La democrazia nel partito democratico

Il PD è in un terribile vicolo cieco in cui le contraddizioni accumulate in 2 anni di gestione Renzi stanno esplodendo e tutti tirano fuori idee per ridurre il danno. La domanda è di chi è la colpa, dove hanno sbagliato? Come può un partito tollerare che 101 fedifraghi che nell’ombra hanno silurato Marini e che  altri che hanno silurato Prodi nelle elezioni presidenziali possano impunemente occupare gli scranni del parlamento con onore? Forse Letta se ne è andato per il disagio di sedersi accanto a persone pavide che non sanno assumersi le proprie responsabilità politiche. 

Come può un partito apparire affidabile agli elettori se è scalabile dall’esterno con primarie aperte al primo che passa per strada? Renzi è stato un prodotto ben confezionato dai poteri forti mediatici per inserire come un cuculo una visione politica diversa da quella del nido che il vecchio Bersani aveva faticosamente intessuto. Se si vogliono salvare dall’estinzione devono urgentemente abolire le primarie aperte, darsi una organizzazione forte ed identitaria, prevedere un tirocinio esigente per i nuovi candidati, imparare dalle regole draconiane della setta grillina. Non sto dicendo che devono fare un contratto con la ditta Casaleggio ma che non possono affidarsi allo spontaneismo sbracato di chi si presenta nel momento della compilazione delle liste per essere votato. Sulla questione ho scritto anche molto tempo fa. E’ utile forse anche rileggere questo vecchio post.

Nel 2012, quando infuriava il contrasto tra Bersani e Renzi sulle regole per le candidature e le primarie su un post mi divertivo a formulare una proposta operativa per avere delle primarie accettabili che cioè siano abbastanza inclusive ed aperte ma che non permettano delle OPA come invece accadde chiaramente nel congresso che incoronò Renzi contro un consenso tra gli iscritti che a mala pena arrivava al 40%. La procedura proposta deve consentire di effettuare una vera selezione dal basso di figure valide e coerenti con la linea di qualsiasi partito o coalizione.

  • Consentire il voto elettronico alle primarie, adottando una modalità simile a quella attuata da Grillo, migliorando però l’affidabilità del voto e la trasparenza dei controlli.
  • Adottare un formato standard per la compilazione dei curricoli dei candidati.
  • Consentire a organismi formali del partito e ad associazioni e gruppi che dichiarano di appoggiare la politica del partito  o della coalizione di proporre  in chiaro nomi che saranno inseriti nelle liste dei candidati alle primarie. 
  • Di ogni candidato si dovrebbe pubblicare su apposito sito il curricolo (formato europeo con integrazione circa le cariche politiche già ricoperte), l’identità dei proponenti e dei supporter (organi, organismi o singoli iscritti del partito), il reddito dichiarato negli ultimi 5 anni e l’ISEE registrato all’INPS.
  • Ogni candidato si deve rendere disponibile a rispondere ad almeno dieci quesiti al giorno posti dagli elettori su un forum individuale accessibile agli elettori nella settimana antecedente le primarie.
  • Alla piattaforma informatica dovrebbero poter accedere di default tutti i registrati alle primarie  più tutti coloro che vorranno ulteriormente registrarsi presso le sezioni del partito durante  una finestra temporale definita, più ovviamente tutti gli iscritti.
  • Assegnare un peso diverso ai voti degli iscritti rispetto agli esterni ad esempio un voto di un iscritto potrebbe essere moltiplicato per un coefficiente tale da rendere il numero dei voti degli iscritti pari ad esempio alla metà del totale dei votanti.
  • Ogni elettore alle primarie potrebbe avere a disposizione tre preferenze. Altra modalità per dare più peso agli iscritti rispetto ai cittadini simpatizzanti è di consentire a loro più preferenze, ad esempio 5 contro 3. Ovviamente i tesseramenti  sarebbero congelati al momento dell’indizione delle elezioni per evitare la compravendita di voti.
  • I parlamentari uscenti o comunque coloro che occupano cariche pubbliche (sindaci o rappresentanti che non hanno finito il loro mandato) dovrebbero avere una penalizzazione che compensi il vantaggio della posizione e della notorietà e per facilitare il ricambio: ad esempio i voti assegnati a  questi candidati potrebbe valere la metà.

3 thoughts on “La democrazia nel partito democratico

  1. Torniamo al proporzionale così i cittadini avranno la “SOVRANITA’ POPOLARE” che ce l’hanno tolta. Le primarie sono una emerita buffonata e poi anche alle primarie ci sono i brogli.

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    • Ti ricordo che l’abolizione delle preferenze fu decisa da un referendum popolare. Io votai contro. Sono d’accordo sul fatto che l’Italia sarebbe governata meglio con un proporzionale con una soglia di sbarramento (5%) e che le maggioranze dovrebbero essere formate in seno al parlamento. Ma quel sistema presentò comunque dei difetti. Io qui discuto delle primarie, cioè della modalità che il PD si è dato per costituire le liste dei candidati. L’alternativa alle primarie è la decisione del partito che le prepara … se è un partito padronale succede quello che è successo al centrodestra se è un partito di sinistra ugualmente prevalgono le burocrazie e i potentati interni. Nella mia ipotesi, che rispecchia da vicino la procedure di 5S, iscritti e simpatizzanti dovrebbero avere voce in capitolo per selezionare la classe dirigente che si presenta alla elezioni. Ma queste erano fantasie estive. Ciò che conta e che queste primarie così fatte troppo aperte e informali sono un disastro.

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