Sono figli nostri

Siamo stati fortemente coinvolti nelle vicende tragiche e crudeli di Parigi, siamo inondati da commenti e prese di posizione, sono tornati alla ribalta personaggi che sembravano defilati in questi ultimi tempi, i La Russa, i Ferrara, si risuscita la Fallaci,  troneggia su tutti quel maître à penser di nome Salvini il lombardo.

Siamo stati inondati di vignette, di prese di posizione a favore delle libertà fondamentali, una delle quali sembrerebbe essere quella di satira.

Due brevi riflessioni dissonanti, a questo punto forse blasfeme.

Gli attentatori sono figli nostri, sono giovani nati e cresciuti nella libera, fiorente e multiculturale Francia nel cuore dell’Europa più illuminata. Sono figli della mancata integrazione reale, delle differenze sociali acuite dal liberismo di questi ultimi 30 anni,  sono figli degli sconquassi del medio oriente che non trova pace e che è il crocevia degli affari più lucrosi del pianeta spesso gestiti dall’occidente. Inutile chiudere le frontiere, le radici dell’odio, della violenza, del rancore affondano nelle differenze sociali, nell’esclusione, nella segregazione. Mentre seguivo in diretta TV l’evolversi degli eventi, non potevo non ricordare con una certa paura che recentemente vi sono stati disordini violenti in tante bidonville francesi, non dimenticavo che la Le Pen ha preso il 25% dei voti, che questi fatti erano la punta di un iceberg tutto francese e tutto europeo che qualche sempliciotto pensa sia risolvibile chiudendo le frontiere. Qualche sempliciotto chiama a raccolta i connazionali intorno ai valori fondamentali rivendicando la forza di una  civiltà che sembra invece  smarrita e declinante.

Seconda riflessione. Si può dire che anch’io, come gli islamici, sono piuttosto infastidito da questo profluvio di vignette che non fanno ridere, sono solo volgari, che ossessivamente toccano argomenti su cui la sensibilità di ognuno è già acuita? Si può dire che l’irrisione sistematica di chi nutre un sentimento religioso è una piccola e sistematica violenza? Si può dire che traspare in alcune vignette un razzismo latente, una spocchia da moralisti violenti che mi infastidisce? Non intendo per ciò prendere il Kalascikov ma tanto fervore nella difesa della satira, di qualsiasi tipo , mi lascia perplesso.

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