Villa Falconieri 5

Quindi a Villa Falconieri oltre ai frascatani, il personale preesistente custode della tradizione, oltre a noi comandati irrequieti e speranzosi di un luminoso futuro si aggiravano numerosissimi ospiti e collaboratori, molti docenti universitari, molti esperti … decisamente un bel posto!

Ricerca autarchica?

Chiudevo così il post precedente. Ma sono stato impreciso e generico. Quando nell’82 noi comandati prendemmo servizio, in realtà le attività del CEDE erano giù partite da almeno 3 anni ed alcuni progetti erano attivi grazie anche alla collaborazione di esperti della scuola e dell’università attivati dal direttivo. Ci fu chiesto di correggere bozze perché già molte attività. seminari, convegni e ricerche erano nella fase di pubblicazione di risultati intermedi. Ad esempio Fierli coordinava già l’indagine IEA Second International Science Study e Piero Lucisano coordinava l’indagine IEA Written Composition. Le due ricerche erano allo stadio che precedeva la somministrazione sul campo che fu realizzata se non ricordo male nell’83-’84. Alcuni di noi nuovi fummo inseriti  nei vari gruppi di lavoro in cui erano strutturate tali ricerche ed iniziammo così a lavorare.

Quindi Villa Falconieri era animata anche da collaboratori esterni che avevano un ruolo formale e riconosciuto nel coordinamento e nella direzione di vari studi e ricerche nazionale e internazionali. Faccio questa sottolineatura perché l’inevitabile dinamica tra il personale ‘interno’ e quello esterno ha segnato più o meno in modo latente la storia dell’ente. In quel momento si trattava di decidere quale dimensionamento dare al nuovo ente in termini di risorse interne.

Proprio la gestione delle due ricerche IEA, delle quali era imminente la somministrazione dei test e per le quali dovevano essere preparati i campioni di scuole da coinvolgere, pose il problema della strumentazione di calcolo necessaria. Era stato già deciso che la parte di elaborazione dei dati sarebbe stata affidata al Pontificio Ateneo Salesiano che aveva già lavorato nei Six Subject e che aveva competenza e strutture adeguate. Nel frattempo si discuteva circa la possibilità di dotarsi di un centro di calcolo autonomo, non ricordo con esattezza quale sia stato il mio ruolo nella decisione, ricordo distintamente solo una pizza in un ristorantino di Roma in cui Leang scherzosamente mi chiese se ce la sentivamo di fare noi l’elaborazione visto che l’avevamo proposto, mi parlò della severità del coordinamento generale IEA che senza pensarci troppo, se vedeva che il lavoro non era fatto bene, escludeva dalla comparazioni internazionali e molte risorse investite rischiavano di essere buttate. Lo rassicurai e ci buttammo nell’impresa. Roberto fu incaricato di progettare il centro di calcolo e seppure con alterne vicende riuscimmo a far fronte alle richieste pressanti del coordinamento internazionale rientrando nelle statistiche finali.

Torniamo così alla villa, decidere di impiantare una struttura tecnologica oltre i laboratori già esistenti comportava un radicamento anche fisico che nel tempo sarebbe stato sempre più forte. Gradualmente, compatibilmente con le risorse economiche messe a disposizione dell’ente, alcune strutture fatiscenti o poco utilizzate furono riconvertite in spazi utili al profilo che il CEDE via via stava assumendo.

Mentre una struttura di calcolo poteva essere compatibile con gli spazi offerti dalla villa, c’erano della fasi del lavoro che esorbitavano dalle sue dimensioni ad esempio la stampa, il confezionamento e la diffusione dei questionari alle scuole campione. Circolava la voce di una mirabolante progetto architettonico preparato da noti architetti dell’università di Roma che prevedeva uno sventramento della parte posteriore della villa quella che era occupata da un uliveto ormai inselvatichito per realizzare una specie di bunker sotterraneo capace di ospitare le strutture tecniche, i magazzini, gli impianti necessari per realizzare ricerche valutative su vasti campioni di scuole. Nessuno di noi vide questo fantomatico progetto, forse una specie di sogno coltivato da coloro che aveva visitato centro omologhi all’estero nei quali l’hardware utilizzato era ben visibile sotto forma di magazzini ed impianti tecnologici, addetti e servizi.

La villa apparve subito stretta per i progetti che al suo interno venivano elaborati.

Tuttavia in questa fase pionieristica, con i pochi mezzi disponibili, la fase autarchica ci portò a imbustare direttamente tutta la corrispondenza con le scuole campionate, a confezionare i pacchi di questionari da inviare alle scuole. In una di quelle lunghe serate in cui, per rispettare le scadenze, eravamo nel salone Europa a confezionare buste anche con l’aiuto di tutto il personale ausiliario, i vecchi frascatani, quasi per chiedere scusa dissi: mi spiace che ci siamo ridotti così, chi deve andare può farlo senza problemi è molto tardi. Amaranto un rubizzo ausiliario dalle mani d’oro e dal cuore grande immediatamente disse: ma che dice professore, noi siamo felici è dai tempi di Gozzer che non lavoravamo così … e presero a raccontare i tempi felici ed austeri degli anni ’60, della faticosa ricostruzione, della penuria di risorse, della precarietà dei contratti di lavoro. Altre volte Lucisano si portava la sua squadra di boy scout che gravitavano all’istituto di pedagogia dell’Università di Roma.

