In queste ore si decide chi guiderà la commissione europea, una scelta di secondo livello operata dai gruppi dei parlamentari che abbiamo recentemente eletto con suffragio universale con criteri proporzionali.

Non c’è un presidente della Repubblica o un monarca per cui la designazione del presidente della commissione europea spetta al gruppo parlamentare più numeroso che lo propone al consiglio d’Europa formato dai capi di stato e di governa dei paesi membri. Il nome designato dal gruppo dei popolari (ex democristiani) è Ursula Von der Leyen la quale è stata già approvata dal Consiglio d’Europa ma che deve ottenere il placet del parlamento europeo con voto segreto. Sulla carta dispone dell’appoggio dei popolari, dei socialisti e dei liberali ma il rischio dei franchi tiratori porta a cercare un margine di sicurezza allargando il consenso ad altri gruppi. Ursula ha consultato i gruppi a sinistra essendo stata formulata un pregiudiziale contraria all’allargamento a una destra antieuropea in odore di nazifascismo. La sinistra estrema non ha promesso i suoi voti mentre i verdi sembra che siano disponibili ad aiutare la maggioranza già accordatasi su Ursula ponendo forse condizioni di tipo programmatico. Chi a questo punto di trova in difficoltà è Giorgia Meloni che, forte dei propri eletti in Italia nel FdI, pensava di poter contrattare un appoggio esterno in cambio di posizioni significative nella Commissione. Ma il tradimento degli spagnoli di Vox, che hanno lasciato il gruppo dei conservatori migrando nel gruppo dei patrioti di Orban con i leghisti italiani e i lepeniani francesi, e la posizione contraria ad Ursula dei polacchi, l’hanno lasciata isolata con il cerino in mano priva di forza contrattuale anche come rappresentante dell’italia.
Il lettore mi scuserà se mi dilungo ad appuntare notizie forse note ma lo faccio sia per me stesso per ritrovare tra qualche mese informazioni che avrò dimenticato, sia per quei lettori che, bombardati dai notiziari e dai commenti, non si raccapezzano più assimilando sistemi politici ed istituzionali completamente diversi, ad esempio confondendo il sistema federale americano con l’ibrido costituito dall’Unione europea.
La peculiarità delle elezione della presidente della commissione rispetto alla elezione del capo del governo italiano è che nell’Unione Europea Ursula, una volta che ha ottenuto il placet del Parlamento, rimane in carica per 5 anni fino alla fine del mandato del Parlamento. I casi in cui potrebbe essere costretta alle dimissioni sono eccezionali, comunque non può essere semplicemente sfiduciata come accade nel parlamento italiano per il governo.
Tra poco sapremo come andranno le elezioni.
PS Ursula Von der Leyen è passata con l’appoggio dei Verdi e la Meloni, alla fine, ha votato esplicitamente contro avendo riscontrato che anche il gruppo dei conservatori era spaccato e con i suoi fedelissimi di FdI non avrebbero spostato nulla.
Categorie:Politica
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