Sapiens versus virus

C’è in noi un paura subdola che ci assedia soprattutto nel regime di isolamento in cui sperimentiamo concretamente che nelle relazioni umane non possiamo far a meno del calore della presenza e dello sguardo. La morte e la sofferenza aleggia minacciosa e allora ci si distrae e ci si stordisce magari inveendo contro i padri che non ce l’avevano detto subito che siamo nati mortali. Da qualche anno le congreghe apocalittiche hanno operato nella popolazione più fragile e sprovveduta convincendola che i competenti erano una casta affamatrice e che la medicina fosse un potere ostile inutile e da sottoporre a continua verifica. Il movimento NOVAX unito alle profezie apocalittiche di Casaleggio sono la punta di un iceberg che occupa una fetta del nostro parlamento e della nostra classe dirigente.

Un società avanzata altamente complessa e molto ricca ha dato le chiavi della stanza dei bottoni a persone che avevano conti da regolare con la scuola e l’università. L’economia da anni vivacchia sulle commesse statali senza affrontare la durezza del rischio di impresa. Questo nuovo angelo sterminatore ci trova impreparati e indifesi e la paura ci destabilizza.

Accidenti! avevo in mente una scaletta diversa in questo post ma seguendo l’emergere dei pensieri ho scritto un incipit pessimistico e terroristico mentre vorrei sviluppare delle riflessioni di senso contrario.

L’immunità di gregge

Come ha fatto l’uomo sapiens a sopravvivere in passato all’attacco dei virus?

I virus ci sono sempre stati, hanno sempre prosperato invadendo gli organismi viventi disponibili nel territorio ma gli esseri viventi, che sono sopravvissuti a queste infezioni ripetute, hanno sviluppato sistemi di difesa immunitari abbastanza efficienti che, producendo anticorpi, erano in grado di distruggere selettivamente le proprie cellule infettate eliminando i virus dal proprio corpo. Gli individui meno attrezzati a resistere, vecchi o bambini, morivano impedendo comunque ai virus di riprodursi e diffondersi.

Alla lunga i viventi sopravvissuti di un determinato territorio erano per la maggior parte immunizzati e il contagio si riduceva finché i virus sparivano o si spostavano in altri territori per cercare altre ‘greggi’ indifese e il ciclo vitale del virus ricominciava. Questa lotta che è andata avanti per millenni ha comunque selezionato specie via via più forti e complesse fino ad arrivare alla nostra. Essa è dotata della capacità non solo di reagire in modo automatico e naturale ad una infezione virale ma ha anche capito come funziona la cosa, la domina almeno in parte e ha trovato il modo di realizzare una immunità di gregge artificiale attraverso i vaccini senza bisogno di sacrificare troppi individui come accade se le infezioni procedono in modo naturale.

Ma perché un gregge diventi immune naturalmente senza i vaccini quanti devono essere contagiati? quanti devono essere gli immunizzati? proprio tutti? Ovviamente non serve che tutti siano immuni perché, se nel gregge una parte consistente è immune, il virus fa più fatica a diffondersi: la distanza tra individui contagiabili aumenta e la diffusione diventa così lenta da diventare impercettibile e relativamente accettabile per il ‘pastore’.

Gli epidemiologi studiano i meccanismi di propagazione e sanno determinare il numero minimo di immunizzati necessario perché l’infezione non si propaghi più nel gregge. Sulla base di questi parametri sono impostate le campagne vaccinali per la varie infezioni possibili che dobbiamo contrastare. Le scelte sono ottimizzate tenendo conto dei costi dell’operazione di vaccinazione, dei rischi per i vaccinandi, delle categorie più deboli e di quelle più preziose per la società che non si debbono ammalare.

Il coronavirus è del tutto nuovo e non disponiamo di vaccini ma il sistema immunitario di cui dispone il sapiens attuale consente di immunizzare facilmente almeno l’80% degli infettati che guarisce naturalmente. L’altro 20% sarebbe destinato a morte certa se il sapiens non disponesse della Medicina, di quella serie di tecniche raffinate che consentono di salvarne un altro 15 o 18 %.

Scusate questo è il racconto di un profano che ha carpito questi dati in modo impreciso e se li appunta e li riscrive sia per occupare il tempo della propria clausura sia per rendere più esplicito qualche concetto che mi sembra molto nebuloso.

Un gregge intelligente

Ma quale è il tasso di immunizzati necessario perché il contagio del coronavirus receda e si fermi? Ovviamente gli esperti non lo sanno con certezza sia perché il virus è nuovo sia perché gli umani infettabili sono molto diversi dal passato, addensati e fitti, ricchi e pasciuti, poveri e ammalati, dispersi in lande isolate. Il tutto con la complicazione inedita di una rete di trasporti veloce che mette le ali al virus.

Ho sentito ipotizzare tre soglie il 20%, il 40% e il 70%. Si tratta ovviamente di ipotesi che delineano scenari radicalmente diversi.

