Certificazione e responsabilità

Ricevo ancora la corrispondenza del mio sindacato Presidi a cui continuo a versare la quota di iscrizione.

Ieri ho così appreso che venivano organizzate riunioni di dirigenti scolastici per prendere visione dei nuovi adempimenti previsti per la stesura ed approvazione del Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità (PTTI) prevista dall’ANAC per tutte le amministrazioni pubbliche e quindi anche per le istituzioni scolastiche. Tale adempimento è già scaduto il 31 gennaio ma l’Autorità anticorruzione (ANAC), tenuto conto del suo carattere innovativo, ha ritenuto di differire tale termine al 30 maggio 2016.

Evviva! una nuova cartuccella da confezionare riempiendo formulari appositamente stilati da esperti giuridici per la quale, pensate un po’, è previsto il parere preventivo del Consiglio di Istituto. Ma per un preside esperto non ci sono problemi, è abituato a stilare programmi, piani, a raccogliere certificazioni, a pagare esperti di riservatezza, di sicurezza, di antinfortunistica, di salubrità, e chi più ne ha più ne metta.

Non conosco quest’ultimo adempimento né intendo perdere tempo a studiarlo, dico solo che il meccanismo sembra essere il solito, quello stesso che fu inaugurato con la 626 per la sicurezza: innalzare le pene e le ammende per i responsabili di ciò che non va dando però la possibilità di parare il colpo e le conseguenze penali con un piano formale in cui si afferma tutto quello che sarà fatto per ridurre il pericolo per i lavoratori o, in quest’ultimo caso, il pericolo di corruzione degli amministratori.

In un cantiere non importa se gli operai non mettono il casco, la cosa importante è che ci sia il cartello che ricorda di metterselo e che quell’obbligo sia riportato in un volumone appositamente stilato da un esperto lautamente pagato che elenca tutte le ovvietà che ogni operatore dovrebbe conoscere. Solo così il datore di lavoro non è penalmente responsabile per un incidente. Quindi la certificazione per deresponsabilizzare.

Questa mattina recandomi dal dentista sono passato davanti al gelataio, chiuso. Un cartello mal scritto attaccato sulla saracinesca imbrattata di scritte recitava: chiuso per frequenza corso mescita bevande HCCIP. Esempio di progresso e di civiltà o segno di una stanca burocratizzazione che impone a costi a volte insostenibili procedure e corsi periodici a cui si va per non incorrere nelle multe dei vigili?

Nello studio del dentista, aspettando che l’anestetico facesse effetto, noto sulla parete un certificato con le prescrizioni tecniche redatte da un ingegnere certificatore circa l’uso delle apparecchiature lì presenti. Tale documento ha validità annuale, timbrato e firmato quasi fosse un certificato di laurea. Infatti poco più in su erano esibiti i certificati, i diplomi  e le specializzazioni del mio medico.

Insomma stiamo lucidando gli ottoni mentre la barca affonda? chiunque abbia intrapreso una attività economica ed una iniziativa imprenditoriale dice che la burocrazia della certificazione è una specie di incubo dal quale ci si vorrebbe liberare se solo si potesse espatriare o si potesse andare in pensione con una buona rendita. Sempre più mi convinco che anche tutto ciò sia come un tarlo, una zavorra, che mina l’efficienza del nostro sistema produttivo e della nostra società.

Per non dimenticare la politica, aggiungo che anche l’attuale dibattito, quello scatenato in questi giorni intorno al  povero Pizzarotti, rinforza questa deriva burocratico – leguleia -giustizialista – moralista. Il punto su cui si discute non è se Pizzarotti abbia amministrato bene o male ma se ha osservato lo statuto e i regolamenti del suo partito, se ha rispettato la forma, della sostanza ce ne possiamo fregare. Così tutti dovremo essere più scrupolosi, più attenti al dettaglio delle norme, ossessionati dalle circolari, dalle norme attuative, dai regolamenti ed ora dalle prescrizioni delle autority che nascono e crescono come i funghi.

Viva la libertà delle persone responsabili.

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