa è successo, perché dei giovani che hanno frequentato le scuole pubbliche e che sono cresciuti in un contesto democratico sentono la necessità di ripetere slogan e imitare posture e ideologie tipiche di un periodo storico tragico che pensavamo di aver superato ed esorcizzato. Di chi è la colpa se di colpa si vuol parlare?
Se di colpa parliamo è immediato il riferimento alle responsabilità della scuola che non ha adeguatamente formato questi giovani alle regole della democrazia e ai valori della dignità di ogni essere umano. Ci potrebbe consolare il fatto che si tratta comunque di una minoranza, forse isolata ma che nel nuovo clima del governo di destra assume un ruolo più minaccioso ad esempio sfilando nella pubblica piazza con i ritratti di noti giornalisti presi come nemici da combattere.

Siamo certi che per evitare questi rigurgiti sia sufficiente una più ricca e documentata informazione, una istruzione più strutturata razionalmente? Temo che l’onda nera che sembra dover sommergere le democrazie europee e tutto l’occidente liberale sia alimentata da passioni, sentimenti, emozioni, paure, attese che attraversano ceti sociali, generazioni, generi, nazioni, piccole e grandi comunità e che sui più giovani hanno degli effetti ancora più destabilizzanti.
Il problema non è ritrovare nel servizio giornalistico di Fanpage se e quanti slogan fascisti questi ragazzi stanno gridando, se e quanto sono fascisti, ma capire come si configura la cultura identitaria di questi gruppi, di capire se e quanto i giovani militanti nel partito di Giorgia Meloni sono diversi dalle bande di accesi e fanatici tifosi che vivono intorno alle squadre di calcio, ai gruppetti che si azzuffano mezzi ubriachi per il predominio in una piazzetta in cui altri gruppi sono fomentatori, le migliaia di giovani che vivono isolati nelle anguste comunità dei social in cui si alimenta pregiudizio e odio verso chi è diverso.
La senatrice Segre ha centrato il punto lanciando l’allarme sulle posizioni razziste, xenofobe e violente in una generazione che appare scarsamente attrezzata per affrontare un futuro che appare molto difficile .
Credo che la maggior parte di questi ragazzi, così diversi da quelli che io ho incontrato fino a 4 anni fa, siano soprattutto molto ignoranti della storia, un po’ perché non viene insegnata, un po’ per colpa della vita, per cui un ragazzo di oggi non sa niente di quello che è successo ieri e non può neanche preoccuparsi di quello che succederà domani perché si preoccupa solo di quello che fa in questo momento. Questo mi fa molta paura perché il futuro va progettato e ognuno deve avere una sicurezza di sé che questi ragazzi non hanno.
Siamo in presenza di una deriva in cui la razionalità e la conoscenza non sono più sufficienti rispetto alla forza di riti, di immagini, di figure legate nel profondo, di miti e racconti che i media, le famiglie, la pubblicità veicolano costantemente. Il lavoro dei docenti a scuola temo sia improbo per smontare un apparato mitologico di cui è intriso questo mondo così devastato dalla paura del futuro. Ma intanto studiare meglio la storia non farebbe affatto male … o leggere di più.
Categorie:Politica
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