Oche giulive

Ieri sera come spesso accade mi sono sintonizzato sui notiziari di fine giornata per le ultime notizie, tutte tragicamente preoccupanti, diluvio, aurore boreali, bombardamenti, neonati acciaccati sotto le macerie delle proprie case. Ma la rubrica politica non poteva mancare e in particolare è iniziata la campagna per il premierato della Meloni. Fate attenzione a come cambia il tono della voce dei giornalisti quando parlano delle mirabili gesta della nostra benamata. Ma sempre a conclusione della attualità politica, per par condicio, ci sono gli spot delle brevi dichiarazione dei rappresentanti dei vari partiti. Ieri sera ovviamente iniziava la rassegna la ministra delle riforme che ripeteva pari pari il refrain di Giorgia aggiungendo che ci vorrà tempo a far passare la riforma costituzionale perché le opposizioni si metteranno di traverso, ma non ci provino ad avere posizioni preconcette e pregiudiziali; a seguire la Roccella ripeteva le stesse cose a pappagallo inneggiando alla stabilità. Francamente mi sono sembrate due oche giulive.

Purtroppo non sono le sole, il rischio che il branco delle oche giulive, degli allocchi e dei gonzi sia piuttosto numeroso. La proposta dell’elezione diretta del premier è una autentica fregatura basata su una promessa che non potrà essere mantenuta.

Perché eleggere un premier se poi l’elettore non ha la garanzia che il programma proposto nella campagna elettorale sia effettivamente realizzato? Già ora gli elettori di destra dovrebbero essere piuttosto scontenti perché pochissime promesse sono state mantenute, si fa quel che si può, quello che le circostanze consentono. Quindi perché pretendere la stabilità di una sola persona al comando per cinque anni se si tratta di navigare a vista? Mi direte: ma questo succede con il sistema attuale, invece, con il premier eletto direttamente e inamovibile, il capo potrà fare rigare tutti diritto perché, come accade ora per i sindaci, tutto il parlamento tornerebbe a casa e l’Eletto/a non lo ricandiderà. Il modello dei sindaci è quello a cui molti allocchi1 pensano senza ricordare che l’amministrazione di un comune medio italiano è una cosa un po’ diversa dalla guida di una nazione complessa come è quella italiana. E poi chi l’ha detto che l’attuale assetto dei comuni sia effettivamente democratico ed efficiente? Quanti scioglimenti per mafia e camorra? quanta corruzione diffusa? quante risorse sprecate con consigli comunali appiattiti sullo yes signor sindaco? come si formano e si selezionano i giovani politici? L’unica garanzia per l’elettore di vedere attuate le cose promesse in campagna elettorale è poter eleggere un parlamento che non obbedisce ma che pensa, discute, elabora, decide. (Purtroppo ora con le preferenze bloccate ciò non è possibile poiché sono candidati soprattutto politici obbedienti e disciplinati, nelle migliore delle ipotesi . Solo così l’Eletto/a sarà costretto a rispettare le promesse fatte e a seguire la linea politica che aveva pubblicamente enunciato e condiviso con il suo partito e con i partiti della coalizione.

Ah, certo!, dimenticavamo, anche nella proposta meloniana si parla di coalizioni perché almeno su questo la nostra è realista. Lei sa benissimo che ormai un singolo partito, se va molto bene, al massimo può arrivare al 30% o al 35% e, se anche fosse certo di queste percentuali, sarebbe troppo rischioso presentarsi da solo senza alleati perché nell’altro 70% residuo facilmente potrebbe costituirsi una coalizione che supera il 35% e allora addio sogni di gloria! L’attuale proposta potrebbe funzionare solo in un sistema bipartitico con solo due forze quasi equivalenti che hanno ciascuna almeno il 40%. Questi calcoli potrebbero essere una tentazione anche per qualche altra oca giuliva o qualche gonzo a sinistra che accetta la scommessa sperando di vincere con coalizioni che oscillano intorno al 30%. D’altra parte è abbastanza chiaro che con gli schieramenti attuali e con la legge elettorale vigente il centro sinistra non potrà mai vincere e tanto varrebbe tentare la sorte con l’elezione diretta del presidente del consiglio, ammesso che si abbia a disposizione un leader carismatico che aggreghi forze litigiose e che convinca gli elettori. Il ragionamento vale specularmente anche a destra, anche la Meloni sta facendo una scommessa proditoria (sulla nostra pelle) ed è condannata a concorrere con gli alleati attuali i quali giustamente stanno alzando il prezzo della loro fedeltà: i leghisti vogliono l’autonomia differenziata e pretendono che le due riforme viaggino all’unisono. Un autentico ossimoro, da una parte si sgretola l’assetto unitario dello Stato devolvendo poteri e risorse alle regioni e dall’altro si aumentano i poteri centrali su una figura eletta direttamente che può sciogliere il parlamento quando vuole. Forza Italia per il momento sembra rassegnata ma dispone delle reti televisivi e della carta stampata e potrà presentare il conto quando vuole. Insomma un nuovo garbuglio, uno gnommero simile a quello di Renzi.

Meloni promette che con la sua riforma non ci saranno più governi tecnici, magari! se ciò volesse dire che l’economia è governata bene e che non ci sono gravi emergenze altrimenti ben vengano governi come quelli di Dini, Ciampi, Monti, Draghi o di personalità non votate dai cittadini ma di alto profilo per competenza e rigore, personalità scelte dal presidente della Repubblica e votate liberamente da una maggioranza del parlamento. Perché, ricordiamolo, finora i governi tecnici non sono stati varati da giunte militari. E’ come se qualcuno promettesse a una persona piuttosto acciaccata che non avrà più bisogno di medici, di pronti soccorso, di ospedali, basta un cocktail di pastigliette per vivere bene. La promessa che non ci sarà più bisogno di cure straordinarie è fallace, non basta il 55% dei seggi in Parlamento previsto dalla riforma meloniana, anche Berlusconi aveva una larga maggioranza quando i leghisti si rifiutarono di approvare i provvedimenti economici necessari per fermare la spirale della crescita dello spread, sto parlando del 2011, ve lo ricordate o credete alla favola berlusconiana della macchinazione dei poteri forti europei?

Il sogno meloniano potrebbe funzionare solo se lei riuscisse ad avere da sola un consenso sufficiente ad essere la prima contro tutti gli altri. Certo, direte voi, basterà costruire un partito unico più largo, inglobare tutta Forza Italia e, mettere all’angolo Salvini2. E come fa ora ad approvare la riforma costituzione in cui è richiesto almeno il 70% degli assensi per evitare il referendum popolare?

Beh, allora anche lei mi sembra un’oca giuliva che gioca con la Costituzione e con le istituzioni senza sapere bene dove potrebbe andare a parare.

  1. qui penso ad alcuni renziani ↩︎
  2. Per il momento non si parla di legge elettorale ma è ovvio che ce ne vorrà una adatta al nuovo assetto. Qualcuno ricorda la legge Acerbo che prevedeva un premio di maggioranza di due terzi del parlamento al partito più votato purché superasse il 25% dei voti espressi. Con questo meccanismo il listone Mussolini ottenne nel 24 il 60% dei voti e i due terzi dei seggi in parlamento. Per le elezioni del 1929 venne introdotto un sistema plebiscitario, fine della democrazia parlamentare. ↩︎


Categorie:Politica

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