Riflettendo su Parigi

Questa mattina ci sono due post che consiglio vivamente di leggere. Il primo è del mio amico Tiriticco sul ruolo della scuola A proposito dei fatti di Parigi e della… irresponsabilità della scuola.

Il secondo articolo è dell’altro amico, Bartocal, del quale seguo sistematicamente il blog e dal quale ho riportato recentemente una intera discussione .

Nel post di oggi Bartocal parte da un necrologio dedicato a una vittima della strage di Parigi, di Bernard Maris un economista prestato alla satira, che sosteneva la tesi dell’opportunità dell’haircut dei debiti sovrani europei secondo quanto Tsipras va sostenendo per il caso della Grecia. Tale ristrutturazione generale dei debiti pubblici consentirebbe, secondo quella tesi, di finanziare un reddito di esistenza universale da dare a poveri e ricchi. Non intendo discutere nel dettaglio la questione rispetto alla quale  continuo a essere convinto di quanto scrivevo nel post sulla patrimoniale di due anni fa.  Voglio solo appuntarmi qui due riflessioni-reazioni legate ai due articoli che ho segnalato.

Reddito di cittadinanza

Più ci penso e più sono contrario al reddito di cittadinanza o di esistenza. Una cosa è avere un sistema universale di assistenza sanitaria, di avere un sistema pubblico di istruzione gratuito, di avere provvidenze per coloro che non sono autosufficienti o incapaci di lavorare ed altra cosa è rendere tutti pensionati. Un cosa è che bambini, minori, anziani siano assistiti ed altra è promettere che tutta la vita sia un facile bengodi assicurato dalla ricchezza accumulata dai nonni o dalla speculazione finanziaria che porta fino a casa tua ciò che altre popolazioni molto più povere hanno prodotto per te giovane bianco europeo che sei assalito dalla noia delle conversazioni internettiane di fronte all’ennesimo aperitivo.

Smettiamola di parlare dei difetti dell’euro e cerchiamo di capire perché nonostante i fiumi di denaro che la BCE riversa sul mercato, l’economia è al palo, l’occupazione non cresce, le attività languono. Come si spiega che milioni di persone arrivano in Europa da fuori e lavorano, crescono famiglie numerose, prosperano, si incazzano e a volte sparano? Non solo abbiamo un sistema educativo che non riesce ad integrare (v. Tiriticco) ma abbiamo sistemi scolastici che  non riescono nemmeno a tirar su popolazioni di giovani in grado di sostenere il sistema produttivo e gli equilibri sociali. Salvini dovrebbe capire che se all’improvviso sparissero dalla Padania tutti gli immigrati, le loro città si bloccherebbero e avrebbero anche problemi si sussistenza alimentare, per non parlare delle stesse industrie.

Vedere in diretta i due terroristi che freddano il poliziotto a terra, vedere l’orrore delle stanze insanguinate della redazione di Charlie, vedere la tensione dello sgombero della macelleria cacher ha provocato in  me lo stesso turbamento che ora provo per il rigurgito di irrazionalità, xenofobia, intolleranza, razzismo che nei dibattiti televisivi è emerso.

Ristrutturazione del debito

Il post di Bartocal approfondisce il tema economico segnalando che i tedeschi ora sono più possibilisti riguardo alla ristrutturazione del debito greco. Tralascio la facile osservazione secondo cui il cambiamento di atteggiamento dei tedeschi potrebbe dipendere dal fatto che questa volta le loro banche non sono molto esposte e che forse i titoli di debito greci sono già in gran parte nella pancia della BCE. Quindi l’onere dello sconto sarebbe a carico di tutti.  Temo che le ragioni possano essere diverse.

La prima e più probabile è che le proposte di ristrutturazione in Grecia e poi a seguire in altri paesi maggiormente indebitati fruttano subito alla Germania interessi negativi. Leggevo in questi giorni che ammonterebbe a 1200 miliardi lo stock di debito su cui attualmente gli stati pagano interessi negativi, cioè incassano invece di pagare interessi. Ovvio, se so che il debito italiano potrebbe essere tosato del 30%, compro subito bond tedeschi che non presentano questo rischio e sono anche disposto a pagare io un piccolo interesse negativo alla Germania purché mi permetta di mettere i miei soldi sul suo debito pubblico. Lo stesso meccanismo si era verificato qualche anno fa quando il rischio era quello di tornare alle monete nazionali. Non mi meraviglierei se scoprissi che Tsipras è finanziato dai tedeschi. Fantapolitica! Come Salvini finanziato dai Russi?

