Buon 2013

Auguriamoci di pensare positivo nonostante tutto. In un mondo che fonda la sua economia sulla paura del futuro e dell’incertezza, che basa la sua politica sull’odio dell’avversario, che imposta le relazioni sull’assunzione dell’ipotesi peggiore, che esorcizza i propri sensi di colpa con la rimozione della smemoratezza, che é sempre insoddisfatto perché pensa che tutto sia dovuto, che pensa che dietro l’angolo ci sia sempre qualcuno in agguato, in questo mondo che continua a piacermi terribilmente soprattutto da quando ho assaporato l’idea di non esserci più, auguro a me stesso e a tutti coloro che mi leggono la capacità di scoprire sempre le buone ragioni degli altri anche quando siamo certissimi di aver ragione, di non coltivare la paura ma di vivere di speranza.

2 risposte a "Buon 2013"

  1. In una notte polverosa e frastornata già dai tanti botti per Capodanno, in una buia Dakar ventilata ma piena d’afa, torno in hotel con gli occhi pieni di oscurità viva: mamme che dormono con i loro piccoli negli androni dei palazzi, se sono fortunate, sennò per strada nella altisonante Avenue Pompidou. Bimbi a frotte intorno alle luci di uno dei pochi ristoramti di Dakar aperti di domenica. Mani tese, nere nel buio nero, a chiedere “Du pain s’il vous plaît”, e non riesco neanche a distinguere se è storpio, basso o semplicemente piccolo, di pochi anni appena. Dakar, Africa, domani Saint-Louis, ieri ancora Africa. Non importa il dove perché è il cuore che mi palpita ogni volta che la rossastra terra africana mi riavvolge. Che sia una capitale o un paesino o un agglomerato di capanne, ci sono Loro, gli africani.E mi ritrovo bene a mangiare con le mani, a ricevere miseri oggettini in regalo, a condividere un dolce con la Maman che lo prepara per casa. Mi sento con Loro, una di Loro, accettata. Certo desto curiosità, ridono di qualche mia domanda; chiedono notizie di bellezza, politica, famiglia, sono attratti e pieni di interrogativi, ma anche se invadenti, non ti giudicano, non ti esaminano. Mi fanno sentire a casa. E allora penso alle mie comodità, ai miei gadget elettronici, al mio frigo pieno: perché questa madre che stanotte mi ha regalato le sue bianche pupille nell’oscurità del suo letto di cartone e strada vive così, ed io no. E’ una stupida domanda, che mi pongo da quando avevo pochi anni: “Perché io ho tanto ed altri no?”. Che il nuovo anno dia una risposta a questo mio interrogativo, è impensabile; ma che io (e spero tanti) ce lo si continui a porre è doveroso.
    Buon 2013.
    Anna

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