Finito il frastuono dei primi commenti, sto cercando di capire meglio cosa è successo, di capire soprattutto le mie reazioni rispetto ad un esito in parte prevedibile ma comunque destabilizzante. Elenco, forse in disordine, alcune riflessioni che mi vengono in mente.

Abbiamo toccato con mano quanto il nostro sistema informativo, media, giornali, social, sia debole e fuorviante e spudoratamente legato agli interessi di parte. Forse è vero che lo zampino dei servizi segreti vari che prosperano in giro per il mondo in questo clima anteguerra mondiale abbia impedito di avere una visione attendibile del continente europeo che andava alle urne. Polemicucce di paese ci hanno impedito di sapere e di capire cosa stava accadendo in giro per l’Europa negli altri paesi ma lo sgretolamento interno ai singoli stati e tra gli stati fa emergere un problema nuovo: per molti il sogno europeo è veramente a rischio.
L’informazione non solo è stata insufficiente a garantire una scelta degli elettori consapevole e ponderata ma ora, dopo le elezioni, i commenti rinforzano i pregiudizi o le polemiche e distorcono i risultati secondo le proprie interpretazioni di parte. Ovviamente prevale la conta dei seggi e l’attenzione per le graduatorie marcando vincitori e vinti ma si scopre che, in un corpo elettorale così vasto ed eterogeneo che raccoglie quasi un intero continente, la consistenza delle posizioni principali, quelle degli schieramenti tradizionali dei grandi movimenti popolari, prevale anche se localmente questo o quel partito ha avuto un tracollo; a tanti terremoti locali corrisponde un quadro sostanzialmente stabile. Questa situazione rafforza l’idea di quel 50% di astenuti che non vota poiché nulla può cambiare. In questa fase, gli antieuropeisti hanno buon gioco nel diffondere o rinforzare un diffuso cinismo nei confronti della politica. Nemmeno ora i commentatori e gli esperti si premurano di spiegare bene come funzionano le istituzioni europee, comprensione necessaria per capire le complesse scelte di queste ore con i capi di stato e di governo che si riuniscono nel Consiglio dell’Unione Europea. Si percepisce solo la convivialità e il pettegolezzo.
Gran parte dei media italiani aveva gonfiato le attese circa gli effetti dei risultati italiani sugli equilibri dell’Unione europea in particolare troppi hanno insistito sulla possibilità che Meloni potesse essere l’ago della bilancia per buttar fuori dalla maggioranza, che ha sin qui governato nel parlamento europeo, proprio l’ala sinistra rappresentata dai socialisti e dai verdi rimpiazzandoli con i conservatori e con la destra più o meno estrema. La Meloni, con un attivismo spasmodico e con una sfacciataggine senza scrupoli, ha accreditato questa immagine e questa possibilità e molti ci hanno creduto o sperato come accadde tanti anni fa a Matteo il gradasso di cui racconto nel post Il ranocchio. Di queste ore le trattative per il nuovo assetto della commissione europea, l’organo tecnico che gestisce e che propone leggi e regolamenti al Consiglio dell’UE, il vero organo di governo, e il nuovo Parlamento che abbiamo or ora eletto. Se la situazione italiana si proietta su quella europea ciò è vero solo per l’analogia tra la dinamica interna nella nostra coalizione di destra, divisa tra FdI e Lega e i movimenti extraparlamentari che si agitano nelle piazze e negli stadi e le dinamiche nella galassia delle varie destre nazionaliste forse accomunate solo dalla xenofobia ma divise nella difesa dei particolarismo nazionalistici e identitari che impediscono di costituire una massa unitaria numericamente significativa … per fortuna! La Meloni immagina forse di avere carisma sufficiente per federare personalità, leader, organizzazioni, la babele della destra populista fascistoide ma almeno in questa tornata sembra che ciò non sia possibile. La sua eccessiva visibilità forse potrebbe paradossalmente indebolire la posizione italiana in seno agli organismi direttivi dell’Unione. Vedremo. Ciò che è certo è che se tornerà in Italia avendo rotto con i protagonisti del potere europeo potrebbe trovarsi indebolita anche all’interno del governo e soprattutto nella gestione della cosa pubblica e dell’economia che diventerà a breve la vera grande questione politica dell’Italia con il suo debito fuori misura.
In questi giorni leggevo una notizia riportata da un amico su FB Pierluigi Fagan e cioè che quest’anno scade l’accordo tra USA e Opec di 50 anni fa che imponeva il prezzo del petrolio in dollari cosa che ha dato la possibilità di stabilizzare l’economia mondiale e rendere il dollaro la principale moneta di riserva. Come saremo messi se ci fosse una nuova e feroce fase di instabilità finanziaria globale intrecciata con guerre incancrenite che non trovano soluzione?
Eletti ed elettori
Riflettere sui risultati può voler dire anche leggerli per capire come sono gli elettori, non solo per conoscere coloro che sono stati eletti.
Non sono un sociologo né uno psicologo sociale e non mi avventuro a dire qualcosa per rispondere a questo quesito: come sono gli europei? gli europei esistono davvero o sono il residuato di una dissoluzione progressiva delle potenze e delle famiglie regnanti che avevano conquistato il mondo fondando ovunque proprie colonie? Siamo quel popolo traumatizzato da due guerre mondiali in cui milioni di europei sono stati uccisi e metodicamente sterminati e salvati da nostri coloni che avevano costruito un nuovo impero mondiale? L’Unione Europea è quell’estremo tentativo di restare a galla in una tempesta in cui avanzano nuovi imperi politici fortemente identitari, immensi potentati economico-finanziari privati che sfuggono a qualsiasi controllo statale e democratico. Quella che potremmo chiamare civiltà europea sta invecchiando e, attanagliata dalla paura del futuro e dell’invasione di gruppi etnici esterni, alza muri e abbandona una vocazione liberale e libertaria per assumere forme autoritarie e belliciste. L’Unione è cresciuta attraverso l’abbattimento delle frontiere tra gli stati, scegliendo il liberalismo economico e la moneta unica. Un modello sociale ispirato alla socialdemocrazia che ha garantito una invidiabile qualità della vita. La costruzione dell’Europa è avvenuta progressivamente attraverso scelte pragmatiche che ipotizzavano la necessità di nuove tappe e nuovi miglioramenti. Queste elezioni del 2024, avvenute dopo la Brexit, le crisi economiche globali del 2008, il Covid, l’inflazione galoppante, la penuria delle risorse energetiche, le guerre alle porte, forse costituiscono una battuta d’arresto nella coscienza collettiva: come se tra i popoli europei e le istituzione che li rappresentano si fosse frapposto un filtro che impedisce la comunicazione: due mondi, quello della gente reale che vive nel proprio contesto nazionale o regionale o addirittura nel proprio quartiere e la casta dei potenti che si riuniscono e decidono. In mezzo il mondo dei media che deforma immagini e contenuti a proprio uso e consumo e che per definizione sgretola invece di aggregare e unire.
Gli europei dispersi, impauriti, vecchi, ricchi, annoiati, che non credono più a niente, mostrano di avere un cuore indurito e indifferente arrivando a teorizzare metodi violenti per frenare l’invasione dei migranti che poi trattano in modo inumano.
Notizia di oggi: nuovi naufragi in mare in cui i pochi sopravvissuti parlano di navigli che fanno finta di non vedere e non prestano soccorso e addirittura di sparatorie all’indirizzo di questi poveretti.
Interrompo qui il post sperando di riuscire a focalizzare meglio nuove riflessioni intorno a un passaggio storico che merita un riflessione attenta che purtroppo non sembra essere nelle intenzioni dei nostri media.
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