Piccolo è bello?

Un diffuso pregiudizio di sinistra riguarda le dimensioni dei capitali e delle aziende. Abbiamo smontato e spezzettato le partecipazioni statali sia perché erano diventate carrozzoni inefficienti sia perché il capitalismo privato non era in grado di rilevare aziende troppo grandi ed impegnative. Le cordate che hanno comprato erano internazionali ma nel tempo i soci stranieri più solidi hanno prevalso sui soci italiani che non erano non in grado di far fronte ad impegni di sviluppo troppo onerosi. Così gradualmente le aziende italiane sopravvissute a queste mutazioni sono stati i vecchi marchi legati a singoli brand di successo. Basti pensare appunto alla moda o al settore enogastronomico o al design. Nella chimica, complice anche il rifiuto dell’inquinamento, la potatura dei rami scomodi ha selezionato solo piccole aziende familiari spesso legate ad un mercato protetto, quello sanitario.

Questa lunga premessa per venire in argomento: siamo in grado di produrre in loco autarchicamente vaccini? possiamo farlo su licenza? Questa è la principale novità positiva del governo Draghi, ha chiesto agli industriali se se la sentono di impegnarsi in questa avventura. Loro hanno risposto che una riconversione o l’allestimento di nuove linee di produzione richiede da un minimo di 6 mesi a un anno, burocrazia permettendo e nuovi capitali permettendo.

L’emergenza di queste settimane con l’aumento dei contagi, forse a causa delle mutazioni del virus, dovremo affrontarla senza vaccini italiani ma è sicuro che dotarsi di impianti per la produzione di vaccini è una scelta strategica fondamentale per i prossimi decenni … perché di corona virus in agguato ce ne sono vari.

Sono certo che qualche imbecille si alzerà dicendo che così qualcuno si arricchisce, che Big Pharma ha colpito ancora, guai a collaborare con le multinazionali, se si produce in Italia deve essere italiano ….

Tra le tante scoperte di questa pandemia c’è anche l’evidenza che non è vero che piccolo è bello … piuttosto è vero che uniti si può vincere e che è meglio essere in tanti ….

Sarò certamente un ignorante ma vorrei sapere e capire cosa è successo alla collaborazione tra Oxford e l’azienda di Pomezia di cui si parlava all’inizio di questa storia (un mio lettore mi ha segnalato che l’azienda di Pomezia collabora per lo studio, per la realizzazione del vaccino e la sperimentazione clinica ma non è adatta a produrlo su larga scala). A un certo punto l’azienda di Pomezia è sparita dai giornali e abbiamo appreso che lo sviluppo del vaccino inglese sarebbe stato realizzato da una multinazionale anglo svedese, la AstraZeneca presente in più di 100 paesi con più di 50.000 dipendenti. Basta consultare Wikipedia per comprendere che stiamo parlando di realtà produttive immense ramificate sul globo e che sovrastano non solo le singole nazioni ma anche stati e federazioni continentali. C’è un grave difetto di informazione, invece di parlare tutte le sere del numero dei caffè serviti nei bar del centro, varrebbe la pena che il popolino, noi che pretendiamo di capire, fosse meglio informato sulla realtà. Capire cosa è un bioreattore, cosa serve per acquisire le materie prime, cosa comporta il rispetto di standard quando si produce su larga scala sostanze che vengono iniettate nel corpo a milioni di individui, capire almeno qualche aspetto legato al capitolo produzione di vaccini in una pandemia che ha accoppato forse già tre milioni di individui … e non è finita … capire tutto ciò è un requisito necessario per una cittadinanza consapevole. Della vaccinazione non si può parlare se non si è consapevoli almeno della dimensione e della gravità del problema.

Allora, molto bene che Giorgetti convochi la Federfarma ma parallelamente occorre che noi cittadini ci attrezziamo a capire per non essere tra qualche settimana vittime inconsapevoli di qualche nuova strumentalizzazione che accenderà nuove speranze infondate e nuove recriminazioni che alimenteranno odio e rancore.

