Un bug nella legge melonellum?

Premetto che non ho letto il testo della legge ma so solo quello che emerge dai dibattiti televisivi e dai giornali.

La legge, se non fosse modificata dalla Corte Costituzionale con tagli su alcuni aspetti che potrebbero essere incostituzionali, promette di costituire una maggioranza parlamentare stabile in parlamento ma solo se l’attuale destra riuscisse a superare il 42 % dei voti espressi e, se non si allea con Vannacci, la probabilità è piuttosto bassa, se non impossibile, a stare ai sandaggi di questi giorni. Se Meloni cercasse l’appoggio di Vannacci l’alleanza potrebbe perdere voti al centro per qualche punto percentuale. Insomma, ad oggi Meloni potrebbe vincere con una probabilità non superiore al 10%. Il centro sinistra dal canto suo se non supera le attuali frammentazioni e non chiude un accordo forte intorno a un leader credibile difficilmente raggranella il 42%. A voler essere ottimisti anche la sinistra potrebbe centrare l’obiettivo del 42% con una probabilità inferiore al 10%.

La promessa di maggioranze stabili e forti intorno ad un leader sarà realizzata con probabilità del 20% mentre nell’80% avremo un parlamento votato con metodo proporzionale senza il premio di maggioranza, con la presenza di circa 10 partiti diversi. Altro che stabilità, torneremo alle trattative al Quirinale per formare ex post una maggioranza come accadeva nella prima Repubblica. Sia chiaro, questa prospettiva la ritengo preferibile alla soluzione autoritaria di una sola parte che prende tutto il potere senza bilanciamenti. Insomma la legge promette una cosa che non può mantenere con certezza. Per chi crede e spera nella stabilità questa è una patacca.

Ma non è questo il vero bug della legge. Supponiamo che la legge funzioni come promette, la sera delle elezioni sappiamo chi è il vincitore o la vincitrice e festeggeremo o andremo a letto sconsolati. Ma che succede se dopo qualche mese l’eletto o l’eletta si dimette perché stanco/a, perché muore o è afflitto da una grave malattia o scopre che la sua compagine non fa quello che lui o lei vorrebbe fare? Nel caso del sindaco è previsto che il consiglio comunale si sciolga e si rifanno le elezioni ma nel caso del parlamento la legge non prevede nulla e poiché sono fatte salve le prerogative del presidente della Repubblica, sarà il presidente che nominerà un nuovo capo del governo e verificherà se nel parlamento ci sarà una maggioranza anche diversa da quella uscita dalle elezioni.

Temo che pochi abbiano analizzato questo scenario, almeno a livello dei dibattiti che ho ascoltato sull’argomento. Voi mi direte che questa non è una gran falla poiché una soluzione è data dalle funzioni del presidente della Repubblica. Sì, ma in questo caso l’eletto/a non è l’unto del signore insostituibile ma una persona che deve rispondere alla maggioranza parlamentare che le sopravvive.

L’attuale opposizione è abbagliata dalla figura della Meloni come possibile vincitrice delle prossime elezioni con pieni poteri e carisma mostrato in questi 4 anni per cui il centro sinistra pretenderebbe di individuare una propria figura alternativa che possa competere con l’immagine abbagliante della Meloni. Non abbiamo una Meloni di sinistra, abbiamo leader diversi tra loro e diversi dall’ideal tipo di capa/o disegnato impropriamente dalla legge Melonellum. E quindi litigano e si fanno gli sgambetti.

Non ripeto le tante ragioni contro le primarie di coalizione fatte in questo momento. Sono convinto che la prima mossa per uscire da questo impasse spetti alla Schlein come leader del partito più grande della coalizione di centro sinistra. Dovrebbe rinunciare alla propria candidatura a favore di un parsonaggio gradito politicamente a quasi tutti, con esperienza e saggezza. Io penso a Bersani, un uomo che non serba rancori che può ricucire i motivi di divisione proprio tra le due forze maggiori PD e M5S. La sua figura potrebbe far aumentare quel 10% di probabilità che ho ipotizzato sopra ma certamente non potrebbe essere peggio di Ely o di Giuseppi scelti con delle primarie laceranti.

Ma proprio per essere coerenti con se stessi, per rimarcare che il meccanismo dell’elezione diretta del premier è una sgrammaticatura costituzionale, nel caso improbabile della vittoria della sinistra Bersani, o chiunque altro fosse il candidato premier, dovrebbe rimettere la sua designazione tirandosi indietro nelle mani del capo dello Stato che deciderà in autonomia chi dovrà governare sulla base dei seggi assegnati.

Se il premio di maggioranza non ci sarà, ugualmente il Quirinale dovrà assolvere alle sue consuete funzioni e cioè nominare un capo del governo che dovrà cercare di formare una maggioranza.

E forse c’è un secondo bug: che succede se le coalizioni in lizza fossero 3?



Categorie:Politica

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