Renzismo pericoloso

Sono molto preoccupato. Man a mano che il renzismo mostra il suo volto, appare più evidente la sua natura sottilmente violenta che non solo non rispetta i vecchi ma neppure le istituzioni. La parola rivoluzione usata a sproposito sempre più spesso anche per qualificare l’anticipo del TFR, se l’avesse proposto Tremonti lo facevano a pezzetti, fa apparire queste faccette semigiovani e ben liftate come molto pericolose perché non sanno quel che dicono e fanno.

La mancanza di rispetto lo si è vista ieri: ricevere alle 8 di mattina i sindacati per un’oretta e dopo i datori di lavoro per un’altra oretta e liquidare il tutto davanti ai giornalisti con un ‘tireremo diritto’ mi ricordano terribilmente il famoso discorso di Mussolini sulle camere come bivacchi. Infatti oggi nel pomeriggio una camera DEVE approvare un testo elaborato in queste ore, nella notte. Prendere o lasciare perché domani il nostro non deve sfigurare con la severissima maestra Angela.

Mancanza di rispetto, direi meglio, disprezzo.

Non mi voglio ripetere perché queste cose le dicevo qualche mese fa e invito gli affezionati lettori a riandare all’articolo In bilico.

Oggi ho trovato sulla rete un bell’articolo di Bersani di qualche settimana fa.

Ne cito solo un brano perché mi sembra che Bersani analizzi benissimo la situazione in cui ci troviamo come nazione e come sinistra. I grassetti sono miei.

Se dal lato questione sociale dobbiamo riprendere il profilo di un grande paese capace di produrre e di vendere nel mondo nuovo, nostro mestiere da mille anni, questo non sarà possibile senza affrontare il tema politico. Questione morale, tangentopoli, post Muro, discredito della politica, impronunciabilità della parola partito, berlusconismo, personalizzazione, demagogia, impossibilità di incanalare il consenso in grandi tradizioni politiche… È solo un elenco sommario delle questioni da affrontare. In breve, la sfida è costruire un collettivo stabile, un’organizzazione che tenga insieme questo paese che mai è stato tenuto insieme dalle istituzioni, ma sempre dalle grandi correnti e culture politiche. In una società dalle reti corte, caratterizzata da tanti individualismi e localismi, serve chi sappia dare un solco, un senso, che consenta di affrontare riforme e cambiamenti. L’alternativa è farsi risucchiare nell’interpretazione verbaiola, massimalistica, demagogica e personalistica della democrazia, cioè restare nel solco degli ultimi vent’anni.
Uscire da questo ventennio o restarci dentro? E cioè: partiti come soggetti politici o come spazi politici? È questo il vero dilemma nazionale. Per me, ecco, il partito della nazione è un partito che, dal suo punto di vista soggettivo, interpreta il problema nazionale. Rifuggo dall’idea del partito pigliatutto.
Nel nostro statuto abbiamo scritto che noi siamo un partito “di iscritti e di elettori”. Se diventiamo solo un partito di elettori, se gli elettori sono tutto, allora chiunque può venire in casa nostra a fare la destra e la sinistra. Attenzione, perché significherebbe costruire un peronismo all’europea.

Pier Luigi Bersani

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