Pensando positivo

Ieri sera a fine cena, mentre sentivamo, proveniente dal soggiorno, la voce metallica di Monti intervistato dalla Gruber, mio figlio mi fa: e adesso per chi voti? Non ho dubbi, la mia preferenza è per il PD.

Eppure il terremoto provocato dalla scelta imprevista di Monti riguarda anche me, come riguarda tutti coloro che hanno creduto nel suo operato e lo hanno difeso anche quando ogni evidenza portava al contrario. Avrei mille cose da scrivere e confesso di essere un po’ confuso.

Molti di noi hanno sofferto la spiacevole sorpresa di scoprire che le persone di cui si fidavano avevano tradito. Di Pietro, il moralizzatore, che fa pasticci con i soldi del partito e si arricchisce, il boy scout Lusi che ruba milioni, il giovane di destra duro e puro che si corrompe a tavola con i rimborsi milionari della politica, il casto militante di CL che si tuffa da uno yacht di lusso nei Caraibi,  il leghista che tratta con i calabri, il cerchio magico dei puri celtici che investe in diamanti, appezzamenti di terreno in Africa e in rifacimenti delle proprie ville, preti che si approfittano dei bambini o maledicono giornaliste al telefono …. Se non siamo collettivamente piombati nel più nero pessimismo e nichilismo o nella più accesa e violenta reazione è un vero miracolo, tutti forse pensiamo a Via col vento;  Tara … A casa … A casa mia! E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno! 

Ho raccontato e documentato su questo blog il mio atteggiamento in evoluzione nei confronti di Monti, non rassegnandomi a poter sbagliare nel giudizio sulle persone, fidandomi dell’imprinting iniziale che è stato decisamente positivo, in controtendenza rispetto a tutti coloro che sin dall’inizio invece hanno mostrato diffidenza 0 pregiudizio negativo.

Siccome riflettere significa specchiare, specchiarsi, se rifletto sull’atteggiamento di una persona e la giudico è inevitabile che lo faccia rispecchiandomi in lui: cosa avrei fatto io al suo posto. Sono abituato a cercare le buone ragioni dell’altro.

Al termine di un anno faticosissimo ma esaltante in cui il compito che la storia gli aveva affidato era stato sostanzialmente assolto, ridare credibilità all’immagine di un paese oltraggiato da un regime personale indegno, evitare un disastro economico e finanziario annunciato, Monti ha visto gradualmente riprendere quota e forza tutte quelle cattive abitudini, tutti quei rapporti di forza, tutte quelle consorterie che avevano imperato per un ventennio di declino, a destra come a sinistra. Ha capito che il suo intervento chirurgico non era stato sufficiente, che l’organismo si era debilitato e che le metastasi del cancro erano lì in giro pronte a riprendere vigore appena possibile. Lui l’ha detto e gli credo, che la scelta di restare e di impegnarsi nelle elezioni è stata dettata dal senso di responsabilità rispetto a una vicenda che era solo provvisoriamente risolta ma che poteva di nuovo degenerare, con poco. Certo, hanno avuto un peso anche le lusinghe dei grandi poteri internazionali, non è da tutti finire sui giornali vaticani o essere ospite d’onore di un grande partito europeo, non è da tutti sentirsi stimato dai vertici più alti del potere mondiale. Qui sta l’ambiguità che è difficile districare: è la persona apparentemente debole e indifesa che a volte appare nell’intervista incalzante della Gruber o è un astuto e navigato uomo di potere che conosce meglio di chiunque i gangli vitali del potere capitalistico? Continuo a propendere per la prima ipotesi, una persona per bene che in modo generoso fa un estremo tentativo per risolvere un problema grave.

Ma se sul piano umano mantiene ai miei occhi un’aura positiva, su quello politico temo stia facendo degli sbagli madornali. Si è ingenuamente fidato dei sondaggi sul gradimento, il 40% stabile di gradimento non significa avere il 40% dei voti a una sua lista se non sarà in grado di replicare un adeguato numero di candidati ‘Montiani’, si è alleato con forze il cui principale problema è di sopravvivere in parlamento, aggregherà transfughi dalle precedenti formazioni, capeggerà alla fine una aggregazione arrivata seconda o terza e dovrà fare il gregario e non più un super partes di riserva per avere comunque un governo dopo le prossime elezioni. Il pronostico di Berlusconi è facile e di buon senso.

Non ha seguito le indicazioni paterne di Napolitano mostrando una leggera frattura che indebolisce il suo carisma agli occhi di una parte considerevole di cittadini che vede in Napolitano un riferimento sicuro.

Cosa avrei fatto io? quello che avevo pronosticato nei miei post. Avrei preparato una agenda più chiara ed incisiva, meglio costruita, sia per gli esperti sia per il popolo, avrei denunciato con maggiore chiarezza e forza gli ostacoli che aveva trovato sulla sua strada e mi sarei fermato lì. Mi sarei adeguato a quello che mi avesse detto chi mi aveva messo lì con la sua autorità e il suo carisma. Avrei ripensato all’esperienza di Mosè, e dico poco!, il quale non arrivò alla terra promessa ma la scorse dalle alture lontane e lasciò che il suo popolo avanzasse da solo. Quando facevo il preside spesso citavo questa cosa a tutti gli scontenti, ai docenti che non si rassegnavano all’idea che ogni anno si dovesse ricominciare daccapo e che il successo non arrivava mai. E’ il nostro limite di uomini, la realtà non corrisponde mai al sogno o al desiderio e allora a 70 anni, quando tutti si godono la pensione, ci si condanna a salvare la patria dai comunisti come fa Berlusconi o a salvaguardare l’immagine dell’Italia e i destini d’Europa come fa Monti.

Il suo limite, che pagherà amaramente, è di non aver pensato positivo del ceto politico che aveva conosciuto, di non aver creduto nel rinnovamento che le cose e la storia avrebbero comunque portato, di aver sopravvalutato le sue forze e la sua intelligenza rispetto alla fatica e al dolore di tantissimi che stanno reggendo questa società malata.

Sì, anch’io mi sono sentito un po’ tradito da queste scelte di Monti, non è la stessa sorpresa generata della marmaglia a cui ho accennato all’inizio, ma è lo stesso disappunto che provai quando Veltroni, dopo aver detto che sarebbe andato in Africa lasciando la politica dopo l’esperienza da sindaco di Roma, accettò di fondare il PD leggendo una discorso altisonante a Torino. Gli uomini pubblici, i responsabili politici non possono giustificare un cambiamento di comportamento imprevedibile dicendo che sono stati costretti dagli eventi, dalla necessità e che, se fosse per loro, avrebbero fatto diversamente. La Gruber a questo punto ha osservato: ma presidente questo non è un buon argomento elettorale.

2 thoughts on “Pensando positivo

  1. grazie Raimondo, leggendoti mi sto facendo una cultura politica, sono d’accordo con te, anch’io
    voterò per Bersani, in questo momento pieno di confusione mi sembra la persona più onesta, per salvare questa nostra Italia;

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