Il mito del capo

Democrazia in pericolo: confronto tra sistemi elettorali occidentali

Riflettendo sulle vicende di questi giorni in cui le guerre più crudeli ed efferate si mischiano con i riti solenni e lieti delle democrazie felici in cui si celebra la libertà dei cittadini, la ricchezza e la bellezza, mi sono soffermato sui rischi che stiamo correndo nel consegnarci alla mitologia dei capi forti che risolvono i problemi e che rassicurano.

Parlavo di mitologia quando cercavo di spiegare il fascino subìto dai nostri giovani per figure storiche esecrabili che hanno arrecato in passato danni che possono essere di nuovo prodotti. (vedi Giovani Italiani neri). Aggiungo il fascino esercitato da Putin su politici occidentali che accettano i suoi soldi e vanno a Mosca a baciare la pantofola proclamandosi patrioti.

Le ultime tornate elettorali in base a regole molto diverse hanno prodotto esiti quasi opposti: come se, espresso il voto, questo fosse rielaborato e gestito con regole capaci di ‘truccare’ i risultati. Le leggi elettorali riflettono l’identità storica di ciascun paese come è ben evidente nel caso inglese e in quello francese. Il sistema americano per l’elezione del Presidente è ancora più lontano dalla nostra idea di democrazia rappresentativa. Ma perché vale la pena di capire come funzionano i sistemi elettorali e le tendenze dell’elettorato in giro per i vari paesi dell’occidente? Banalmente perché noi italiani ora stiamo discutendo se e come modificare il nostro sistema di governo prevedendo l’elezione diretta del capo del governo che assicuri stabilità per l’intera legislatura senza chiarire come sarà gestito il voto, come sarà ‘truccato’ in modo che una situazione molto articolato e frammentata come la nostra possa essere rappresentata da una sola personalità che abbia il carisma del capo unto dal signore, pardon, unto dal popolo sovrano che vota. La democrazia in pericolo deve fare i conti con il mito del capo che aleggia un po’ ovunque nel mondo come risposta alle difficoltà del presente.

Eppure, ironia della storia, quasi tutti i casi che sono sotto i nostri occhi mostrano che il mito del capo oltre ai fallimenti dei totalitarismi del ‘900 è tuttora il rischio più grave per la sopravvivenza della democrazia.

Nel caso inglese le regole elettorali sono coerenti con la monarchia che convive con la democrazia rappresentativa e liberale. Il capo dello stato ora è malato ma la continuità e la stabilità è assicurata dalla discendenza. Le legge elettorale determina una polarizzazione tra due forze, destra o sinistra ma la possibilità di referendum plebiscitari hanno lanciato leader capaci di sovvertire l’ordine costituito da trattati internazionali come l’appartenenza alla Unione Europea con la Brexit.

Nel caso francese il sistema elettorale ritagliato sulla figura di De Gaulle, figura mitica dell’antifascismo, è centrato su una presidenza eletta con suffragio universale che governa o coabita con un parlamento eletto separatamente e indipendentemente dal presidente. Finora forze estreme di destra o di sinistra non hanno trovato spazio ma la Le Pen potrebbe competere validamente per le presidenziali e la pregiudiziale antifascista cadrebbe passando a nuovi miti.

Gli Stati Uniti tra le democrazie occidentali ora sono il modello istituzionale più instabile: il sistema elettorale e quello dei partiti offre la scelta tra due candidati impresentabili l’uno per una proposta politica antidemocratica che fa temere il peggio sia all’interno sia nei rapporti internazionali l’altro per un caso umano che il sistema non è in grado di gestire e di orientare verso una rinuncia che dovrebbe essere banalmente doverosa. Biden e la sua famiglia sentendosi caricati della responsabilità di rappresentare gli elettori che li hanno votati nelle primarie non rinunciano anche se le precarie condizioni fisiche e mentali del candidato sono evidenti a tutti. Il sistema istituzionale non è in grado di selezionare candidati validi in grado di esercitare un funzione utile alla vita democratica di una vasta comunità.

Ma in fondo quando si cerca un capo non necessariamente deve essere una persona brava e capace deve piacere al popolo che lo elegge e poi lo osanna. Poi ci pensano i media a costruire un mito anche a posteriori qualsiasi sia la sua opera effettiva. Il caso di Berlusconi che ha occupato la scena politica italiana per un trentennio è emblematico: il suo passaggio ha reso il popolo bisognoso di capi e capetti e l’attuale richiesta del premierato elettivo e la figura della Meloni sono il degno epilogo del berlusconismo; parallelamente il suo mito è celebrato e reso indimenticabile con tante iniziative, l’ultima delle quali è l’intitolazione a lui del secondo aeroporto italiano, il primo era già occupato da Leonardo da Vinci.



Categorie:2024 elezioni europee, Politica

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