Ed ora la scuola

25 anni fa, quando seppi delle Torri Gemelle, la primissima reazione dopo la paura irrazionale fu di pensare ai miei figli e nipoti e di immaginare che la guerra sarebbe diventata una realtà diffusa nel mondo e che saremmo tornati alla leva obbligatoria. La reazione degli USA e del mondo occidentale fu quella di dichiarare guerra totale al terrorismo e di sanzionare gli stati canaglia che avevano ospitato o finanziato le formazioni terroristiche che ormai stavano insanguinando tanti paesi. Gradualmente ci siamo abituati alla realtà di una guerra mondiale a pezzi che è diventata via via più crudele e violenta con effetti tangibili fino al carrello della spesa e alle bollette energetiche. Alla debolezza dell’Occidente che non è riuscito a vincere nessuna delle tante guerre scatenate come ritorsione dopo l’11 settembre, la Russia ha pensato bene di intervenire negli affari interni dell’Ucraina invadendola. Negli ultimi quattro anni, grazie anche alla dissennata politica di Trump, lo scontro tra i blocchi e tra singoli paesi ha segnato la vita anche dell’Europa che ha dovuto finanziare obtorto collo una guerra alle proprie porte e riarmarsi per la minacciata fine dell’ombrello difensivo della Nato da parte dell’America.

In un diffuso clima guerresco crudele e violento, le relazioni interpersonali si sono incrudelite anche all’interno della nostre società. Pur non essendo stato mai chiaramente annunciato, l’educazione dei giovanissimi e degli adolescenti ha cambiato tono: disciplina, merito, competizione, identità sono rimedi alla paura di un futuro segnato dall’incertezza e dal declino economico e politico. Senza colpo ferire e senza un forte contraddittorio, per via amministrativa, la scuola ha subìto piccole e grandi trasformazioni che l’ha resa un po’ più simile ad una grande caserma per la formazione di giovani italiani pronti a morire per la patria (sto esagerando, ma a piccole dosi questa è la medicina). Le nuove indicazioni nazionali, a cui la programmazione scolastiche si deve ispirare, contengono molti punti in tal senso: esplicito è il riferimento alla formazione di una identità nazionale di piccoli e giovani italiani, il suggerimento di ritualità tipiche delle formazioni militari quale alzabandiera o la memorizzazione dell’inno nazionale. La stessa raccomandazione di accedere alla lettura della Bibbia può rispondere all’esigenza di benedire le guerre di popoli eletti nei confronti di nemici storici come i filistei. Stiamo imitando la lettura integralista della Bibbia prevalente negli Stati Uniti? L’amore cristiano annunciato nel Vangelo è forse troppo inclusivo? Insomma la scuola si va militarizzando in tante forme più o meno velate.

Se l’obiettivo è di educare giovani italiani avendo come discriminante la comune lingua italiana, la presenza di giovani immigrati che non la conoscono o ne conoscono solo alcune elementi senza praticarla in famiglia costituisce una difficoltà per alcuni docenti che preferirebbero avere classi selezionate ed uniformi e che non hanno mai digerito la fatica di gestire una scuola inclusiva e multicolore. Allora la nostra madrecristiana ha pensato bene di cavalcare anche questa difficoltà stigmatizzando la presenza di troppi ragazzi immigrati alle prime armi con la lingua italiano di farsi paladina dei poveri ragazzi italiani ariani che rischiano di diventando minoranza a casa loro e perdono la possibilità di eccellere nella loro lingua.

Con grande spregiudicatezza e cinismo alla rincorsa dei voti vannacciani lancia una campagna mediatica in difesa dell’italianità dei nostri autoctoni insidiati da una moltitudine di ragazzini di colore diverso. Giù la maschera, fuori lo straniero perché i nostri cocchi di mamma devono essere ben accuditi ed eccellere per forza, bellezza e cultura.



Categorie:Politica

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