In bilico

Dalla Liguria proviene un’immagine che rappresenta emblematicamente la nostra situazione politica ed economica. Un treno è in bilico sul mare, minacciato da una frana in atto. Ieri pensavo, ma perché non fanno nulla? è tutto fermo perché non si sbrigano?

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Chi se la prende la responsabilità, se poi al minimo strattone crolla tutto? chi va a staccare le carrozze se il treno non è messo in sicurezza? E’ certo che gruppi di ingegneri staranno progettando come fare e staranno riflettendo. Ma riflettere non è perdere tempo è guadagnarlo.

La metafora è semplice ed evidente: tutti ci aspettiamo un intervento risolutore rapido, decisioni immediate ed efficaci, mezzi potenti, una grande gru come quella che ha ruotato la Concordia in mare. La nostra società è un treno fermo in bilico sullo strapiombo mentre continua  a piovere e la frana è in atto, le aziende chiudono, i ricchi portano i loro soldi al sicuro, la rabbia ribolle, la delusione e la frustrazione è negli occhi di troppi. E’ arrivato un ingegnere con le idee chiare, con le soluzioni semplici e dice di sbrigarsi, di intervenire subito senza tante prudenze e promette che il treno sarà messo in sicurezza e potrà ricominciare a correre veloce.

La metafora ci aiuta a capire le incertezze che ciascuno di noi prova nel giudicare ciò che sta accadendo in queste ore intorno all’irruzione di Renzi nella vita politica e all’accordo con la destra per riformare la Costituzione e la legge elettorale. Occorre far presto, occorre fare, occorre far bene. Ma più ci penso e più vedo i limiti di questo tentativo di salvataggio.

Manca la riflessione

Ciò che vediamo è la mancanza di riflessione collegiale. La fretta taglia i tempi della discussione e dell’analisi, prendere o lasciare va bene nelle transazione economiche meno bene  nelle scelte della vita, nelle scelte complesse in cui l’intelligenza di ciascuno è in grado di illuminare aspetti mal compresi ma decisivi. Se ai rilievi di Cuperlo, Renzi avesse risposto, ok vedremo, ci sono poche possibilità di cambiare questo accordo molto delicato, proponi tu qualcosa di meglio ma entro la mezzanotte, evitando il ricattuccio di chi azzittisce il dissidente, ora la strada per attuare l’accordo sarebbe stata più semplice, con maggiori possibilità di successo. E’ evidente che questi non si parlano, non condividono, procedono a colpi di maggioranza. Come se nel gruppo di ingegneri incaricati di decidere l’intervento sul treno si votasse a maggioranza, basta il dubbio di uno che i calcoli vengono rifatti e controllati finché il dissidente non si convince o si cambia il progetto.

Manca la tattica

In questa avventura renziana manca  il progetto, o meglio, manca  anche la tattica più immediata. Eppure dovrebbe saperlo, Berlusconi è abile e potente e il suo 20% di fedelissimi che sono sicuri che Ruby sia la nipote di Mubarak è lì stabile e solido. Altri si sono bruciati le ali e non erano meno intelligenti di lui. Renzi non ha analizzato fino in fondo lo scenario delle prossime settimane. Perché il suo intervento abbia successo e ripaghi in termini elettorali già a maggio nelle elezioni europee occorre che la legge elettorale sia approvata in tempi rapidissimi. Una legge in cui anche il terzo incomodo potrebbe vincere, anche di stretta misura, prendendosi la maggioranza in Parlamento e quindi il governo. Approvata la legge, che garanzia ha che passino le riforme costituzionali? a quel punto il boccino è in mano a Berlusconi che deciderà tempi e modi per andare alle elezioni, a quel punto anche Alfano dovrà fare ciò che dice l’antico padrone, pena la sparizione dal Parlamento, Grillo continuerà nel suo Aventino e Renzi rimarrà con il cerino acceso in mano con il risentimento del 60% (v. nota) degli iscritti che ora sono relegati al ruolo di minoranza. Il suo modo sprezzante mi ricorda quello del Craxi vittorioso al Midas, il quale alla fine fu umiliato dal lancio delle monetine e dall’esilio.

