Strategie

In questi giorni siamo in attesa di sapere quali saranno le nuove strategie organizzative per migliorare il contrasto alla pandemia. Draghi governa un ossimoro vivente: l’unità di partiti che continuano a difendere le proprie posizioni antitetiche, il cambiamento nella continuità, gestione di una emergenza che è diventata la normalità … Non lo invidio affatto soprattutto se penso che ha la mia età e che a me fa sempre più fatica già solo scrivere un post su questo blog.

Bivi e scelte

Riprendo la riflessione su paura e speranza per sottolineare che un bivio lo si incontra nella scelta tra l’adozione di chiusure più stringenti ed efficaci e l’allentamento di tutte quelle chiusure che non producono effetti tangibili. Per capirci, pensate alle questione dei ristoranti aperti per la cena. La paura delle movide incontrollate porta a tener chiusi anche i ristoranti che se ben organizzati con costituirebbero da soli una fonte di contagio e a deprimere così una parte dell’economia, di esacerbare gli animi e di provocare diffuse e nascoste disubbidienze delle norme. Per continuare a tener chiuso occorre tener alto l’allarme con il grido ‘al lupo al lupo’ ma così si rende la popolazione progressivamente insensibile ai rischi oggettivi di singoli comportamenti imprudenti. Questo bivio si associa ad un altro altrettanto rischioso: decentrare le scelte e le responsabilità o centralizzare la lotta alla pandemia con provvedimenti chiari uniformi e univoci? Ancora: nelle scelte prevalgono i tecnici a tutti i livelli o l’ultima istanza è solo in mano ai politici?

In questi giorni appare evidente che il controllo del territorio non ce l’ha il governo di Roma ma neanche le singole regioni controllano adeguatamente la propria regione. I comuni, le province, le comunità montane hanno spesso risorse poco sfruttate ma spesso si lavano le mani se la regione è in mano allo schieramento politico opposto. Tornando all’esempio dei ristoranti le movide davanti ai ristoranti sarebbe competenza dei vigili urbani che rispondono ai sindaci … ma i sindaci aspettano che il problema scoppi sulla stampa e così intervengono dopo che i contagi sono avvenuti. Altro bivio: pubblico o privato? Sembra che tutto debba essere fatto dal pubblico con i soldi pubblici, i privati hanno diritto di reclamare indennizzi e di lamentarsi comunque. Quale associazione di ristoratori ha proposto alle autorità centrali o locali l’adozione di un disciplinare che esse stesse si incaricano di far rispettare? Quanto costerebbe loro impiegare un po’ del loro personale per controllare vicendevolmente e sistematicamente il rispetto dei parametri convenuti, sì, penso a vigilantes privati delle associazioni di categoria che contano gli avventori e segnalano infrazioni che la categoria gestirà direttamente per non incorrere in sanzioni più severe delle autorità. Vigilantes che chiamano la forza pubblica se l’assembramento nella strada antistante i ristoranti è eccessivo. Piccolo costo, un vero investimento per anticipare le riaperture e tornare a lavorare.

Bolletta stai farneticando, come credi sia possibile una cosa del genere? Non lo so, so solo che o tutti collaboriamo per quel che possiamo o non se ne esce nemmeno con il Beato Draghi da Francoforte.

