Difficile raccontare le tante riflessioni amare di questi giorni sulla situazione della sinistra. Lo devo fare per bilanciare quelle sulla destra contenute nel precedente post.
La nuova legge elettorale potrebbe diventare una trappola per la stessa Meloni che l’ha concepita e voluta, ma per il centro sinistra è un capestro che già ha effetti negativi su tutta l’opposizione. La necessità di stringere un chiaro accordo prima delle elezioni intorno ad un unico candidato premier è sufficiente a far saltare tutti i precari equilibri di una molteplicità di interessi e di ideologie che si coagulavano sopratutto come opposizione antifascista.
Il sistema mediatico tutto in mano alla destra berlusconiana, alla Rai meloniana e a testate possedute da capitalisti direttamente coinvolti nelle privatizzazione dei servizi pubblici (vedi Angelucci & C ) è già riuscito mirabilmente a convincere il cittadino medio che le cose non vanno poi così male e che con i ‘comunisti’ potrebbe andare molto peggio. L’opposizione si ostina a ripetere con toni apocalittici che le cose vanno male per gli italiani ma a forza di gridare al lupo al lupo nessuno crede più agli allarmi, d’altra parte ci siamo abituati alle guerre, alle stragi e alla crudeltà delle repressioni contro popolazioni inermi e ormai la parola remigrazione forzata è stata sdognata.
Ora le rivolte giovanili spagnola e francese oltre ad essere una scintilla che potrebbe innescare processi simili anche da noi, sono la dimostrazione che le ricette dello stato sociale ben amministrato alla Sanchez o il capital liberalismo laico alla Macron sono troppo fragili per far fronte alla onda nera del trumpismo e del nazifascismo.
Forse per questo le forze di centro sinistra stanno cincischiando ripetendo slogan già sentiti come la necessità di investire in sanità istruzione e ricerca.
Ma è notizia di questi giorni che ci troviamo in piena stagflazione ovvero in una stagnazione economica per cui la crescita è troppo debole per produrre nuovo reddito per rimborsare il debito pubblico e investire in nuove attività produttive e che l’inflazione, importata con l’aumento dei prezzi energetici impoverisce quegli strati della popolazione che potrebbero con il loro risparmi investire in sviluppo. Per frenare l’inflazione bisognerebbe alzare i tassi di interesse e deprimere ulteriormente la produzione di ricchezza, un circolo vizioso che trasforma il debito pubblico in un macigno che ci sovrasta pericolosamente e ciò in tutte le economie occidentali dagli USA all’Europa.
Insomma non mi vorrei trovare nei panni dei leader che vorrebbero sostituire la Meloni, ha vita facile solo Vannacci con le sue proposte strampalate e inaccettabili che nemmeno scandalizzano più ma movimentano a suo favore una palude in disfacimento.
Spero sempre di sbagliarmi e di essere smentito.
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