Moralismo immorale

Le mie riflessioni sono molto condizionate dalla cronaca e rischio di saltare di palo in frasca. Questa mattina mi sono svegliato con l’intenzione di conoscere meglio le leggi elettorali della Lombardia e del Lazio. la ragione è semplice, ci saranno a breve delle elezioni dei nuovi presidenti e del consiglio regionale di due regioni decisive per i futuri equilibri politici anche e livello nazionale.

Ieri sera ero rimasto colpito dalla posizione di Zanda, ex senatore del PD, che invitava il suo partito a sottoscrivere la proposta di Calenda di candidare la Moratti a presidente della regione Lombardia. Mi era sembrata una autentica provocazione ingigantita dall’attenzione dei media per affondare il coltello nei contorcimenti del PD. Eppure ci doveva essere qualcosa che mi sfuggiva nel suo ragionamento perché ero convinto che anche per l’elezione del presidente di regione ci fosse un doppio turno nelle elezioni come accade per i sindaci. E con il doppio turno ci si può presentare da soli e rimandare gli apparentamenti al secondo turno. Dovevo controllare.

Ebbene ho verificato che ogni regione fa la sua legge elettorale secondo uno schema generale comune: il presidente è eletto anche con un solo voto in più rispetto agli altri contendenti per cui nessun partito che non abbia di suo almeno il 30% può presentarsi da solo se gli altri si coalizzano contro di lui, il presidente vincente, anche con un solo voto in più, viene premiato da seggi aggiuntivi in consiglio tali per cui il partito o i partiti che lo hanno appoggiato arriveranno al 60% del totale. Grosso modo è così, anche se l’algoritmo per l’assegnazione dei seggi è molto complicato e non saprei spiegarvelo. Insomma è chiaro che nessun partito nella situazione attuale può presentarsi da solo a meno che non voglia lasciare il campo libero agli avversari o ai sedicenti amici. In altre parole questo vincolo riguarda soprattutto il PD in quanto secondo partito: deve allearsi con altri se vuole evitare che le due regioni vadano alla destra già unita.

La ‘non destra’ le cui divisioni hanno consentito la vittoria della Meloni è afflitta dagli stessi handicap delle elezioni politiche, probabilmente aggravatisi con la recente sconfitta: personalismi e rancori, programmi divergenti, eccesso di moralismo. Il rigore e la volontà di non cadere in contraddizione rendono difficile una alleanza nel centro sinistra mentre non è assolutamente un problema a destra. A destra si difende la famiglia tradizionale e non ci si sposa, si difendono i ceti deboli con la flat tax, si aiutano le finanze pubbliche aumentando l’ammontare dei fringe benefit fuori tassazione. Si proclama il primato della legge e si condonano gli evasori o i multati novax, si reintegrano i medici novax …. l’elenco sarebbe lungo ma è inutile, chi mi legge ha capito benissimo. L’attuale alleanza di destra ha un consolidamento trentennale forgiato dal berlusconismo e dalle sue strutture mediatiche mentre alla sinistra in questi trent’anni in nome delle idealità, del rigore morale e della coerenza è stato un continuo vortice di scissioni e di contrasti.

Il vecchio Zanda a questo punto dice una cosa ovvia: il PD si deve alleare con altri e la proposta di Calenda è una possibilità da non scartare. La risposta del PD nazionale è stata: decideranno le federazioni locali. Ciò senza però rendersi conto che data la contemporaneità delle elezioni e delle campagne elettorali occorre trovare una ratio comune. Maledetto moralismo, difficile trovare una soluzione limpida.

Questa mattina Maran, giovane assessore del comune di Milano del PD, si fa avanti e si candida dicendosi disposto ad affrontare le primarie. E’ esattamente questa la soluzione del garbuglio in cui si trova il PD, usare le primarie aperte per identificare un candidato sia in Lombardia sia nel Lazio, ma è molto difficile che Calenda corra il rischio di mostrare la debolezza del suo consenso e altrettanto rischiosa è una consultazione allargata al M5S che all’ultimo momento si defila come è accaduto in Sicilia.

La contraddizione segnalata nel titolo dovrebbe essere a questo punto chiara: il moralismo delle anime belle che decretano la vittoria di una destra estrema che fa le cose di cui in questi giorni abbiamo visto solo degli assaggi è più morale della scelta di chi accetta dei compromessi per ottenere il risultato di impedire la vittoria della destra? Ovviamente questo non è un modo per dire che voterei Moratti, questo no … forse anch’io sono un moralista di sinistra.



Categorie:congresso PD 2022, Legge elettorale, Politica

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