Le corde si spezzano

Sembra che dal ponte di Genova non si voglia imparare nulla. Si demonizza l’ing Morandi, si attacca la società autostrade, si condanna la burocrazia, si odiano i proprietari, si disprezzano i politici ma nessuna riflessione sul fatto: qualsiasi manufatto, qualsiasi oggetto sottoposto all’usura del tempo a un certo punto cede e diventa inservibile. Tutti a celebrare le costruzioni romane e fasciste ma anche le pietre sono scavate dalle gocce d’acqua che cadono. Il crollo improvviso del ponte ci insegna che le corde in trazione dopo un tira e molla di anni cedono e si spezzano.

La natura che è previdente, ben sapendo che il tempo usura, ha inventato i fiori, l’impollinazione, i semi e la nascita di nuove piante. Anche gli esseri umani con l’uso si usurano, invecchiano e muoiono ma la trappola del sesso ci induce ad riprodurci con nuovi esserini che ci rimpiazzeranno. Così per millenni.

L’errore fondamentale della mia generazione è stato quello di far intendere  che i beni che abbiamo accumulato siano eterni e che producano da soli, senza sforzi, altri beni sotto forma di rendite certe. Porti, autostrade, strade, ferrovie, case, paesaggi, città, un giardino dell’eden senza ombre per nuovi nati meno numerosi che quindi potranno spartirsi fette più grandi. Ma il crollo di Genova è stato come un terremoto: se non ci lavori, se questo giardino non lo curi, se non lo migliori, prima o poi tutte le corde che lo sostengono si spezzano e tutto crolla … così all’improvviso ci sembra che tutto sia più fragile pieno di crepe … proprio come dopo un terremoto.

Ma le reazioni sono state del tutto in senso contrario: le generazioni dei giovani a cui era stato promesso l’Eden hanno reagito in modo isterico e scomposto pretendendo che tutte le promesse esplicite ed implicite siano onorate. Un quarantenne e un trentenne di pochi studi e di nessun esperienza lavorativa si sono messi a capo di questa reazione scomposta sparando cazzate a destra e manca, minacciando, aggredendo, peggiorando così la situazione già grave.

Finita la pantomima del ponte, ora che i due hanno passato la mano ad un noto giornalista governatore della Liguria in lizza per prendere la leadership di Forza Italia appena il barone di Arcore non avrà più energie (anche lui è soggetto ad usura nonostante i restauri),  Salvini si mette a cavalcare la piccola tigre di 150 disgraziati salvati in mare da un nave militare italiana.

Tira e molla di dichiarazioni contro il mondo intero, contro l’Europa, contro chi non è entusiasta a vedere  marcire in un ambiente ristretto e coatto sventurati che chiedono asilo in fuga da guerre e persecuzioni. Tutte le corde che dovrebbero unire e tenere in piedi un sistema complesso di pesi e contrappesi sono messe in tensione: i rapporti interistituzionali in Italia, le relazioni tra partiti, i rapporti con istituzioni europee, le relazioni finanziarie con banche e stati, le relazioni interpersonali tra amici che si trovano al bar e che si dividono chi pro chi contro le aberrazioni di Salvini.

E’ dal primo giorno che sono al governo che questi loschi figuri e tutta la compagine gioca a fare tira e molla su tutto incuranti delle conseguenze, con una ottica del tanto peggio tanto meglio … tanto la colpa è di chi c’era prima. Lo stato comatoso in cui versa Roma dopo queste cure fatte di annunci e di sonnacchiose rinunce hanno lo stesso impatto, per me, delle macerie che si stanno rimuovendo a Genova.

Ieri sera la mia amica Rosi mi scrive

C’è stata una diretta televisiva sulla nave Diciotti e sulla incriminazione di Salvini che ha fatto un comizio di attacco alla magistratura. Comunque la situazione secondo me è gravissima.

Io

Sì, oltre quello che possiamo immaginare, ma credo che i cinque stelle non potranno reggere oltre, si spaccheranno e il governo potrebbe cadere.

 

Rosi

Ciò che mi spaventa è la compattezza della gente che non li lascerà spaccare e la diffusa  identità fascista che ha ancora la forza del passato. Quello che si sente qui al Nord è indifferenza come se fossero sicuri   di quello che si aspettano.

Che succederà? Il ponte di Genova parla chiaro, dopo un prolungato tira e molla le corde si spezzano. Quali si spezzeranno prima? Quelle all’interno del governo e all’interno dei cinque stelle? Quelle che ci legano all’Europa? Quelle che tengono unita l’Europa? Quelle che tengono vincolati gli investitori internazionali al nostro debito pubblico?

Non so dire quale esito sia meno peggio. L’unica nota ottimistica del mio ragionamento è che le corde della Stato e delle istituzioni sono più resistenti di quelle di questi untorelli che stanno avendo tanto successo anche grazie a un gigantesco e ben orchestrato imbonimento mediatico che alimenta paura e risentimento. La mia speranza si fonda sul fatto che alle ultime elezioni la totalità dei populisti di destra e sinistra è stata  una minoranza degli aventi diritto e che se le anime belle che non hanno votato si riprendessero le loro responsabilità, un’altra storia sarebbe possibile.

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