Tra queste mie riflessioni sulla cronaca politica legata alle elezioni che a vari livelli stanno interessando tutto l’occidente democratico non poteva mancarne una sulle prospettive aperte dalle elezioni americane del prossimo novembre. Nei giorni scorsi il duello televisivo tra Biden e Trump ha dimostrato l’inadeguatezza dei due sfidanti e, mentre Trump è più o meno lo stesso di cui abbiamo avuto un assaggio nella precedente presidenza, Biden è chiaramente affetto da quei disturbi tipici dell’età avanzata che non possono garantire né l’elezione né una prestazione all’altezza della superpotenza che lui dovrebbe governare per 4 anni.
La prospettiva è agghiacciante soprattutto se, come le smorfie di Trump fanno presagire, la debolezza di Biden e l’eventuale vittoria di stretta misura potrebbe autorizzare la destra a ripetere l’atto eversivo che chiuse la presidenza Trump il quale tentò con la piazza un colpo di stato invadendo Capitol Hill ove si doveva sancire la vittoria di Biden.

Tutto fa pensare che questa coppia che si presenta alle elezioni raffiguri fedelmente lo stallo in cui si trova la società americana divisa al suo interno in mille rivoli diversi per censo, cultura, aspirazioni, identità e assediata dalla paura di perdere il primato globale e di regredire economicamente. Antichi mali quali il razzismo, la violenza delle armi acquistabili al negozio sotto casa, covano sotto la cenere e alimentano una polarizzazione tra opposti estremismi che potrebbe impedire un corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.
Le istituzioni democratiche statunitensi sono state pensate per reggere ad ogni imprevisto soprattutto a bilanciare il potere espresso dalle elezioni democratiche con altri poteri che impediscono che qualcuno possa approfittare per imporre una propria visione totalitaria e autoritaria ma il rischio, proprio per l’esistenza di numerosi contropoteri, è che l’edificio si sgretoli progressivamente e lasci spazio alla guerra civile, guerra che per certi versi, seppur in modo diffuso e soft, è in atto, se facessimo la statistica dei morti ammazzati per le più svariate ragioni.
In effetti la scappatoia ci sarebbe ed è quella proposta dal NYT e cioè che Biden, consapevole dei propri limiti, rinunci alla candidatura. Al momento è l’unico che lo possa fare perché è stato incoronato candidato da una procedura democratica regolare, le primarie. Mi piace sperare che questo atto di coraggio da parte di Biden sia la prossima buona notizia. L’alternativa è un periodo oscuro e pauroso in cui lo stesso Trump vincente contro un Biden troppo debole si sentirà autorizzato a eccedere nella gestione del suo potere.
Insomma anche in America la democrazia è a rischio
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Purtroppo hanno ragione coloro che vedono, e non da oggi, un declino dell’Occidente. La rappresentazione evidente di questo declino la si è avuta con questo dibattito. Però, non è chiaro a tutti che, proprio il tanto vituperato Occidente, è ancora uno dei pochi, se non l’unico luogo nel quale la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha ancora cittadinanza. Le alternative a questo “bieco” Occidente le vediamo dispiegarsi in forme diverse. Basta osservare Russia, Cina, Iran, Korea del Nord, ecc… quelle potenze che proclamano “felici e vittoriose”, il prossimo abbattimento dell’Occidente e, con esso i suoi principi di democrazia e libertà. Ciò che più intenerisce e strazia è l’adesione, supina e cupida di tanti commentatori occidentali, allo smantellamento di una costruzione ideale, pur non perfetta che risale alla Rivoluzione Francese.
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Grazie sono perfettamente d’accordo. Se si volesse c’è ancora tempo.
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