Conoscere e capire

Ieri sera finalmente una puntata di Floris mi è piaciuta. Questa mattina mio fratello mi ha spiegato perché, non c’era il pubblico che faceva il tifo e casino sugli interventi degli ospiti. Un piccolo effetto positivo del coronavirus. Sì perché non basta conoscere, occorre anche capire e per capire occorre poter riflettere e collegare le idee tra loro senza preconcetti e partigianerie e il pubblico plaudente non aiuta ma distrae.

Una cosa mi ha colpito di più: il fatto che gli americani limitino i tamponi alle persone con sintomi conclamati, non ricercano e individuano coloro che potrebbero essere già infettati per poterli isolare o circoscrivere. L’impressione che ho avuto è che il virus sia al momento lasciato libero di circolare limitando gli interventi medici a quel 20% di infettati che hanno problemi più gravi e che possono pagarsi le cure.

In fondo sembra che anche alcuni paesi europei stiano adottando la stessa strategia, sottostimare i decessi imputandoli ad altre patologie per non ingenerare allarme ed intervenire solo su coloro che si presentano negli ospedali perché accusano le prime dispnee.

Nella stessa trasmissione la virologa Capua ha detto una cosa che fa pensare: non sappiamo quanti siano gli infettati che non manifestano sintomi, potrebbe essere un numero molto superiore a quello ipotizzato. Il sospetto viene osservando i numeri dei casi gravi e dei decessi. Nessuno ci dice quanti, avendo contratto il virus se la cavano senza arrivare alla necessità dell’ossigeno e della respirazione assistita. Quanti sono coloro che non sapendo di aver contratto il virus se la cavano con fastidi simili all’influenza e ne escono immunizzati?

Questo problema può essere interpretato in due modi del tutto opposti:

  • buona notizia: una porzione della popolazione si sta inconsapevolmente vaccinando e potrebbe ingrossare il numero dei ‘guariti’ che diventerebbero quei ‘semafori rossi’, come dice la dottoressa Capua, che ostacolano la diffusione del virus;
  • cattiva notizia: gli untori potenziali in giro sono molto più numerosi di quelli conteggiati dalle statistiche dei malati con sintomi; ciò significa che anche coloro che pensano di trovarsi sicuri in una città in cui non sono stati denunciati casi potrebbero rimanere fregati se non rispettano quelle norme di distanziamento che sembrano inutili a tanti stupidi.

Noi italiani abbiamo scelto la difesa delle vite di tutti e chiediamo a tutti e a ciascuno un impegno gravoso, quello di rinunciare alle relazioni sociali. Ugualmente dovremo forse assistere a troppi decessi e addosseremo la colpa a chi ha gestito in prima persona questa battaglia.

Cosa accadrà negli Stati Uniti nessuno lo sa. La cosa ci preoccupa quanto la situazione italiana perché il nostro mondo è interconnesso ma se l’epidemia si fermerà naturalmente con la saturazione dei casi immuni, cioè con l’immunità di gregge, la strategia di far finta di niente e convincere la gente che una moria di ottantenni in fondo non è un problema per la produzione, sarà quella vincente.

Mentre scrivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la pandemia.

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