Forza, debolezza, successo.

I miei commenti della situazione politica sono diventati meno frequenti sia perché sono troppo spesso vuoti esercizi di stile la cui utilità è dubbia sia perché per essere adeguati alla complessità della realtà politica si dovrebbe scrivere moltissimo impegnando troppo tempo a documentarsi e a produrre testi che non siano riproduzioni posticce di idee altrui. Questo blog racconta le mie riflessioni e sulla politica sono così negative che in genere ve le risparmio. Tuttavia, visto che in passato ho dedicato molta attenzione ai protagonisti della attuale scena politica, voglio ora condividere una breve riflessione che parte dalle frequenti domande di chi mi circonda sulle prospettive di questa nuova fase aperta dalle dimissioni delle ministre renziane.

Come si spiega questa iniziativa suicida di Matteo il gradasso? Io credo che la spiegazione sia tutta legata alla psicologia di un personaggio che la sorte ha elevato sugli altari della politica fino alla amicizia di una vero astro come era Obama. Troppo giovane per accettare il declino, troppo vigoroso per fare il pensionato di lusso, troppo fragile per resistere alle tentazioni dei media che offrono occasioni d’oro per sentirsi potenti e al centro dell’universo. Chi ha più di settant’anni come me ed ha percorso la parabola della vita raggiungendo qualche vetta insperata e forse immeritata sa che ogni retrocessione costa moltissimo. Insomma tendo a pensare che questo incidente di percorso sia il frutto di una nevrosi collettiva che investe la classe politica tutta, non solo Matteo il gradasso e l’altro Matteo che al Papete cadde nella stessa trappola mediatica suicidandosi come vicepresidente del consiglio. Basta osservare e ascoltare l’emiciclo della camera per capire che i nostri rappresentanti interpretano bene e riproducono le nostre nevrosi accentuate da questa fase travagliata della storia.

La forza di Mattia il gradasso è la sua debolezza e ne determina il sicuro insuccesso.

Probabilmente ciò che ha fatto scattare la molla della trappola è stato il successo di un personaggio debole che guida un governo di ministri non tutti all’altezza e una maggioranza eterogenea che è già fiaccata agli occhi degli elettori. Un esecutivo debole e spesso incerto a capo di una paese forse allo sbando ha avuto successo ed ha catalizzato forze che hanno creato un consenso faticoso e sofferto ma per certi versi sorprendente. Conte nonostante tutto sta avendo successo e la sua debolezza diventa una forza discreta e perseverante che attraversa le difficoltà schivando l’insuccesso.

Ma che succederà, più d’uno mi ha chiesto. Scrivo dopo il discorso alla camera di cui ho ascoltato solo le battute riportate dai telegiornali. Cosa ho capito finora?

Nessuno vuole veramente le elezioni, nemmeno la destra, non solo perché molti degli attuali parlamentari dovrebbero tornare alle loro precedenti occupazioni o disoccupazioni. Pensate alla questione della leadership della destra: sarà Salvini? e la Meloni sarà d’accordo? e Berlusconi chi ci mette? e se al centro nascesse una forza indipendente la vittoria della destra continuerà ad essere sicura? Meglio vivacchiare con un governo debole da ricattare ad ogni piè sospinto. La linea è chiara l’ha annunciata il rappresentante di Forza Italia. Lotteranno contro il governo ma voteranno a favore del paese. Niente fiducia ma approvazione delle leggi caso per caso. Meglio Conte 2 zoppicante che l’azzardo delle elezioni che non sono sicure per nessuno.

Quindi domani Renzi si astiene al Senato, anzi conscio dell’azzardo ci prova a rimediare dicendo di voler entrare in una nuova e più forte maggioranza, evidentemente senza Conte. Per il regolamento del Senato basta la maggioranza relativa dei votanti (non degli aventi diritto) e quindi la fiducia è sicura, anche senza i voltagabbana. Superato lo scoglio, si torna al normale lavoro parlamentare e il next generation plan sarà approvato dopo qualche modifica, così come lo scostamento di bilancio. Proteste di facciata ma un sospiro di sollievo, lo scontro tornerà nelle dinamiche tra istituzioni periferiche circa la gestione della pandemia. La Moratti è già in prima linea con proposte aberranti.

Intanto le buone notizie sono tenute nascoste e sistematicamente la stampa rilancia gli allarmi. Avevano annunciato la terza ondata e le feste natalizie dovevano essere il detonatore. Ad oggi l’impennata non c’è stata anzi i contagiati diminuiscono nel complesso con problemi localizzati nei quali la responsabilità di chi non ha ottemperato alle norme è sempre più evidente. La vaccinazione è in corso, un mese fa se ci avessero detto che entro un mese un milione di persone sarebbe stato vaccinato, tutto il personale sanitario e quello delle residenze assistite, ci saremmo sbellicati dalle risate. Invece no. La debole forza delle donne che emblematicamente si sono trovate ad essere la prima e la milionesima vaccinata, la debole forza dei centenari che vogliono vivere e si vaccinano sono la luce che ci promette il successo di questo sforzo collettivo, il virus ci obbliga a stare riuniti a coorte. Intanto la senatrice a vita Segre, dimostrando la sua grande forza, si mette in viaggio da Milano per portare la debolezza del suo voto favorevole ad un governo che deve sopravvivere.

segue



Categorie:Politica

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4 replies

  1. Grazie Raimondo, una riflessione misurata, sussurrata, distaccata, attenta. Come servirebbe un poco di sobrietà e una lettura o ascolto di chi pensa: Cottarelli, Boeri, Ichino, Barca, Schlein, Segreto. Buona notte

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  2. Caro Raimondo,
    che Matteo Renzi sia un piccolo gradasso è cosa evidente a tutti, tranne a qualche mediocre e pedissequo giornalista nostrano, che vede in lui il nostro Macron, senza badare per nulla al fatto che il francesino viene da una famiglia alto-borghese, ha frequentato l’ENA, è stato assistente editoriale di Paul Ricoeur e managing director della banca d’affari Rothschild. Non mi pare abbia mai partecipato alla “Ruota della Fortuna”. Eppure, archiviare Renzi come una macchietta, come del resto è stato fatto, sbagliando, con Trump, non serve. Tu dici che sarà sicuramente sconfitto. Certo, il fatto che si astenga dallo sfiduciare l’arcinemico Conte è macchiettistico (anche se lo scopo è quello di non far scappare i suoi dal recinto), ma come non notare la sua ossessiva presenza su tutti i canali televisivi privati e non (non vedo molto la televisione, ma ad ogni zapping che ho fatto in questi ultimissimi giorni per dribblare disperatamente i talk shows, mi compariva davanti il faccione un po’ gonfio del Nostro), come non cogliere gli ammiccamenti di tutti i giornaloni verso di lui? Alle sue spalle c’è il sostegno di chi vorrebbe, tramite suo, cancellare anche la residua e evanescente parvenza di una cultura politica di sinistra, in favore del diffuso mantra del governo tecnico, istituzionale, di unità nazionale, dei “competenti”, come se esistessero competenze assolute, guidato da “grandi personalità”, come Draghi, che riveste sempre di più i panni della Madonna Pellegrina. Spero proprio (scrivo quando le votazioni in Senato non sono ancora avviate) che Conte abbia la maggioranza assoluta. È un governo all’altezza della situazione? Non sempre. Ma se cadesse, più che temere lo straccionismo delle destre, avrei paura di un governo “ecumenico”, ridotto a mera agenzia d’affari del grande capitale finanziario, nazionale e internazionale.
    Grazie per lo spunto di riflessione. Un abbraccio.
    Claudio

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