L’Italia che cambia

Ieri siamo usciti per comprare delle scarpe da trekking  per Lucilla. Siamo in un paese della montagna pistoiese in cui Lucilla è stata bambina e in cui  siamo sempre venuti da quando siamo insieme, in cui sono cresciuti i miei figli. Rivedere un paese dopo un anno fa sempre un certo effetto perché è come vedere un film accelerato ripreso con ‘time lapse’, un fotogramma all’anno.

E noi anziani pensionati che cominciamo a contare alla rovescia, siamo sensibili alle ‘novità’, alle accelerazioni della storia. Ma voglio raccontare di un paio di scarpe.

Lucilla ricordava un negozio e lì ci dirigiamo. Io non lo ricordavo affatto pur essendo quella stradina a noi familiare. Infatti, arrivati, il negozio mi sembra proprio dimesso, con una stigliatura inesistente, scaffali pieni di tante cose che ricordavano però una bancarella da mercato rionale, tante ciabatte colorate, sandali multicolori ma a prima vista niente scarpe da montagna. Rimaniamo incerti e guardiamo meglio e solo sull’architrave della porta alcuni scarponi con la scritta ‘ramponabili’ e più in là un cartello scritto a mano ‘quello che non abbiamo ve lo procuriamo’ mi convincono ad entrare. Un signore più o meno della mia età è seduto in una delle due sedie per le prove apparentemente sonnecchiando, ma forse ci sta studiando. Infatti appena accenniamo ad entrare si rizza in piedi con un sorridente buona sera. Ha per caso una scarpa da montagna per la signora? Diamine siamo qui per questo! Scopro subito che sotto l’apparente disordine si nasconde una ricca scelta di marche diverse e di modelli che cortesemente e pazientemente ci mostra. Tutte marche italiane famose e di pregio, quelle che da sempre sono la scelta di chi cammina in montagna. Scusi ma avevo sottovalutato questo negozio, da quanto tempo è qui? Da sempre. Prima avevo quello che si trovava sulla nazionale. Ah, sì, ricordo ma quello era molto grande! Non siamo mai venuti perché per le scarpe andavamo sempre a Cutigliano dal signor Rossi. Ora però è andato in pensione. E’ vero altri hanno provato, ma quel negozio non è sopravvissuto. Anch’io sono andato in pensione ma poi mi annoiavo ed ora ho riaperto questo.

Le scarpe sono molto belle e c’è l’imbarazzo della scelta. Siamo serviti con discrezione e gentilezza e come d’incanto ai piedi di Lucilla ci sono almeno 7 o 8 possibilità. Non resisto e esaminando i particolari degli scarponi vado a leggere anche l’etichetta: made in Romania, made in China … le ispeziono tutte sistematicamente, nessuna era made in Italy. Il signore mi dice sconsolato che ormai non si fa più nulla in Italia, che comunque sono i marchi italiani che garantiscono la qualità. Stimolato dalle mie osservazioni torna rapidamente agli scaffali per mostrarmi le pochissime scarpe o sandali sicuramente prodotti in Italia.

Nel frattempo una signora straniera, probabilmente rumena, rapidamente sceglie una ciabatta da 5 euro e la paga senza nemmeno farsela mettere in una busta.

Finalmente scegliamo, arriviamo al conto. Il prezzo è decisamente italiano. I proprietari di questi marchi italiani prestigiosi lucrano chiaramente un forte surplus sfruttando l’operaio rumeno, cinese o indiano e continuano a tosare una Italia che si sta impoverendo e che tra pochi anni chiederà un marchio cinese o rumeno così non pagherà la tassa sull’importazione che sta andando tutta in tasca dei nostri riccastri del nord supponente.

Usciamo dal negozio e sono quasi le 7. Lucilla mi dice di controllare sul telefonino se si sa della sentenza. Non ancora.

Ma l’Italia è cambiata.

albero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...