Soluzioni magiche

Torno a riflettere sull’economia in un momento in cui sembra che ci sia una bonaccia rassicurante dei mercati. Tra pochi giorni inizia l’era Trump e il vento delle novità forse sta per scatenare  nuove tempeste.

Austerità e democrazia

Questa mattina ho letto un interessante articolo di Amartya Sen dal titolo: Keynes, austerità e democrazia. Consiglio di leggerlo, è una prolusione a un convegno ed ha quindi uno stile espositivo adatto anche ai non addetti ai lavori come siamo noi. Interessante il punto di vista che affronta la questione con un’ottica planetaria e tenendo conto di un secolo di storia. Lega le vicende dell’economia agli umori e alle esigenze dei cittadini elettori che se non capiscono e non condividono le soluzioni adottate dai politici sono facilmente propensi a far rotolare teste senza sapere chi e come saprà trovare altre soluzioni migliori. E’ il caso degli Stati Uniti che votano Trump nonostante i positivi ma insoddisfacenti risultati della politica obamiana, è il caso dell’Europa che si sta rivoltando contro le politiche di austerità che non sono in grado di per sé di annullare i debiti pubblici presentati per troppo tempo come mostri paurosi. Lo studioso assimila le politica delle sanzioni post belliche della pace di Versailles, che portarono poi alla reazione nazista e fascista e successivamente alla seconda guerra mondiale, alle politiche di austerità attuate dopo la crisi finanziaria del 2008. Sostiene che l’unica strada per uscire da questa crisi che produce disoccupazione e disordine politico sono politiche keynesiane di sviluppo da finanziare anche a debito.

I parallelismi storici sono certamente interessanti ed illuminanti ma la storia non si ripete mai identica e il dopo2008 in Europa non è un terzo dopoguerra. Nei primi due dopoguerra  la ricostruzione di quanto era stato distrutto  era il principale fattore di sviluppo: noi ora abbiamo troppe case, troppe automobili, troppi elettrodomestici, troppa ricchezza perché possa essere ulteriormente aumentata. C’è inoltre un limite forte posto dall’inquinamento e dalla penuria di energia e di materie prime. C’è una concentrazione eccessiva della ricchezza che porta le classi dominanti a vivere di rendita e ad evitare il rischio dell’intrapresa. È una situazione delicata in cui sempre più elettori sperano in una bacchetta magica in grado di salvare capra e cavoli, garantire benessere senza lavorare troppo e senza intaccare i risparmi, i capitali.

I debiti delle partecipate

Di ieri la notizia che il sindaco di Livorno Nogarin ha raggiunto un accordo per un concordato preventivo per la locale azienda per lo smaltimento dei rifiuti. Il sindaco pentastellato aveva portato i libri contabili della società dal giudice attivando una procedura fallimentare. Gravavano 42 milioni di debiti che secondo le procedure consuete avrebbero dovuto essere tamponate con pari aumento di capitale da parte del Comune ed una ristrutturazione aziendale che riportasse l’azienda ad esercizi virtuosi, cioè a distribuire utili visto che l’azienda è partecipata da capitale privato che notoriamente non fa beneficienza.

Miracolo! bacchetta magica, l’accordo consente al Comune di Livorno di non sborsare tutti quei soldi, i creditori accettano di incassare solo l’80% del dovuto spalmandolo su un periodo di 5 anni.

Per Beppe Grillo, che scrive sul blog, “la cura imposta dal Movimento 5 Stelle ha funzionato: Aamps, l’azienda dei rifiuti di Livorno ridotta sul lastrico da anni di gestione clientelare a firma Pd, è finalmente salva”. Un “risultato epocale“, aggiunge. Anzi: “Quello che succede a Livorno con Aamps è quello che succederà a Roma. Presto avremo grandi soddisfazioni anche lì”. Dal Fatto Quotidiano.

Sono d’accordo, meglio che l’azienda si sia salvata ma chi paga i 42 milioni contestati? Vero, con lo sconto del concordato sono 33 milioni ma secondo voi chi li paga? Spesso le magie si basano sull’illusione ottica, credi di vedere una cosa ma ne accade un’altra.

Tre  cose potranno accadere:

  1. la società verrà radicalmente ristrutturata e, a tariffe invariate, avrà margini di esercizio per non fare nuovi debiti e per pagare a rate i 33 milioni,
  2. le tariffe verranno aumentate per pagare nei cinque anni il debito,
  3. pezzi della società e del servizio saranno privatizzati e ceduti a titolo di risarcimento ai creditori o ad alcuni di loro.

Forse la soluzione sarà un mix di queste tre soluzioni. Nulla di miracoloso ma, sia chiaro, ‘lacrime e sangue’ per i lavoratori dell’azienda e/o per i contribuenti.

Credo che Pizzarotti abbia fatto cose analoghe cedendo quote della proprietà comunale ai privati per annullare rapidamente un debito analogo che aveva ereditato.

Forse la Raggi dovrà fare altrettanto per evitare i dissesto delle partecipate comunali.

Nessun miracolo, nessuna magia poiché alla realtà non si può sfuggire con gli abracadabra. Efficienza, aumento delle tariffe, privatizzazione. Nessuna magia nuova, vecchie politiche classificate di destra o di sinistra a seconda del punto di vista. Speriamo che il mix pentastellato non sia troppo indigesto per gli elettori molto propensi a far rotolare teste.

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