Formare i cittadini

Se potessi parlare con il Beato gli suggerirei di investire nelle formazione, non nella comunicazione sia chiaro. E’ intollerabile che, in un momento di allarme generale e di emergenza, il servizio pubblico RAI non abbia una rubrica fissa specifica dedicata alla formazione dei cittadini circa le condotte più utili per schivare il virus. Direte voi: ma non si parla d’altro! basta! ora anche rubriche dedicate! Purtroppo il servizio pubblico come anche tutti gli altri canali e i giornali alzano solo il livello del rumore di fondo alimentando discussioni, diffondendo dubbi, alimentando recriminazioni, odio, intolleranza, paura, ansia, angoscia. Fare formazione significa educare i cittadini e metterli in condizione di capire il perché di certe scelte. Ad esempio quando venne fuori che anche in casa non si potevano organizzare incontri e pranzi con più di 6 persone (non sono certo del 6 .. tanto per dire come le nostre conoscenze siano incerte e approssimative) tutti i giornalisti e i commentatori ironizzarono ritenendo la norma improponibile in quanto violazione di un diritto individuale di fare ciò che che ciascuno vuole a casa propria e soprattutto perché la quantificazione era priva di un razionale credibile. Stessa difficoltà riguarda la questione degli assembramenti … che problema c’è se siamo tutti tamponati e negativi … tranquilli ci conosciamo da molto tempo …. ci frequentiamo la mattina a scuola … Suggerirei al Beato di non affidare l’incarico della rubrica di cui parlo a una redazione giornalistica ma a uno staff di formatori aziendali o di presidi di scuole superiori o di formatori della protezione civile. Insomma chiunque sia in grado di mettere in piedi una rubrica formativa da replicare più volte nella giornata sulle reti RAI al servizio del cittadino, per capire. Se fosse ancora vivo Alberto Manzi potrebbe dirigere la rubrica.

Non abbassare la guardia

Mi rendo conto di sfiorare il ridicolo con questa idea e di essere un po’ naif ma più che le varianti sono i giornalisti e il chiacchiericcio da loro alimentato che infiacchiscono la resistenza collettiva alla diffusione del virus. A questo si è aggiunta la crisi politica; abbiamo cambiato le priorità ma in senso negativo, non è migliorata la percezione del futuro ma è aumentata la consapevolezza della difficoltà del momento. L’allarme sulle varianti ha fatto temere che tutto ciò che abbiamo fatto sinora in termini di sacrifici e di reclusione siano stati inutili e che ora l’unica speranza sia riposta nella efficacia dei vaccini. Capisco allora quei ragazzi che stanno elevando l’aperitivo tra amici a nuovo rito sostitutivo di analoghe pratiche antiche quali le libagioni agli dei per propiziare la buona sorte.

Piccole novità

Caro Beato, la strada da percorrere è molto stretta ed è segnata da algoritmi definiti dagli esperti che non rispondono delle loro scelte, sarai tu a dover scegliere ad ogni bivio. Per ora abbiamo capito che sei per la chiusura in anticipo e la riapertura in ritardo come suggerivo in Isteresi. Sei anche per gli interventi chirurgici tempestivi e radicali, anche piccoli focolai vanno estinti sul nascere con vigore: allora devi rivedere le responsabilità dei sindaci allargandole, aumenta le responsabilità delle ASL, attiva una campagna per la diffusione di Immuni, sarà un programma indispensabile se riusciremo a ridurre ulteriormente i contagi … perché la terza ondata se si vuole si può impedire, basta crederci. Attiva la forza pubblica per il controllo del territorio anche solo schierando le pattuglie ai lati della strada. Ora, almeno qui a Roma, se la gente non portasse le mascherine non si percepirebbe che siamo in uno stato di emergenza, è vietato muoversi tra regioni ma la quantità di gente che conosco che va e viene mi sembra superiore al consentito.

Strade tortuose

Mentre scrivevo questo post mi è tornato alla mente con maggiore chiarezza il sogno di questa notte, lungo e complicato di cui non ricordo tutti i particolari se non il fatto che mi trovavo in un complicato incrocio di strade e per raggiungere il punto in cui dovevo andare dovevo prendere una corsia laterale in salita in un direzione opposta a quella più intuitiva. E’ la vita, uno gnommero di scelte successive non tutte lineari chiaramente orientate verso l’obiettivo, il Beato Draghi da Francoforte è nel mezzo di un intrigo di scelte successive non facili.



Categorie:Coronavirus, Immuni, Vaccini

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