Il porcellum

Fedele alla natura di questo blog, alla sua vocazione razionale e non emotiva o istintiva credo che oggi valga la pena di ricordare alcuni fatti apprentemente marginali ma che possono spiegare molte mosse che in questi giorni i vari pokeristi stanno facendo in questo gioco perverso sulla pelle degli italiani (non sono un giocatore di carte e quindi la metafora forse è impropria)

Il porcellum l’ha voluto Berlusconi

Tutto è legato alla legge elettorale, cosiddetta porcellum che alla fine, per decisione di Berlusconi, non sarà riformata. Il porcellum fu servito su un piatto d’argento dai leghisti nella persona di Calderoli alla fine di due governi fa di Berlusconi, visto che si profilava una vittoria della sinistra capeggiata da Prodi. Il meccanismo di assegnazione dei seggi ben congegnato era tale da depotenziare la vittoria della compagine che non aveva la maggioranza nelle regioni del nord. La legge funzionò benissimo perché Prodi ottenne un premio di maggioranza forte alla camera dei deputati mentre aveva solo 1 o 2 voti al senato e dovette elemosinare i voti dei senatori a vita per dar vita al suo governo, che ovviamente era sottoposto al ricatto di tutti i partitini che facevano parte della coalizione e non arrivò quindi alla fine della legislatura.

Tu prendi la Lombardia, io l’Italia

Il centrodestra, se si allea con i leghisti fortemente insediati nelle regioni chiave del nord, è certo di poter impedire al centrosinistra di raggiungere una maggioranza ampia e sicura al Senato.  Quindi l’esito finale dipende direttamente dal posto da offrire a Maroni come presidente della regione Lombardia. Questo voto di scambio, tu vai al pirellone e noi al Quirinale o alla peggio rendiamo la vita impossibile alla sinistra, è realizzabile solo se le elezioni nazionali e regionali avvengono lo stesso giorno, perché i compari alla fin fine non si fidano molto l’uno dell’altro. Il porcellum ora funziona ancora meglio perché, rispetto al maggio 2006, il popolo è più disperso, impaurito e arrabbiato e perché una nuova forza organizzata e consistente è capace di drenare almeno il 15% dell’elettorato e si dichiara indisponibile a fare alleanze preventive. Se quindi sei disperato, il tuo partito è in frantumi, se non sei riuscito a preparare un successore credibile, se nessuno mostra gratitudine, se la notte sogni spesso il commissario Javert, se l’inattività da pensionato ti è già venuta a noia, chiama al telefono Maroni e digli che si può fare, che è pronto un cocktail colorato e profumato per una nuova scorpacciata di potere.

Le liste bloccate

Scusate mi sto identificando con Berlusconi. Volevo in realtà spiegare come funziona il porcellum. Semplice, ma questa informazione viene spesso dimenticata rispetto all’altra caratteristica che genera inutilmente più scandalo. Tutti si stracciano le vesti perché le liste sono bloccate e i nomi dei candidati vengono decisi dai partiti. Sì, è molto rischioso e abbiamo visto come sono venute fuori le Minetti e Renzo Bossi o quell’onorevole leghista che legge un testo mal scritto come un analfabeta di 50 anni fa ma, tutto sommato, se un partito è una organizzazione seria posso pensare che le scelte le abbia fatte secondo un criterio razionale e accettabile. In sostanza la liturgia grillina delle parlamentarie non credo che abbia selezionato un nuovo personale politico all’altezza del compito di un parlamentare, non basta essere incensurati.

Ingovernabilità programmata

Il porcellum si caratterizza per il fatto che prevede due modalità di assegnazione del premio di maggioranza, per i deputati si considera la somma dei voti ottenuti dalla coalizione a livello nazionale mentre per i senatori ci sono premi regionali per cui se la coalizione non è forte nelle regioni con forti premi di maggioranza, le regioni più popolose, la somma finale dei seggi può depotenziare o annullare il vantaggio raggiunto nella camera dei deputati.

Tanto peggio tanto meglio

Quindi il porcellum è un distillato di saggezza politica che serve a garantire strategie nichiliste del tanto peggio tanto meglio. Ora si tratta di capire se l’altro salvatore della patria, Grillo, voglia celebrare fino in fondo il suo trionfo delibando una sua strategia del tanto peggio tanto meglio o se ha in mente qualcosa di positivo coerente con le aspirazioni di molti grillini onesti e in buon fede che sperano in una rinascita morale della politica.

6 thoughts on “Il porcellum

    • Il ragionamento è piuttosto ovvio ma ho deciso di scrivere questo post quando mi sono reso conto che Lucilla mia moglie non aveva chiaro questo particolare del premio di maggioranza al Senato. Tutti insistono sulle liste bloccate, questione certamente rilevante, mentre poi si tralascia di riflettere su questo meccanismo che è facilmente manipolabile con accordi di potere opportuni. Ovviamente scrivendo su un blog si ha l’illusione di avere un megafono anche se forse si grida al vento.

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  1. Caro Preside, mi vedo bene nel suo commento al porcellum, aggiungo che anche il Pd non si è strappato le vesti per riformare la legge elettorale. Probabilmente è interessato alla nomina dei propri candidati attraverso il sistema delle primarie che vedrà una scarsa partecipazione.

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    • La cronaca di questi giorni dimostra che la mia previsione era attendibile: è di ieri sera il tentativo di B di convincere Maroni a firmare il patto di scambio ma non potendo garantire la merce (voti PDL), Maroni pretende senza promettere nulla. Mimmo fa carico al PD della responsabilità della mancata riforma elettorale. Ricordo che il PD è forza minoritaria in questo parlamento e che il centro, fino alla salita di Monti, remava contro soluzioni maggioritari bipolari e che quindi una nuova legge elettorale poteva passare solo con un accordo con il PDL, ma B è tornato prepotentemente in scena con la politica del tanto peggio tanto meglio. Sulla partecipazione alla primarie PD dobbiamo aspettare solo poche ore ma ad occhio penso che supereremo i famosi 20.000 partecipanti tanto sbandierati da M5S. Bravo Bersani, potrebbe fare la pubblicità ad un famoso tè, la forza dei nervi distesi. Magistrale la reazione all’imprevista azione di Monti, linguaggio semplice e chiaro, gradualmente più formale come si addice a un candidato premier.

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