Disaffezione

Da un po’ di tempo scrivo meno su questo blog. Mi sono limitato a ribloggare altrui post che mi erano particolarmente piaciuti. In effetti una leggera sindrome influenzale non solo mi ha un po’ bloccato le giunture ma mi ha reso anche meno sveglio nel produrre testi e riflessioni. Pigrizia e stanchezza.

Ma a ben vedere un po’ di stanchezza e disaffezione nasce dalla piega che le nostre vicende pubbliche stanno prendendo. Chi scrive su un blog si illude di incidere sulla propria realtà personale chiarendosi le idee, su quella della propria cerchia di lettori che condividono idee ed analisi. Alla lunga però consola poco ripetersi che io l’avevo detto se le cose procedono secondo logiche ed interessi immodificabili.

Questo senso di impotenza mi si è acuito nel momento in cui ho letto notizie circa il dispositivo normativo che ha consentito di assolvere Berlusconi nella vicenda Ruby. Non è dato sapere se le norme modificate dalla Severino, formalmente per aggravare le pene per i reati contro i minori, sono state artatamente predisposte per l’assoluzione di Berlusconi o se il Parlamento inconsapevole ha approvato un testo che bravissimi avvocati a posteriori hanno usato come un grimaldello. In ogni caso per uno come me che crede alle regole e alla ragione e alla storia scoprire questa realtà nascosta da complotto alla Umberto Eco è semplicemente disperante.

Così la vicenda di Mattia il gradasso che prende il potere, che in pochi mesi cambia radicalmente le carte in tavola, spodesta re Giorgio e tutta la sua corte, occupa ogni spazio di potere dall’economia, alla finanza, alla scuola, alle università, stravolge la Costituzione antifascista, promette con leggerezza imprese epiche nelle ex colonie per riportare ordine, tutto ciò mostra che le riflessioni attente e meticolose sono una perdita di tempo. I codicilli per Berlusconi sono l’indizio che la realtà della politica e delle trasformazioni sociali evolve secondo rivoli nascosti e incomprensibili non alla portata dei comuni cittadini. Il patto del Nazareno è la punta di un iceberg di cui sappiamo molto poco.

L’oceano che nasconde l’iceberg è l’informazione mediatica. Ai tempi di Berlusconi, fior di sociologi si sbracciavano a dimostrare che le reti televisive non determinavano le vittorie elettorali e che quindi non violavano le fondamentali regole democratiche. Tuttora si pensa che seguire più o meno sporadicamente i talk show televisivi consenta al cittadino medio di esprimersi liberamente senza condizionamenti e forzature pilotate dal potere.  Se la TV non forma la testa della gente certamente condiziona però la pancia. La paura, l’aggressività, l’invidia, l’intolleranza, sono i motori profondi delle nostre scelte sempre meno razionali e sempre più bassamente istintive.

Ciò che vediamo in questi ultimi anni, è che la macchina televisiva e i suoi addentellati costruiti sul suo modello, i giornali quotidiani, sono efficientissimi nell’ideare e lanciare personaggi e leader. Dopo Mattia il gradasso, che il sistema informativo ha costruito, lanciato, coccolato, imposto al di la delle sue capacità personali, ora è la volta di un altro Mattia, anch’egli giovane, o meglio giovanile, il quale in virtù di una presenza ossessiva e sistematica sullo schermo è cresciuto in pochi mesi spiazzando tutti, gli stessi alleati e compagni di partito imponendolo come un prodotto commerciale di cui non si può fare a meno. Mattia il violento xenofobo ora ci viene presentato come un fenomeno pieno di capacità e di virtù, capace forse di sbaragliare lo stesso padrone di un tempo. Sotto il vestito niente ma un leader politico che infiamma le piazze e raccoglie i voti perchè il popolino è stato educato ad attendere questo tipo di messia.

Continuo ad accusare i giornalisti che hanno creato il mostro, i mostri,  e che ora li propongono come fossero il prodotto di loro stessi della loro vigoria fisica, della loro intelligenza.

Sto leggendo ‘Numero 0’ di Umberto Eco e un thriller di M. Connely, il poeta. Forse per questo sono sprofondato in questa visione complottista.

 

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