Così iniziava il post precedente : La disastrosa crisi della coalizione di destra capitanata da Meloni … .
Vorrei ora giustificare meglio questa affermazione. La legge elettorale in via di approvazione si fonda sulla scelta diretta del capo del governo tramite l’individuazione preventiva del candidato premier di ciascuna coalizione in lizza. L’ipotesi che ci sia una polarizzazione su due soli schieramenti opposti e che quello che supera il 42% dei votanti gode di un premio di maggioranza molto forte che permetterà una stabilità della coalizione vincente simile a quella della attuale maggioranza uscita dalla legge Rosatellum.
Mentre il centro sinistra fa fatica a coagularsi intorno a un unico personaggio, a un leader carismatico, la destra è da sempre abituata a stringersi intorno a un capo o perché questi ha gli strumenti per condurre una campagna vincente (è stato il caso di Berlusconi) o perché, sfruttando la debolezza delle altre forze della destra riesce a raccoglierne il travaso interno dei voti. Salvini cavalcò l’indebolimento di Berlusconi creando una nuova lega nazionale che, superando il separatismo del primo Bossi, ha dirottato l’ostilità bossiana per i terroni contro gli immigrati e ottenuto il primato dei voti nella destra nell’anno in cui i 5 stelle avevano rimescolato gli equilibri determinando tre schieramenti contrapposti. La vittoria dei 5 stelle portò a tre governi molto diversi che esclusero Fratelli d’Italia i quali astutamente tennero il punto anche con il governo Draghi raccogliendo nel proprio partito quanto Forza Italia e la Lega andavano perdendo alla fine della legislatura.
Il governo Meloni ha usufruito di una vasta maggioranza parlamentare rispetto ai voti reali grazie ai meccanismi premianti della legge Rosatellum e alle stupide scelte del centro sinistra. Ma governare logora chiunque anche una Meloni molto attenta all’uso dei social, alle dirette televisive, ai proclami e alla gestione minuta delle emergenze del paese. A conclusione di quattro anni di governo nessuna delle grandi riforme istituzionali annunciate sono andate in porto, una di queste, cara ai berlusconiani, è stata bocciata dai referendum, quella del premierato non ha visto la luce e si è pensato a un surrogato come è l’attuale proposta di legge elettorale (melonellum), quella delle autonomie differenziate cara ai leghisti è in uno stallo istituzionale bloccata dai rilevi della corte costituzionale.
In realtà, il governo ha fatto molto nella gestione corrente assecondando le istanze più profonde delle frustrazioni del cittadino medio che li aveva votati, alimentando lo scontento dei propri elettori. Così il problema degli immigrati rimane irrisolto ed è il motivo che accomuna la destra come la paura diffusa per il futuro, l’ostilità per le normative europee che limitano le libertà individuali, l’invidia per le caste ‘privilegiate’ dei medici, dei giudici, dei docenti ….
In estrema sintesi si può dire che senza risolvere i problemi li ha aggravati alimentando gli atteggiamenti aggressivi e che non possono trovare risposte. In una parola la gestione prudente, opportunistica e ondivaga della Meloni ha generato un mostro alla sua destra: una leadership che per ora destabilizza l’intera compagine di governo togliendo almeno il 10% del consenso e quindi rende il marchingegno della legge elettorale una trappola proprio per la destra .. a meno che non si trovi il modo di cooptare nella coalizione Vannacci senza scalfire la leadership della stessa Meloni.
Lei, dal referendum sulla giustizia in poi, sta demolendo l’immagine rassicurante della madre cristiana per rispolverare quella della combattiva ed intransigente popolana, nostalgica dei metodi autoritari che si prepara ad assecondare l’onda nera che sta travolgendo molte democrazie occidentali.
La Meloni rimane la preferita nei sondaggi ma gli equilibri sono molto precari all’interno della coalizione: Tajani e Salvini sono dischi rotti e i loro partiti sono in caduta libera, Meloni rischia di rimanere sola nel far argine a un Vannacci che ha tutti gli strumenti per fare il botto soprattutto se avrà tempo sufficiente per organizzarsi sul territorio. Di qui la fretta di Meloni di andare alle urne.
Ma c’è la trappola della nuova legge elettorale: nella scelta dei capilista bloccati quanti degli attuali parlamentari, non avendo la certezza della riconferma, cambieranno partito salendo sul nuovo carro in partenza?
Categorie:Politica
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