Anche il più ottimistico, il 20% significa che 12 milioni circa di italiani dovrebbero essere infettati perchè il contagio rallenti naturalmente e si estingua. Meglio non pensarci, vorrebbe dire da 240.000 a 500.000 morti nel giro di un mese se i tassi di crescita della diffusione del virus fossero quelli riscontrati in alcuni focolai più virulenti.

Ma il sapiens non è un gregge di pecore belanti un po’ ottuse che si muove a caso rimanendo sempre vicine. Costituisce una società organizzata che è in grado di individuare gli individui infettati e rinchiuderli perché non siano il veicolo di altri contagi. Isolando i contagiati si ferma parte del contagio e si possono individuare altri individui che potrebbero essere stati contagiati pur non manifestando i sintomi della malattia. Per questo si ricostruiscono le filiere dei contatti e degli spostamenti dei malati, e anche questi, prima ancora di effettuare tamponi, vengono isolati perché non diffondano a loro volta il virus. Se questo processo di individuazione iniziale dei contagiati e dei probabili contagiati è abbastanza efficiente la proliferazione si può contenere evitando che siano infettate altre comunità più o meno lontane.

Ho detto che sapiens non è un gregge di pecore stupide ma forse molti dei nostri comportamenti di questi giorni mi fanno ricredere: la stupidità e l’irresponsabilità sono più diffuse del virus. Singoli individui e interi gruppi hanno mostrato di non aver alcun riguardo nemmeno per i propri cari. Esempio di crassa ignoranza o di bestiale e insulsa imbecillità?

Il contenimento iniziale non ha avuto successo; i due focolai individuati nella pianura padana si sono propagati nel nord e poi in tutto il paese ed ora l’unica strategia possibile per fermare l’incendio è di mettere in isolamento tutti coloro che possono farlo, coloro che sono in pensione, coloro che possono lavorare a distanza, coloro che lavorerebbero in attività che provvisoriamente sono state sospese come gli studenti e i docenti delle scuole. Coloro che devono continuare a lavorare perché sono impegnati nei servizi essenziali e nella produzione della ricchezza devono fare in modo che l’infezione sia meno facile, niente strette di mano, niente baci e abbracci, distanza di sicurezza perché l’aerosol che in vario modo espettoriamo non finisca addosso a chi sta intorno.

Questa mattina ho letto sul Sole24ore un articolo sulle strategie adottate in Cina per spegnere il focolaio di Wuan e circoscrivere rigidamente in quella regione il contagio. Ciò che mi ha colpito è che la scelta fondamentale è di potenziare l’intelligenza collettiva con il massiccio intervento dell’Intelligenza Artificiale: sistemi di misurazione della temperatura corporea da istallare in tutti i varchi del trasporto pubblico, chi ha la febbre viene individuato ed escluso dal servizio, riconoscimento a distanza con telecamere intelligenti delle mascherine nei casi in cui sono obbligatorie, TAC in grado di riconoscere l’infezione in pochi minuti senza i tempi del tampone e molte altre meraviglie tecnologiche che dovrebbero efficacemente dare la caccia a questo virus e ad altri che prima o poi si manifesteranno.

Sento già il commento del mio lettore, ma questa è una prospettiva distopica e dispotica, quella di una società controllata capillarmente con la scusa della protezione dai virus. Effettivamente anche questo virus lascerà una traccia nell’evoluzione dell’uomo sapiens, meno anziani? più controlli? meno privacy? meno spostamenti? meno inquinamento? Non sappiamo, siamo solo all’inizio di una battaglia in cui noi italiani in questo istante siamo investiti di un ruolo primario ma che investirà a breve tutto il pianeta in una guerra che richiederà la vigilanza di ciascuno di noi.

Ovviamente un lieto fine è certo; immunizzazione naturale, medicina e vaccini ci libereranno da questo incubo ma ne usciremo, o ne usciranno, trasformati con nuove consapevolezze e nuove sensibilità.

PS Per quanto mi riguarda da tempo consento a Google di tracciare i miei spostamenti, o meglio gli spostamenti con il telefonino. In questo periodo registro sull’agenda elettronica notizie sui contatti avuti. Se dovessi risultare infettato le autorità potrebbero accedere facilmente ai luoghi e agli istanti in cui potrei essere stato infettato e alle persone che potrei aver infettato.

Suggerimento a Google: che tipo di analisi sarebbe possibile per incrociare tanti tracciamenti per calcolare in modo induttivo la probabilità che io sia infetto? Mi sembra di aver capito che i cinesi un cosa di questo tipo l’abbiano fatta. Noi lo stiamo tentando con dichiarazioni, autodenunce da consegnare alle autorità per dire se proveniamo da un luogo a rischio ma chi legge e le analizza?

3 risposte a "Sapiens versus virus"

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