miRAGGIo periferie

Scrive Daniela su Facebook

Ascolto Cuperlo sempre con grande piacere. Sta rimproverando la sinistra di avere abbandonato le periferie e mi prendo anch’io i rimproveri, ma non più di tanto. Per ritornare a dialogare con le periferie occorrono risorse, di tutti i tipi. Non puoi andare più di due volte tra la gente ad ascoltare. Se ritorni la terza senza aver fatto niente di concreto, ti sputano addosso. Giustamente. Marino aveva fatto assessore ai lavori pubblici e alle periferie Paolo Masini. Non si è saputo perché e non si saprà mai Masini fu passato alla scuola. Eppure ci stava sempre nelle periferie. L’esistenza delle periferie tragiche contro centri storici splendidi non è altro che la trasposizione nel territorio delle città dell’abisso che separa i ricchi o almeno i benestanti – pochi – dai disagiati – tantissimi. Ci vuole una politica nazionale per le periferie, ci vogliono risorse e poche balle.

Daniela è un dirigente scolastico che lavorava per la scuola nel municipio spazzata via dallo tzunami della Raggi e del M5S. Questo il mio commento al suo post dopo alcuni commenti aggressivi e intolleranti che assimilavano i piddini alla borghesia ricca.

Questa storia delle periferie mi sembra una nuova chimera, una agenda dettata dalla pastorale di papa Francesco. Tu cara Daniela hai operato nelle periferie, eri una preside rispettate e apprezzata da famiglie che non vivevano ai Parioli. Dobbiamo sentirci in colpa perché abbiamo avuto ed abbiamo un reddito commisurato all’importanza e alla gravosità della nostra funzione? I borghesi benestanti hanno tutto il diritto di essere progressisti o di sinistra senza per questo dover andare a fare ‘la carità’ nelle periferie a meno che non si convertano al pauperismo dei cattolici francescani. I poveri e i bisognosi stanno anche in quartieri apparentemente ricchi come anche i Casamonica stanno in periferie apparentemente abbandonate. Quindi distinguiamo la questione urbanistica delle periferie in cui vivono borghesi benestanti arrabbiati che pretendono giustamente di avere la stessa dignitosa considerazione dei quartieri centrali. Niente carità o sussidi speciali ma marciapiedi se non ce ne sono, pulizia con gli stessi standard dei quartieri centrali, controllo di legalità come il centro, il sindaco e la municipalità devono essere uguali per tutti. Insomma basta con la monetizzazione degli 80 euro o con l’assistenzialismo peloso occorre solo una gestione efficiente ed equa, occorre una attenzione continua che non costa nulla e che non appesantisce il bilancio. Il PD romano se invece di sbellicarsi dalle risate e di ironizzare sulla idea della teleferica fino a Casalotti avesse capito il messaggio poteva avere qualche voto in più dalle periferie: Raggi ha cavalcato una rivendicazione-proposta di una periferia penalizzata dai collegamenti stradali e ne ha fatto un simbolo di una attenzione ai dettagli che i militanti 5 stelle avevano tenacemente  propagandato e realizzato nelle periferie. Comunque occorre ricordare che le periferie romane non sono state mai proletarie e comuniste nemmeno ai tempi del sindaco Petroselli il quale le bonificò  portando acqua e fogne utilizzando le risorse dell’Acea e perse le elezioni successive perché il centro si lamentò che aveva pensato solo alle periferie. Molte famiglie delle periferie, ottenuto l’allaccio, tornarono a votare missino. Vedremo che cosa riuscirà a fare il nuovo sindaco.

Insomma non fare l’elemosina per elemosinare  un voto, direbbe Matteo il gradasso.

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