Caro trentenne ti scrivo

C’era una volta il medico condotto. Una specie di missionario che assicurava anche negli angoli più reconditi del regno un minimo di assistenza medica a tutti, poveri e ricchi. I medici più importanti erano pagati in base alla prestazione e al prestigio dello studio. Ogni famiglia aveva un gruzzoletto per gli imprevisti delle spese mediche che la sorte poteva riservare nel futuro. Se ci si doveva sottoporre ad una operazione chirurgica impegnativa si doveva intaccare il patrimonio o chiedere l’aiuto dei parenti.

Così vivevano i contadini e gli artigiani e gli stessi nobili, ma quando si diffusero le industrie, folle di operai popolarono interi quartieri intorno agli opifici. Era interesse del padrone avere maestranze sane e forti. Gli stessi operai capirono che se si aiutavano a vicenda in cooperative di mutuo soccorso potevano permettersi una assistenza sanitaria migliore di quella del medico condotto e potevano liberarsi dall’incubo di spese gravose impreviste in caso di prestazioni ospedaliere.

Nacquero così le mutue, delle vere e proprie assicurazioni pagate dai dipendenti ed in parte dal padrone, il quale aveva tutto da guadagnare da dipendenti sempre presenti ed efficienti. Quando si era assunti, non solo si aveva uno stipendio ma soprattutto si aveva l’accesso ad una cassa mutua, ogni categoria aveva la sua, con prestazioni diverse adatte al rango e al reddito. Sulla busta paga compariva la voce ‘contributi sanitari per la cassa mutua’ ma era motivo di orgoglio pensare che la propria famiglia poteva godere di questo servizio.

Poi venne il centro sinistra che decise che l’assistenza sanitaria non doveva essere limitata a chi poteva permetterselo ma che era un diritto universale, di tutti i cittadini, pagato da coloro che potevano pagarlo perché avevano un reddito e dai padroni che potevano trarre vantaggio da una cittadinanza in buona salute. I dipendenti gradualmente videro sparire la voce dalla propria busta paga assorbita dall’IRPEF, un tributo unico sui redditi, mentre i padroni videro la parte del tributo spettante a loro assorbito da un nuovo tributo unico a favore della regione che era diventata il gestore del sistema sanitario nazionale. Si chiamò IRAP, una imposta unica regionale sulle attività produttive che assorbiva una cinquantina di tributi vari dovuti per servizi che il sistema pubblico assicura alle aziende che in nel  territorio intraprendono.

Caro amico trentenne, tutto ciò accadeva prima della tua nascita e capisco che tu possa non capire perché sembra illogico che le aziende paghino l’IRAP in ragione del numero dei dipendenti  e che ora il giovane Renzi abbia deciso che per far assumere più  dipendenti abbia abolito quella specifica parte di contributo IRAP a carico delle imprese. Ti hanno detto che l’IRAP è una odiosa tassa che impedisce la ripresa, che era ingiusta e illogica e tutti ci avete creduto.

Chiedi pure a un tuo amico che lavora con partita IVA per una impresa che non è dipendente. Ti dirà che sulla sua prestazione grava l’IRAP, chiedigli se  Renzi l’ha tolta anche a lui, temo di no. Perché lo sconto fiscale è stato fatto solo alle aziende, perché i lavoratori dipendenti o autonomi devono continuare a pagare l’equivalente dell’IRAP? chi pagherà il sistema sanitario nazionale?

Caro trentenne questa è la storia che ho vissuto io nelle mia non breve vita, ricordo quando da ragazzino i miei nonni parlavano del medico condotto come del parroco, ricordo quando molto giovane avevo una mutua da statale migliore di quella dei miei genitori, ricordo quando come insegnante avevo una specie di libretto di assegni con cui riconoscere volta a volta il compenso allo specialista che mi visitava, ricordo quando tutti avemmo il medico di famiglia, ricordo il mio incidente in montagna.

Caro trentenne ti auguro di continuare ad avere un sistema sanitario nazionale universale gratuito, pagato in base al reddito, di non finire nel prossimo futuro come gli Stati Uniti dove se non lavori non hai l’assistenza, di non finire come in Africa in cui medici condotti volontari assistono i bisognosi.

Cari giovani innovatori capite perché la nostra generazione è diventare conservatrice, perché spesso abbiamo la sensazione che i giovani innovatori stiano pazientemente demolendo le conquiste dei padri pensando che l’acqua calda nel rubinetto sia un diritto magico di ogni bianco italiota. Sapere perché e come l’acqua arriva calda può essere utile per non finir male.

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