Manca la visione

Per far in fretta forse la soluzione migliore per il treno è di farlo ruzzolare giù, scavare la terra smossa dalla frana, demolire le case a monte e rapidamente fare delle belle colate di cemento per ripristinare i binari e tornare a correre con nuovi treni. E’ il senso profondo del pacchetto confezionato da Renzi e Berlusconi: rottamare una istituzione ‘senile’ come il senato, risparmiare sulla rappresentanza, ridurre il potere del Parlamento residuo, velocizzare a minor costo la produzione di nuove leggi. Finalmente si attua ciò che aveva sempre lamentato Berlusconi quando era a Palazzo Chigi, per far passare una legge che lo interessava passavano mesi se non anni, non è possibile, occorre essere veloci. Anche Craxi era insofferente alle lungaggini parlamentari, ma se non ricordo male anche Benito parlava del parlamento con irriverenza.

Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli… . (Vivi applausi a destra – Rumori – Commenti). MODIGLIANI. Viva il Parlamento! Viva il Parlamento! (Rumori e apostrofi da destra – Applausi all’estrema sinistra). MUSSOLINI.  …potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.

Dal verbale del primo discorso alla Camera di Mussolini come presidente del consiglio.

Per me è una sofferenza sentire come slogan ‘avremo il Senato gratis!’ nemmeno Grillo usa espressioni così qualunquiste e becere. Purtroppo non manca la visione, manca la visione che piacerebbe a me, l’idea di Renzi&Berlu è che per uscire dalla crisi occorre ridurre l’incertezza che nasce dalla complessità di regole democratiche esercitate con il metodo della rappresentanza dei politici.

Decisione e responsabilità

I gestori dell’informazione sono riusciti a convincere il popolo che le cose non vanno perché c’è un deficit di decisione. Falso, non c’è attimo in cui non  si prenda una decisione, piccola o grande, privata o pubblica, di effetto immediato o di effetto lungo. Le decisioni sono distribuite e diffuse, pilotate o spontanee, egoistiche o altruistiche, intelligenti o irrazionali, razionali o emotive. La filosofia renziana e berlusconiana è che il problema sia decidere, fare, operare essere efficaci. Ci hanno convinto che lo stallo del treno in bilico dipenda da una mancata decisione. Il nostro problema, lo stallo della nostra società è piuttosto  la mancanza di senso della responsabilità. I singoli, gli apparati, le organizzazioni, i partiti, le corporazioni, gli interessi economici, le procedure giuridiche si regolano sistematicamente per ridurre al minimo la responsabilità delle proprie decisioni. Il treno non si muoverà dalla posizione pericolosa finché non sarà messa a punto una procedura che minimizzi la responsabilità di chi deve decidere. Così le decisioni a livello politico ed economico non si assumono finché non si ha la certezza che il rischio delle conseguenze per il decisore è minimo. Capite che se questo atteggiamento riguarda le coppie che devono decidere se mettere al mondo un figlio, il capitalista che dispone di risorse e che non sa come impiegare, il dirigente scolastico che gestisce una scuola, il negoziante che deve scegliere il tipo di prodotti ma mettere in vendita, l’artigiano che deve assumere un apprendista … se azzeriamo il rischio e l’intrapresa la società si ferma. C’è un’anima del renzismo che dice esattamente ciò ma un’altra che la contraddice affidandosi all’autoritarismo dei rapporti di forza e rinunciando alla partecipazione responsabile di chi condivide un obiettivo alto.

La legge elettorale secondo il modello dell’Italicum (da non confondere con l’Italicus treno che ha insanguinato la nostra storia) rimanda alla Sorte la responsabilità dell’esito (piccoli scarti di voti, esiti diversissimi): la sera delle elezioni saranno tutti felici, i vincitori perché potranno comandare, i perdenti perché avranno quattro anni di sonnecchiamenti nell’aula sorda e grigia, tanto la maggioranza è solida e non si discute. Più o meno quel che succede nei consigli comunali.

Più ci penso e più questa storia non mi piace. Il treno rimane in stallo e la frana si muove mentre la pioggia diventa insistente

Nota. Bisognerebbe ricordare a Renzi che nelle elezioni tra gli iscritti la sua quota se non ricordo male era del 40%. Sono un cittadino del gazebo e non metto mai piede in una sede PD, né ci sono invitato, ma penso che gli iscritti attivisti del partito dovrebbero essere considerati e che alla lunga il peso attuale dal 70% convergerà verso il 40% … il gradimento … lo decideranno i giornalisti.
 
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