Cialtroneria 3

Il racconto di oggi mi serve come sfogo. Ma vale la pena di rifletterci su perché mi conferma nella mia tesi secondo cui i problemi della nostra economia non sono monetari o finanziari, sono principalmente reali cioè legati alla economia reale fatta di voglia di lavorare e di intraprendere.

Prima dell’estate abbiamo iniziato la ristrutturazione di un appartamento qui a Roma. Partiti da una ipotesi prudente, pian piano abbiamo deciso lavori nuovi tra cui la sostituzione di tutte le porte. Infatti ripitturare quelle esistenti costava circa la metà di quanto si poteva pagare una porta di buona fattura . Così cominciammo a visitare molti rivenditori. I negozi di porte sono per lo più realizzati in capannoni isolati della periferia. La scena era ovunque la stessa: nessun cliente in visita, un addetto che svogliatamente descriveva come era strutturata la mostra, prezzi identici. Alla domanda sui tempi di consegna la risposta era identica: almeno 45 giorni, sa, le facciamo venire dal nord e ci vuole tempo. Finalmente, su suggerimento del muratore, andiamo a visitare una azienda che si trova piuttosto lontana da casa mia sul raccordo anulare, molti clienti e un po’ di fila per parlare con gli impiegati, mostra ben fatta, sito intelligente e chiaro. Prezzi leggermente più elevati delle altre aziende ma la produzione è lì, è romana e questo mi basta per decidere. L’ordine lo sottoscrivo ai primi di ottobre e pago come acconto un terzo dell’intero ammontare che è di 3000 euro circa. Anche in questo caso nel preventivo si parla di 45 giorni per la fornitura ma immagino che, data la penuria di lavoro, tutti si lamentano che non ci sono ordini, e dato che il prodotto è a km0 penso che quel termine sia una precauzione legale e non una effettiva necessità. Dopo 70 giorni nessuno si fa vivo e quindi il 15 di dicembre telefono per avere informazioni. Ovviamente sembra che i calcolatori non esistano, e la mia chiamata viene rimpallata da un ufficio all’altro finché una signora gentile mi dice che tutto è ancora fermo perché il  vetri, che fanno molare all’esterno, non sono ancora arrivati. E quando arrivano? chiedo io. Non sappiamo, sa è una lavorazione piuttosto complessa … Sì ma il valore non è così alto, i vetri li pago sui 600 euro e questo non può impegnare più di qualche decina di minuti per fare la finitura da me richiesta, certamente non 70 giorni. Bene, allora telefonate e sollecitate il vostro fornitore e fatemi sapere quando venite a montare. Forse veniamo il 29 dicembre. Il 29 mi telefonano dicendo trionfanti che tutto è a posto e che la consegna e il montaggio si potrà fare l’8 di gennaio. L’impiegata mi sta per lasciare ma io, ormai abituato dalle numerose altre forniture che avevo gestito, chiedo quando e come avrei dovuto pagare. Deve liquidare prima, dice lei. E come faccio se non mi mandate la fattura. Leggero imbarazzo dall’altra parte del filo e poi mi dice, deve pagare la differenza, la conosce. Sì ma io voglio prima la fattura, la devo citare nel bonifico ai fini fiscali. Ok, gliela mandiamo per email.

Siamo al giorno 7 gennaio verso le 5 del pomeriggio. Una chiamata dalla ditta mi chiede come mai non avevo pagato la fattura, ha ragione ma non mi è arrivata. Lei doveva accorgersi e chiamarci, domani non possiamo consegnare se non ha pagato. Intimidito dal fatto che vi era stata una mia disattenzione non replico e chiedo che rinnovino l’invio della mail. Mi trovavo in casa d’altri ma potevo usare un computer e avrei cercato di provvedere immediatamente. Magie dei collegamenti online, rapidamente stampo la fattura e dispongo il bonifico secondo il formato per lo sconto fiscale. Il programma informatico è predisposto per inviare una mail automatica al beneficiario con tutti i dati, visto che l’accredito materiale della valuta viene fatto con tempi più lenti.

Questa mattina, la stessa impiegata richiama e con tono piuttosto aggressivo da maestrina che rimprovera l’alunno disattento, mi dice che la squadra era pronta per la consegna ma che non era affatto certo che fosse possibile venire, visto che l’accredito non risultava in amministrazione. A meno di non  consegnare un assegno aggiuntivo  al trasportatore. A questo punto, superata ogni timidezza e liberatomi dai sensi di colpa, ho sfoderato lo stile del dirigente sarcastico, aggressivo, puntiglioso, consapevole dei propri diritti, abbastanza esperto da sapere come si sta la mondo. La poveretta si è beccata una lezione di economia e a conclusione: se le cose stanno così, se riferirsi ad una ditta romana o italiana provoca questi disagi allora da questo momento in poi comprerò solo da multinazionali in cui i contratti vengono rispettati e gli impiegati sono cortesi. Vero, potevo telefonare io per sollecitare la fattura ma voi non potete telefonare alle cinque del giorno prima quando ormai il guaio è fatto. Comunque a questo punto io non ho nulla da perdere,  il danno che mi avete arrecato di un mese di ritardo nella chiusura dei lavori è fatto, fate la consegna quando volete ma spieghi al suo amministratore che se non venite da me ora avrete una squadra inattiva per oggi  e un cliente deluso che farà di tutto per sconsigliare ai suoi amici il vostro indirizzo.

Ora stanno montando le porte, sono belle, la squadra è accurata e competente. Sono due polacchi, parlano così bene l’italiano tanto che pensavo fossero italiani. Il trasportatore, il più anziano, di una sessantina d’anni, era italiano ed era  l’unico della squadra  effettivamente dipendente della ditta, gli altri lavorano a cottimo con partita IVA. E’ lui che chiede al ragazzo più giovane quando sarebbe partito. Tra tre giorni torno in Polonia per il servizio militare, risponde. In un attimo lo scenario geopolitico dell’est europeo mi si è ripresentato, un sussulto mi ha risvegliato dalla contemplazione dalle belle porte che erano arrivate.

La cialtroneria di cui parlo è anche la mia che mi sto adattando a questa cialtroneria trasversale che non cura il cliente, che non rispetta i termini di un contratto, che non valorizza i dipendenti. L’impiegata al telefono, dopo il mio sfogo per metà aggressivo per metà accogliente e comprensivo, ha cambiato atteggiamento riconoscendo che se una azienda vuole sopravvivere deve curare ogni aspetto anche il più minuto del rapporto con la clientela. Queste aziende piccole che si basano sul cottimo, sulla collaborazione di centinaia di partite IVA di stranieri, non sviluppano quell’identità aziendale forte che permette invece ai grandi produttori internazionali di fornirci materiali e servizi accettabili e a poco prezzo. Un progressivo sgretolamento del nostro tessuto produttivo.

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