C’è una seconda ragione che potrebbe giustificare l’atteggiamento dei tedeschi: l’ossessione che hanno per l’inflazione. Weimar e il nazismo, la guerra, il comunismo non sono ricordi facilmente cancellabili. Il debito pubblico rappresentato dai titoli emessi dagli stati funziona a tutti gli effetti come moneta con cedola. È ricchezza disponibile per le famiglie, le imprese  e le banche, ricchezza che funziona come denaro contante nelle transazioni commerciali e negli investimenti. Una banale regola economica dice che se la massa monetaria aumenta eccessivamente e la ricchezza reale costituita da i beni e servizi disponibili diminuisce, aumentano i prezzi e si crea inflazione. Tagliare il debito pubblico tosando i titoli significa ridurre la massa monetaria disponibile e quindi si riduce il rischio di inflazione. Esattamente il contrario di quanto tutti dicono di volere per fare ripartire l’economia. In una fase inflazionistica se temo che il mio denaro possa perdere valore e se penso che le automobili costeranno di più mi affretto a comprarne una e quindi il ciclo produttivo riparte. Insomma se i tedeschi acconsentiranno ad un piano di revisione del debito degli stati europei area euro lo faranno anche in vista di questo effetto deflattivo contro ciò che temono di più.

L’evoluzione procede

Ultima riflessione emersa mentre scrivevo le altre. La nostra organizzazione sociale, la nostra ‘civiltà’ arranca e soffre, le difficoltà economiche stanno acuendo i contrasti al nostro interno, tra paesi che rivendicano una identità comune che forse è germogliata dall’illuminismo francese ma che è stata deturpata dalle ferite di un secolo tragico. L’orgogliosa marcia di queste ore a Parigi di leader che nelle cancellerie gestiscono contrasti e risentimenti mai sopiti, parte dalla scoperta di un nemico pericoloso che preferiamo pensare sia al di la dei nostri confini. La visione marxista riproposta da Tiriticco forse non tiene conto della storia. Quando vedo questi giovani esaltati votati al martirio, quando vedo i flussi di disperati che sfidano la sorte del mare in burrasca pur di assicurare un futuro migliore a se stessi e ai propri figli, quando penso alle guerre così diffuse e così crudeli ai nostri confini, mi viene in mente la visione evoluzionista del mio maestro Aldo Visalberghi.

Riporto in evidenza il commento di Bortocal del quale avevo storpiato il nome.

ciao Raimondo.

questa volta la facciamo da te la discussione, ok? 🙂

e prima di tutto grazie delle tue parole, anche nel civile dissenso su un punto particolare.

ma anche permettimi di correggere il nome del mio avatar, che ha una vaga somiglianza col mio cognome reale, ed e` bOrtocal, una parola araba che significa mandarino (auto-ironia multiculturale?); non e` bArtocal, questo e` lo stesso modo in cui i tedeschi deformavano il mio cognome reale, riportandolo alla Bart, la barba, agevolati dal fatto che in effetti ne porto una.

cercando di essere sintetico, anche io sono contrario come te, ad un reddito di cittadinanza distribuito a sbafo: e infatti io critico la proposta di Maris, non solo perche` lo distribuisce anche a chi non ne ha bisogno, ma soprattutto perche` io lo collego esplicitamente a una vera e propria attivita` lavorativa socialmente utile: ho scritto nel post: istituire un salario di cittadinanza a favore di chi e` senza lavoro (a condizione che si impegni in opere di pubblica utilita`).

messa in questo modo questa proposta si differenzia dal New Deal roosveltiano come via d’uscita keynesiana dalla crisi solo per la terminologia, ma viene sostanzialmente a coincidere prevedendo un enorme investimento in lavori pubblici o socialmente utili (ad esempio di recupero ambientale) come modo di dare lavoro a una generazione che rischia di essere perduta.

molte considerazioni che fai tu sono condivisibili, ma secondo me vanno a sbattere contro l’evidenza che una disoccupazione giovanile del 44% e` catastrofica e bisogna urgentemente fare qualcosa, perche` questi giovani parassitano lo stesso (passami il termine dovuto alla fretta, che non vuole certo essere offensivo verso di loro), visto che al momento non muoiono di fame, ma parassitano a spese della famiglia, mentre il problema e` pubblico e sociale e non privato, e non mi pare giusto che siano le famiglie a farsene carico, con tutte le varieta` di comportamenti e situazioni.

