Renzismo

Ieri ho passato il pomeriggio e la sera quasi incollato davanti alla televisione per seguire il comitato centrale ops! la direzione nazionale del Partito Democratico. Alcune riflessioni sparse.

Dibattito nella direzione nazionale

Bersani è stato grande, con semplicità ha mostrato la sua sofferenza, ha contenuto la sua rabbia, ha nascosto la sua delusione di una vita spesa per cosa? per questo partito. La sua oratoria semplice e popolana, ricca di passione e di chiari riferimenti teorici e storici contrastava con la retorica prepotente e debordante del nuovo capo incoronato dalla plebe televisiva. Lo stesso contenimento del tempo dopo che il giovanotto aveva chiacchierato per 45 minuti, contenimento imposto a chi fino ieri era stato nello scranno più alto era per me che lo osservavo, compatendolo, una sofferenza.  Davanti ad una platea di persone che conosceva una ad una, delle quali aveva forse deciso il successo o l’insuccesso, dei quali conosceva le casacche che avevano indossato in questi anni, ha denunciato il metodo Boffo. E’ chiaro che ha subito minacce più o meno velate, qualcuno gli ha ricordato che uomini e donne vicini a lui sono sotto inchiesta e che persone integerrime come Errani erano state colte in fallo e condannate e infine emarginate dalla politica. Tranquillo Bersani non disturbare il manovratore perché potrebbe essere rischioso. Ha deciso ugualmente di parlare chiaro anche se non ha il coraggio di rompere e di uscire dalla ditta che gli è stata del tutto espropriata.

D’Alema è sempre lui, ironico, brillante, intelligente, sarcastico. E’ tra coloro che hanno facilitato il giovane Renzi, forse era certo della gratitudine del beneficiato, si vedeva già ministro degli esteri dell’Europa, ma un ex comunista non poteva gestire la crisi ucraina, meglio la Mogherini. Il suo intervento mi è sembrato una dichiarazione di guerra, una guerra non frontale ma di posizione, una vendetta che prima o poi a freddo sarà servita nelle forme dovute.

Non ho visto Veltroni, non ho sentito dichiarazioni e prese di posizione in questa fase. Veltroniani eminenti sono diventati renziani.  Per caso si sta giocando la candidatura alla presidenza della Repubblica? Sì perché se Renzi resiste e non viene buttato giù sarà lui a decidere il prossimo presidente della Repubblica e chi si schiera contro ha scelto di invecchiare fuori dal Quirinale.

Renzismo come gestione del potere con pugno di ferro.

Dell’articolo 18 ho sentito discutere prima tra la Picierno e Cacciari e poi tra Landini e due sedicenti imprenditori favorevoli a Renzi  a Piazza Pulita.

Lì ho avuto l’evidenza di questa nuova piaga che sta dilagando nel nostro paese, il renzismo.

Renzismo come fede cieca.

La devozione del sodale presuntuoso che è arrivato ad una posizione infinitamente superiore alle sue competenze e ai suoi meriti, sto parlando della Picierno che è deputato europeo per effetto delle quote rosa che ha riservato alle donne la prima posizione della lista del PD. Questi nuovi apostoli hanno appreso alcune frasi fatte che ripetono ossessivamente sapendo che questa è la forma vincente nella comunicazione televisiva. Il povero Cacciari, che cercava di ragionare, di far capire che assumere l’annullamento dell’art. 18 come simbolo, come vessillo di una battaglia per ridurre il potere sindacale e adescare i capitalisti stranieri ed indurli a comprare le nostre aziende in svendita, è una scelta molto grave per un presidente del consiglio che si proclama di sinistra. La Picierno non capiva e Cacciari era disperato, non aveva argomenti se non alzare la voce, cosa poco adatta a un filosofo.

Renzismo un blocco sociale di destra

Poco dopo a piazza pulita a difendere il Jobs Act due signori che sembravano due comparse assoldate nel talk show per impersonare ruoli provocatori. Entrambi piccoli imprenditori del nord, inferociti con i sindacati, con la sinistra che ci ha portato a questo disastro, arrabbiati per lo strapotere dei giudici che mettono il becco nelle relazioni di lavoro tra il padrone o padroncino, e il dipendente. Niente contratti collettivi, niente giudici del lavoro, vera libertà di gestire e monetizzare la prestazione di lavoro senza tante complicazioni, senza quel maledetto articolo 18. Mi ha fatto accapponare la pelle vedere molte delle tesi del nostro Renzi in bocca a due personaggi la cui collocazione politica è facilmente associabile alla destra più estrema o a certi padroncini del movimento dei forconi.

Ascoltando quei due, uno dei quali si chiamava emblematicamente Brambilla, ho sentito che questo renzismo dilagante attira schiere di partite IVA, di piccoli e piccolissimi imprenditori, di commercianti, di professionisti, che vedono nelle tasse, nelle Stato, nelle regole, nei sindacati, nei giudici altrettanti ostacoli alla loro possibilità di fare fatturato, magari con appalti e subappalti con il pubblico.

Non per niente Renzi è il rampollo di una famiglia di piccoli imprenditori.

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