In queste settimane, le guerre a pezzi si stanno incacrenendo ed estendendo. La reazione di un anziano come me che scrive per sé e per pochi amici non può che essere il silenzio preoccupato. Posso solo appuntare questa riflessione: l’attacco all’Iran è un esempio chiarissimo di quanto la stupidità, l’ignoranza e l’arroganza possano influire sul destino dell’umanità. Uno stupido bullo in delirio di onnipotenza pensa di risolvere i problemi con i bombardamenti a tappeto e con la violazione di ogni regola del diritto internazionale senza rendersi conto che il danno maggiore sarà per lui e per il popolo che rappresenta.
In tempo di guerra il valore delle persone e dei popoli è messo a dura prova.
La nostra presidente del Consiglio, che naviga a vista in un mondo sconvolto da un disordine disastroso e dalla caduta di ogni inibizione morale basata su valori condivisi, non sa scegliere tra l’adesione ideologica ed affettiva al trumpismo, che sta diffondendo i suoi frutti velenosi, e l’appartenenza all’Europa che è stata costruita negli ultimi 80 anni quale democrazia liberale pacifica.
Meloni oscilla tenendo d’occhio i sondaggi che misurano il consenso per un governo espressione di una minoranza di aventi diritto favorita dalla legge elettorale maggioritaria da rinvigorire con narrazioni consolatorie sul versante economico e sicuritario. Il pentolone deve rimanere tiepido e occorre rassicurare le rane che non si entrerà in guerra ne ora ne mai; ma, anche senza i bombardamenti in casa, i prezzi, tutti i prezzi, potrebbero aumentare, l’economia potrebbe fermarsi o subire un’inflazione incontrollabile.
In tempo di guerra occorre stringersi a coorte, un governo che si rispetti si riunisce e dà una linea chiara e il presidente, che pretenderebbe di esercitare una leadership storica, dovrebbe assumersi la responsabilità di scelte anche dolorose. La Meloni forse pensava di imitare Churchill diffondendo il 5 marzo un radiomessaggio al popolo mentre era in corso un dibattito parlamentare sulla nuova guerra alle porte, dibattito lasciato alla gestione di due ministri che erano stati oggetto di critiche e sbertucciamenti da parte della stampa e dei social.
E qui torno alla questione che mi sta più a cuore il referendum sulla legge costituzionale di riforma della magistratura.
Il 5 marzo abbiamo avuto la dimostrazione pratica di cosa intende il melonismo per il nuovo equilibrio dei poteri scardinato dalla modifica di ben 7 articoli della costituzione. Non vi sarà parità tra i tre poteri fondamentali dello Stato, legislativo, esecutivo e giudiziario ma una gerarchia che parte dalla sovranità del popolo che vota. Un presidente del consiglio votato direttamente dal popolo che presiede il potere esecutivo, un parlamento depotenziato che, come una aula sorda e grigia, approva i decreti del governo e un potere giudiziario che non deve essere d’intralcio al governo ma assicurare solo l’ordine e la sicurezza dei cittadini.
Non è ancora così, ma lo sarà se passasse la riforma che dobbiamo approvare o bocciare ora, successivamente avremmo la seconda riforma costituzionale che prevede un premierato centrato su una figura eletta direttamente dal popolo. Ma il 5 marzo scorso la Meloni ce ne ha dato un assaggio molto esplicito.
Su una questione cruciale come la partecipazione o il rifiuto di una guerra, la scelta è lasciata ad un parlamento che ascolta le esternazioni di due ministri e vota generici ordini del giorno che non contengono alcun vincolo legale nuovo rispetto all’ordinaria amministrazione fissata dalla leggi vigenti e dai trattati in essere.
La presidente del Consiglio preferisce farsi intervistare da una emittente radio privata, nemmeno la RAI, in cui proclama che la nazione non è in guerra e nemmeno ci sarà mai, perché lei lo ha deciso e il popolo deve fidarsi. Ma durante questo proclama solenne sulla guerra Meloni torna sul referendum sostenendo che occorre limitare il potere della magistratura che rema contro la politica del governo e che impedisce la realizzazione del programma; porta ad esempio il caso della famiglia australiana che viveva nei boschi denunciando l’arbitrio di giudici che tolgono i figli ai legittimi proprietari, cioè ai genitori.
In questo discorso radiofonico capiamo che nel ribilanciamento dei poteri un ruolo decisivo lo avranno i media che sono il canale per dare voce diretta al popolo sovrano e che già ora tengono in piedi un governo e forze politiche che senza i giornaloni padronali e senza la Rai occupata da fedelissimi, avrebbero vita breve. Emerge una visione della società terribilmente vicina alle ideologie fondative del movimento MAGA e della internazionale nera che unisce molte forze di destra in occidente fondata su recupero della famiglia detentrice di ogni diritto individuale.
Per questi motivi votare NO nel prossimo referendum è cruciale anche per contrastare una deriva reazionaria ed autoritaria che sta incendiando il mondo.
Categorie:Iran, Politica, Referendum costituzionale
Carissimo, la lunga notte della democrazia è cominciata da quando hanno cominciato ad architettare le leggi elettorali che regalano premi di maggioranza a minoranze che poi si appropriano dei palazzi del potere, a cominciare dal parlamento. Il nostro Paese ha già il primato di ben due leggi riconosciute incostituzionali sulla base di ricorsi fatti da singoli cittadini, non dalle forze politiche complici di leggi elettorali incostituzionali. Le Tue considerazioni sono fondate, sono vere e sono da sostenere. Un abbraccio. Antonio
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