il secondo punto riguarda la patrimoniale e mi pare che ne abbiamo gia` discusso: le patrimoniali come le attuali non rispondono al criterio costituzionale della progressivita` delle imposte, in quanto colpiscono prevalentemente i patrimoni medio alti e lasciano fuori quelli altissimi, che sono prevalentemente finanziari (osservazione non mia ma che deduco dal libro di Piketty, anche se intuitivamente c’ero arrivato anche per mio conto).

il taglio del debito, invece, va a colpire soprattutto i grandi detentori di crediti, in particolare se si fissera` una soglia minima al di sotto della quale i piccoli risparmiatori non vengano toccati (e potrebbe considestere nello stesso livello di 100.000 euro ai quali al momento, in Italia, lo stato garantisce i depositi bancari).

sottolineo ancora una volta il carattere costruttivo e non everisvo della mia personale proposta (molto piu` moderata di quella di Maris) che prevede che il taglio sia limitato alla restituzione degli interessi riscossi durante la durata del prestito.

credimi, Raimondo: e` puro buon senso, e prima lo si fa, facendo misurare ai tecnici il punto di equilibrio della concreta attuazione, e meglio e` per tutti.

tieni conto che i titoli del debito pubblico italiano sono gia` valutati nel mercato finanziaro un solo gradino sopra la carta straccia, il rating e` stato abbassato grazie alla stupida politica economica di Renzi: ostinarsi a difenderne il valore assoluto puo` essere la premessa di una perdita completa del loro valore o attraverso una super-inflazione di tipo tedesco (fenomeno tragico di fame letterale e gelo, che polverizzo` per sempre le pensioni di una intera generazione di anziani – i tedeschi mica se lo ricordano con orrore per niente) o attraverso una pura e semplice dichiarazione di inesigibilita`.

la prima soluzione e` la piu` probabile ed e` quella su cui puntano a mio parere i circoli finanziari che stanno dietro alla campagna per l’uscita dall’euro.

Tsipras potrebbe essere il Roosevelt europeo?

la speranza e` minima, ma la ricerca di via d’uscita diverse dall’impoverimento progressivo deve continuare.

le tue considerazioni sulla tassa di successione le condivido COMPLETAMENTE ed e` un vero scandalo il clima omertoso su queto folle provvedimento berlusconiano, che pero` TUTTI, ma proprio TUTTI, intendono mantenere.

il ristabilimento di una tassa di successione degna di questo nome, come in tutti i paesi civili, e` altrettanto urgente per un problema di giustizia sociale: ma non possiamo vederla, secondo me, come la via strategica per la soluzione del problema dei 100 miliardi di interessi annui che il nostro paese paga.

del resto, dico ad occhio che una tassa di successione media del 5% porterebbe nelle casse dello stato importi di gran lunga inferiori.

il gettito attuale, per dare un’idea, e` di 500 milioni: hai letto bene!

erano allo studio in autunno provvedimenti per portarla a 3 miliardi e mezzo, eliminando franchigie varie; poi si sono perse le tracce.

ma come vedi si tratta di briciole.

se interveniamo sul debito invece andiamo ad incidere su una base imponibile di piu` di 2.000 miliardi: anche lo spostamento di piccole percentuali puo` produrre un gettito significativo.

basterebbe una imposta dell’1,5% per garantire quel reddito di cittadinanza di cui parlavo sopra, per un importo annuo che e` stato calcolato in circa 30 miliardi.

scusa se, nonostante le premesse, mi sono dilungato, pur cercando di restare essenziale.

5 thoughts on “Riflettendo su Parigi

  1. ciao Raimondo.

    questa volta la facciamo da te la discussione, ok? 🙂

    e prima di tutto grazie delle tue parole, anche nel civile dissenso su un punto particolare.

    ma anche permettimi di correggere il nome del mio avatar, che ha una vaga somiglianza col mio cognome reale, ed e` bOrtocal, una parola araba che significa mandarino (auto-ironia multiculturale?); non e` bArtocal, questo e` lo stesso modo in cui i tedeschi deformavano il mio cognome reale, riportandolo alla Bart, la barba, agevolati dal fatto che in effetti ne porto una.

    ……. (vedi post)

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