Vamio autarchica

Nel corso di dottorato aderii all’indirizzo  ‘rilevazioni su grandi campioni’ e considerato il mio prevalente interesse per la didattica della matematica chiesi di poter realizzare una rilevazione sullo stato di attuazione dei programmi di matematica di scuola media varati nel 1979. Il taglio metodologico replicava l’impostazione delle rilevazioni IEA che centravano la costruzione del test sull’analisi del curricolo reale attraverso un questionario OTL (Opportunity To Learn) rivolto ai docenti e rilevavano gli apprendimenti su un test oggettivo.

VAMIO è l’acronimo di Verifica Abilità Matematiche Istruzione dell’Obbligo e il nome assegnato al test che successivamente per alcuni anni fu utilizzato nelle scuole per accertare i livelli di ingresso nella scuola secondaria superiore.  Tutto è stato documentato in un Quaderno di Villa Falconieri, una collana che raccolse sistematicamente i risultati delle ricerche che in quegli anni furono portate a termine.

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Riprendo direttamente da quel volume dal titolo ‘Preparazione matematica il Italia al termine della Scuola Media’ un paragrafo scritto nel 1988 a conclusione del lavoro che illustrava il carattere autarchico dell’organizzazione dell’indagine.

1.4 Organizzazione del lavoro

Nell’impianto iniziale dell’indagine prevedevo che tutto il lavoro della ricerca dovesse essere svolto da me, tranne l’esecuzione di qualche fase operativa più semplice; ciò potrà sembrare una ingenuità se non un errore metodologico. Ma in realtà, anche all’epoca ero, ma a maggior ragione ora sono (era il 1988), convinto che ricerche complesse quali quelle pedagogiche su larghi campioni necessitano sia di competenze e risorse operative varie e consistenti sia di esperienze e conoscenze specialistiche che possono emergere solo da una équipe di ricerca.

Purtroppo il collegamento con il dottorato di ricerca, che portava ad una titolarità individuale del rapporto scientifico finale, rendeva difficilmente proponibile a terzi, quali ad esempio colleghi in servizio o esperti nel trattamento dati, una collaborazione necessariamente gratuita; infatti il CEDE, non potendo retribuire in alcun modo gli insegnanti che collaborano alle nostre ricerche, normalmente raccoglie prestazioni di tipo volontario. D’altra parte il CEDE era già impegnato in numerose ricerche e le risorse umane interne erano tutte ampiamente impegnate. Ciò in particolare valeva per il servizio informatico le cui limitate risorse erano completamente assorbite dalle ricerche già avviate.

Per la verità, nel progetto iniziale non potevo prevedere che il solo supporto operativo su cui avrei potuto contare sarebbe stato quello delle fotocopie e della registrazione dei dati raccolti. Ogni più piccolo aspetto della ricerca, quale ad esempio i disegni dei test, la battitura di tutti i testi e di tutte le lettere, la piegatura delle lettere e l’imbustatura, il trasporto e l’immagazzinamento dei pacchi e dei plichi, la redazione dei programmi per le elaborazioni… sono stati da me eseguiti in un succedersi continuo di scadenze rigide imposte dai ritmi propri dell’anno scolastico. Ciò, se da un lato ha rappresentato una piacevole sfida personale in cui ho appreso molto, ha determinato, dall’altro, alcuni limiti oggettivi della ricerca e quel ritardo che non sono riuscito a recuperare in quest’ultima fase del lavoro. Credo che una riflessione sull’organizzazione del lavoro in un centro di ricerca, come quello che si dovrebbe costituire al CEDE, sia urgente e indispensabile.

L’esperienza di questo lavoro dimostra che il CEDE, come istituzione, gode ancora di un notevole credito presso il mondo della scuola: la collaborazione ottenuta, i tassi di adesione nei campionamenti, le molte lettere di incoraggiamento e di adesione, la qualità delle somministrazioni dei questionari e dei test sono i segni di una disponibilità insospettata che non dovremo deludere troppo.

Nel 1988 lasciai il CEDE per tornare a insegnare a scuola. Come fu, ve lo racconto nel prossimo post.

4 thoughts on “Villa Falconieri 5

  1. Nel blog accenni al fatto che, del vecchio sito Invalsi (ed ex Cede), non c’è più traccia. Aggiungo che manca anche traccia completa di gran parte documentazione, anche a stampa, prodotta prima e dopo il 2000.

    Non così è per l’Indire, che nella sua nuova versione, anche per mobile, riporta i link per rintracciare il vecchio sito:
    <>

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