Purchè se ne parli

In queste ore si celebra il rito della designazione di Di Maio a candidato ufficiale del M5S per le prossime politiche. Rito inutile finché non sarà approvata la nuova legge elettorale.

Ad oggi con il consultellum ogni partito andrà con un suo leader, anche non eleggibile come nel caso di Berlusconi, sarà il capo dello Stato a designare una personalità che sia in grado di formare una maggioranza in Parlamento ad elezioni avvenute. Potrà seguire la ritualità dell’ordine delle percentuali ottenute alle elezioni procedendo via via con l’eliminazione dei designati che via via falliranno. Stando ai sondaggi di questi giorni, la forza politica con la maggioranza relativa potrebbe essere il M5S e allora Di Maio o chi per lui sarà designato e farà delle consultazioni infruttuose se non accetterà di mediare con alleanze con altri partiti  e passerà la mano a qualcun altro che nel frattempo le forze presenti in Parlamento potrebbero indicare al capo della Stato come una possibile alternativa.

Con il Rosatellum la situazione peggiora per Di Maio perché una coalizione di destra o di sinistra potrebbe superare il 40% ed avere la maggioranza in Parlamento oppure risultare comunque prima superando il 30% grillino. Allora il primo designato dal presidente sarebbe il leader della coalizione maggioritaria o con maggioranza relativa.

Queste ovvie considerazioni sembrano sconosciute ai nostri giornalisti e commentatori che trattano le primarie grilline  come se fossero una cosa seria, come se effettivamente le prossime elezioni possano dare il potere all’onorevole Di Maio.

In realtà ciò che sta accadendo non è irrilevante: intanto se ne parla e nella mente della gente si fissa l’idea che un giovanotto con un profilo piuttosto povero  possa fare il presidente del consiglio, possa andare a Palazzo Chigi, alla Casabianca a discutere con Trump, possa rappresentare e governare l’Italia, si incrinano così altre certezze altre immagini istituzionali, un sottile veleno che ci prepara al peggio del peggio.

E se tutto ciò fosse un perverso sistema per ridimensionare un personaggio che all’interno del movimento si è allargato troppo che ha una visibilità mediatica eccessiva? Queste primarie senza avversari veri senza gli altri leader che meriterebbero attenzione indeboliscono il vincitore certo. Di Battista, Fico, Lombardi se ne stanno zitti, se fossi in Di Maio mi preoccuperei. Che succede se i votanti fossero pochi? Se lui arrivasse all’80% con solo l’80% di iscritti al movimento effettivamente votanti sulla piattaforma? Cioè il 64% degli iscritti. Ma questo non lo sapremo mai perché chi certifica i dati di Rousseau se non Rousseau stesso?

Bolletta, perché ne parli anche tu, non ci sono problemi più importanti? avete ragione ma il progressivo scollamento nel nostro tessuto sociale, della nostra capacità di stare insieme e di affrontare collaborativamente le nuove sfide avviene sui dettagli, sulle cose piccole, sulle stupidaggini a cui ci abituiamo: questa è una di quelle in cui un altro totem viene abbattuto o consumato lentamente dalla irrilevanza dei personaggi che vorrebbero assumerne il ruolo.

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