Il gioco dei numeri 2

L’uscita plateale di Calenda dalla coalizione di centro sinistra di ieri è stata un evento per molti inspiegabile che rimette molte cose in discussione e fa pensare.

Nel post precedente avevo manifestato tutte le mie perplessità sul metodo seguito troppo centrato sulla spartizione dei seggi uninominali da riservare a candidati di ciascun contraente, la ripartizione 70 a 30 mi era sembrata ingenuamente generosa da parte di Letta a parte il fatto che nel protocollo di intesa mancavano i criteri di scelta dei collegi da assegnare a ciascun contraente. La situazione si è complicata con le trattative per avere l’adesione della sinistrasinistra (Bonelli e Fratoianni) e di Di Maio e Tabacci. Anche in questi casi l’intesa si basava sulla ripartizione dei collegi da assegnare. Ieri mattina mi ripromettevo di scrivere un pezzo per calcolare quanti seggi uninominali effettivamente sarebbero stati assegnati a ciascuna forza.

Stando al primo accordo con Calenda la ripartizione sarebbe stata per il Senato in cui i seggi uninominali da assegnare sono il totale 74, 51,8 per Letta e 22,2 per Calenda, ma dopo l’accordo con Fratoianni e Bonelli che prometteva un rapporto di 8 a 2 tra PD e sinistrasinistra la situazione cambiava. La nuova ripartizione era L = 44,08 C= 18,9 F= 11,02. Successivamente c’è stato l’accordo con Di Maio e Tabacci che prometteva un rapporto tra Letta e i nuovi di 92 a 8. Ricalcolando i posti dopo questo accordo la ripartizione finale sarebbe stata 41,9 – 17,9 – 10,47 – 3,6.

AccordiDemocratici progressistiAzione +EuropaSI VerdiDi Maio Tabacci
151,822,2
244,0818,911,02
341,917,910,473,6
ripartizione collegi in base al succedersi degli accordi

Ovviamente questo calcolo effettuato risolvendo tre equazioni di primo grado potrebbe non essere corretto se Calenda avesse pensato che dopo il primo accordo Letta avrebbe dovuto ridistribuire i suoi 51,8 iniziali senza toccare i 22,2 di Calenda ma il testo dei protocolli era chiaro citando le percentuali e non i valori assoluti quindi l’allargamento della coalizione non solo poneva problemi di linea politica meno omogenea ma anche un ridimensionamento del proprio bottino che nel caso di Calenda passava da 22,2 a 17,9.

Direte che è poca cosa ma rimaneva il problema della definizione dei criteri di assegnazione dei collegi sicuri. I sondaggi che in tempo reale davano fluttuazioni penalizzanti la coalizione di centro sinistra devono aver convinto Calenda che nei 17,9 collegi promessi la vittoria dei propri canditati non poteva superare un terzo e quindi si stava ragionando su cinque o sei posti, niente di più.

Altro bombardamento dei numeri doveva essere stato il calo dei sondaggi di FI forse ascrivibile alla fuoriuscita di alcune figure confluite in Azione. Gelmini e Carfagna ed altri potevano catturare quei voti solo se non stavano troppo mischiate al PD e ai comunisti per cui conveniva difendere la propria caratterizzazione di centro lanciando una sfida solitaria, sapendo forse che anche Renzi faceva i suoi conti con le percentuali nei sondaggi e valutava il rischio di sparire dai radar se non superava la soglia del 3%. Ora in queste ore i due giovani (ormai maturi) signori fuoriusciti dal PD dovranno superare le insolenze reciproche e le proprie guasconate e decidere se fare una lista unica e allora sono certi di superare la soglia o fare coalizione tra due liste distinte e allora la soglia da superare arriva al 10% e l’incertezza dell’esito finale rimane.

In tutto ciò i media gongolano perché, giocando sulle profezie che si autoavverano, sulla manipolazione dei sondaggi e sull’amplificazione delle contraddizioni tra leader piuttosto nevrotici, sanno dove condurre il popolo che vota.

A proposito, e ora qual è la nuova ripartizione senza Calenda? La stessa, se Letta non ricontratta con la Bonino, e Bonino che resta sarebbe molto avvantaggiata, oppure se anche Bonino lasciasse si avrebbe questo ricalcolo:

AccordiDemocratici progressistiAzione +EuropaSI VerdiDi Maio Tabacci
151,822,2
244,0818,911,02
341,917,910,473,6
455,34 13,84,8
ripartizione collegi in base al succedersi degli accordi

Rimane misteriosa la scelta di Calenda, la ragioneria delle percentuali può aver avuto qualche influenza su una personalità complessa che agisce da solo d’istinto. Una ragione per non averlo come socio.



Categorie:Elezioni politiche 2022, Politica, Rosatellum

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