Come voterò – 2018

Il 14 gennaio scorso ho descritto in un post i miei orientamenti  nella prossima tornata  elettorale.

Punti fermi

Ad oggi 22 febbraio la mia posizione rimane invariata. Mi ha confortato la scelta di Prodi che sembra ragionare come me, o meglio io ragiono come lui.

Il clima nel frattempo si è appesantito non solo al livello del dibattito mediatico ma anche nelle strade e nelle piazze in cui sussulti di violenza stanno riemergendo.

Rimettere in evidenza questa pagina è un atto di responsabilità personale in un momento in cui si sente il peso delle contraddizioni insite in  una situazione politica e sociale molto complessa e rischiosa.


24 febbraio 2014

riporto qui una presa di posizione di una amicizia di FB

Elsa Emanuela Stella Io sono circondata da gente della mia eta’, sessanta-settantenni, pensionati che hanno svolto lavori professionali, hanno la casa di proprietà, magari hanno pure investito la liquidazione che gli dà una rendita, che hanno sempre votato pci, pds, pd, che adesso sono tentati da D’Alema-Grasso e anche da Potere al popolo, perché “Renzi è arrogante”. Io credo di dover votare per chi mi rappresenta, e come pensionata borghese con la casa non mi sento rappresentata ne’ dalla finta sinistra “pura” (D’Alema è mio coetaneo, stavamo insieme nella Fgci, per lui la sfida è tornare in Parlamento dopo essere stato rottamato) né dai Cobas, dagli occupanti di immobili sfitti, da chi prefigura un’Italia ispirata al Venezuela di Maduro, come ho letto sostenere in un’intervista, la leader di Potere al popolo. Conosco molta gente che quasi alla soglia dei 50 anni ha ottenuto la cattedra con la Buona scuola, e se ci si prendesse la pena di leggerlo si vedrebbe che il Jobs act non fa licenziare i lavoratori. ma come può uno scoglio arginare il mare?, diceva il poeta; perfino la proprietaria del negozio di elettrodomestici, mia coetanea e in una fascia di reddito molto superiore alla mia, voterà D’Alema, fa fico, evidentemente, va di moda. il mainstream se la batterà tra Berlusconi e Di Maio, però nessuno potrà indicarmi come responsabile dell’Italia del dopo 4 marzo, io voto PD.

Questa posizione non coincide con la mia, tuttavia la trovo chiara e cristallina e per questo l’ho riportata qui in questa pagina.


28 febbraio 2018

Finalmente anche Letta ha manifestato la sua posizione


Così l’amico Giame Rodano scrive oggi su Facebook

LA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO

In risposta alle domande di mio figlio Tommaso.

Tommaso carissimo, non è facile risponderti. Siamo difatti alla fine (finalmente) della più brutta campagna elettorale che io, ormai vecchio, ricordi. Brutta perché ci conduce al voto con una legge elettorale pasticciata, le cui radici malate affondano negli esiti del referendum costituzionale (ma in realtà un referendum su Renzi, per il quale egli – ma certo non solo lui – ha senza dubbio qualche colpa). Brutta, anzi bruttissima, non solo per la mancanza di proposte minimamente serie sui problemi veri che ci sfidano in Italia, come in Europa e nel mondo, ma anche per la carenza di alternative praticabili dopo il 4 marzo che non siano comunque pasticciate. Sia quella di un governo di centro destra che avrebbe come riferimenti Orban e Le Pen nel vecchio continente, Trump sulla scena internazionale. Sia quella di coalizioni le più varie, ma tutte improbabili, ma sempre pasticciate, rissose, destinate prima o poi al fallimento (coalizione di centro sinistra più Berlusconi e viceversa? Cinque Stelle più Liberi e Uguali o, peggio ancora, Cinque Stelle più Lega? O altri escamotage oggi ancora non immaginabili?). Brutta, anzi pessima, per il clima avvelenato che si respira nel paese; un clima fatto di malignità diffusa, di menzogne incredibili, di rifiuto di ogni parvenza di dialogo e di respiro culturale. Stiamo diventando cattivi, rancorosi pure nei rapporti personali e nella vita quotidiana. Puoi ben credere, Tommaso, che passati da un po’ i settanta anni, io non mi riconosca più in questo mondo che non mi piace, che anzi mi addolora e mi angoscia. Perché allora, mi chiedi, tuo padre voterà PD?Innanzitutto per essere fedele alla mia storia personale, segnata – per quanto ho potuto – da ideali di libertà fraternità e uguaglianza calati in una realtà concreta, praticati non come semplice testimonianza da anime belle o peggio da estremizzanti astratti furori ai cieli dell’assoluto. Ideali insomma da conquistare e, in ogni caso, da difendere con la pazienza e la fatica di una politica consapevole dei suoi stessi limiti. In secondo luogo, e veniamo alle scadenze imminenti, perché ritengo il PD l’unico muro un po’ robusto rispetto ai rischi di una democrazia (malata forse, ma l’unica che ci resta) e a quella che avverto come la marea di una barbarie montante. Infine perché forse un PD non sconfitto potrebbe consentirgli di essere determinante in una fase di transizione che, con una nuova legge, possa condurci a un nuovo voto, con idee, proposte e coalizioni finalmente più praticabili. Una fase, magari non lunga, che consenta a tutti, al PD per primo, di riflettere prima di infrangersi sull’iceberg e di affondare nell’abbisso. Ecco, figlio mio che amo e che stimo, le ragioni del voto che farò domenica prossima. Posso capire le tue ragioni, cerca, se vuoi, di capire le mie. Ti abbraccio

papà.