… ora parliamo di numeri

Ancora due parole sul caso Di Maio e sull’importanza dei numeri. Nel post precedente avevo formulato l’ipotesi che questo rito servisse a ridimensionare il personaggio cresciuto troppo nel movimento.

Mi chiedevo: e se lui arrivasse all’80% con solo l’80% di iscritti al movimento effettivamente votanti sulla piattaforma? Cioè il 64% degli iscritti?  Gli è andata peggio. In effetti ha ottenuto l’81% dei votanti ma i votanti sono solo 37.000 su circa 140.000 iscritti e aventi diritto cioè solo il 26% dei grillini iscritti al sacro web si sono scomodati per il loro click. Di Maio raccoglie il consenso  di solo il 21% dei grillini ‘militanti’. Lui è il nuovo Capo? Giustamente Fico che era rimasto zitto ora pone la questione dei nuovi assetti dell’organizzazione.

Un autentico flop che apre uno squarcio sulle falsità che i sondaggisti stanno diffondendo sulle opinioni degli italiani secondo cui il partito italiano capace di vincere le prossime elezioni è quello grillino. Se i militanti sono così demotivati non si capisce come ci possano essere tanti elettori potenziali. Ma forse queste falsificazioni hanno ridotto proprio la mobilitazione degli attivisti che ormai credono di poter vincere  a mani basse con la collaborazione evidente di alcuni poteri forti mediatici.

Ebbene, nei commenti giornalistici di questo esito, nulla di tutto ciò emerge: l’investitura c’è stata, le citazioni delle frasi del candidato sono riportate  come fossero frasi di Budda o Confucio e la realtà è rappresentata indipendente dai dati  veri e certificati. Ciò accade mentre tutti i dati statistici che in questi giorni da più fonti internazionali sono diffuse sulla ripresa economica dell’Italia vengono sistematicamente bollate come propaganda del potere governativo e di Padoan.

Lo stesso meccanismo, travisamento del fatto e interpretazione volutamente distorta riguarda in queste ore i risultati delle elezioni tedesche. Tutta l’attenzione è concentrata sul fatto che per la prima volta un partito neonazista entra nel parlamento.

La cosa aumenta la nostra inquietudine e non siamo affatto tranquilli tuttavia i commenti catastrofisti come se da domani legioni di SS dovessero invadere i paesi circostanti, sono forse esagerati.

Registriamo che in Germania i populisti di destra con simpatie neonaziste si attestano sul 13% cioè sono una minoranza residuale mentre almeno il 60, 70% si esprime favorevolmente verso forze che desiderano rimanere integrate in Europa, vogliono l’integrazione degli immigrati, sono solidamente democratiche.

La Merkel ha accolto in Germania un milione di siriani, volete che non ci sia stata una qualche reazione a questo autentico terremoto? I socialisti hanno governato con la Merkel appoggiando una politica moderata in parte neoliberista. Volete che non ne paghino un prezzo? Allora le variazioni vanno interpretate tenendo conto del contesto delle scelte che sono state effettuate: tutto sommato l’inquietudine diventa meno lacerante se riflettiamo sui dati e sui fatti ad essi correlati.

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