All’istituto Spallanzani di Roma hanno messo a punto un vaccino simile a quello di Oxford ed hanno completato lo studio sulla tossicità su un campione di 90 volontari. Ora devono iniziare la fase due, quella sull’efficacia, e stanno cercando volontari. Ho 73 anni e dovendo aspettare il Pfizer o Moderna fino all’estate ho chiesto di partecipare alla sperimentazione. Il vantaggio sarebbe di anticipare il trattamento e di essere monitorato per un periodo di 6 mesi. Se i risultati della sperimentazione saranno positivi lo sviluppo del vaccino sarà realizzato da una azienda della provincia di Roma. Insomma un vaccino a Km 0. In questo caso torneremmo al detto ‘piccolo è bello’.

PS del 9 aprile 2021

In questi giorni sta avviandosi la sperimentazione del vaccino Reithera per la quale avevo inviato la mia disponibilità. Avevo ricevuto una mail di risposta che mi invitava a compilare una lungo questionario. Dopo tale compilazione, non ho ricevuto alcun messaggio ulteriore. Nel frattempo il timore che l’attesa dei vaccini per la mia classe di età dovesse prolungarsi fino all’estate è svanito, le cose stanno procedendo molto bene per noi anziani nel Lazio e il 25 marzo mi sono vaccinato. Tra qualche giorno dovrei essere immunizzato e a giugno dovrò fare il richiamo. Lo considero un miracolo e spero che gradualmente si possa uscire tutti da questo incubo. Per questo non potrò partecipare alla sperimentazione del vaccino Reithera.



Categorie:Coronavirus, Immuni, Vaccini

2 replies

  1. Maurizio Cardinetti mi scrive in privato questo commento e mi autorizza a pubblicarlo

    Non so se segui i post del dott.Claudio Puoti che produce post molto precisi sul covid, la sanità, il quadro politico. Anche lui ha partecipato come volontario per un vaccino credo allo Spallanzani, magari vi incrociate, chiedi l’amicizia.
    Non ti preoccupa il fatto che rischi di prendere il placebo, se ti mettono nel gruppo di controllo?
    In ogni caso ti ringrazio per l’impegno civile, da civil servant.
    Su questo termine avevo fatto una riflessione quando la famiglia di una studentessa della mia scuola, sulla sedia a rotelle e con i tutori alle gambe perché affetta da spina bifida, mi ringraziò il giorno della maturità per l’attenzione che avevo prestato al suo handicap. Avevano apprezzato tale impegno da civil servant. Io li ringraziai per il riconoscimento e soprattutto perché non avevano usato la corrispondente pessima traduzione di ‘servitore dello stato’. Io mi sono sempre sentito un ‘funzionario dello stato’. Questo termine indica meglio l’uso di una intelligenza lungimirante tesa a superare in modo legale e concreto i vincoli rilevati in una proceduta, un progetto, un piano. Servitore non va bene nemmeno per la fémme de ménage che mi riordina la casa.
    Il povero ambasciatore e il carabiniere erano civil servant non servitori dello stato.
    Altra parola che detesto è ‘giustiziato’ invece di esecuzione della condanna a morte. Avevo letto la cancellatura della scritta ‘giustiziato’ con ‘ammazzato’ nel campo di concentramento di Mauthausen.
    La tua scelta è quindi proprio da civil servant.
    buona continuazione

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    • Non so come è organizzata la sperimentazione ma da quanto capisco, visto che il protocollo prevede che ci siano 6 o 7 controlli in itinere, credo proprio che il gruppo di controllo con placebo non ci sarà. Immagino che l’efficacia sia calcolabile semplicemente con il numero dei casi in cui si sviluppano gli anticorpi cioè con un test sierologico. E’ nella fase 3 che normalmente viene fatta su grandi campioni in situazioni a forte contagio che il campione di controllo consente di valutare l’efficacia rispetto alla possibilità di ammalarsi. Almeno così credo. Ciao

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