L’amaro in bocca

Sono tra coloro che si rifiutavano di credere ai sondaggi sicuro che fossero falsificati, che fossero uno strumento dei media per diffondere delle profezie che si autoavverrano. Vedendo i risultati di ieri mi devo in parte ricredere: i dati dei sondaggi sono abbastanza attendibili e vanno seriamente considerati anche se sono manipolati nel loro uso mediatico attraverso interpretazioni di parte. Il successo della Lega era da tempo annunciato dai sondaggi e l’umore della gente era stato analiticamente saggiato al succedersi delle sparate e delle iperboli di Salvini.

Ma santoddio perché la Bonino e le varie sinistre non li hanno letti in tempo e non li hanno presi in considerazione? Sapevano che difficilmente avrebbero superato la soglia, ma volete mettere la testimonianza, l’anima bella ed immacolata … Perché hanno rifiutato di discutere una onorevole collaborazione nella lista allargata proposta da Zingaretti? Avrebbero potuto contrattare le condizioni, avrebbero potuto chiedere di mettere nelle liste 1 o due nomi per circoscrizione e polarizzare su di loro le preferenze dei propri elettori. Non era difficile né costoso rendere esplicito nelle liste l’appartenenza di ciascun candidato e il proprio sponsor, c’è internet per questo. Calenda, che è uomo intelligente, questo lo ha capito subito, ha rinunciato ad una propria lista e ha disciplinatamente e intensamente lavorato al successo di tutta la lista del PD sponsorizzando più o meno direttamente alcuni candidati che lui forse aveva direttamente proposto. Zingaretti non ha polemizzato con chi ha rifiutato la sua offerta, ha rispettato chi si voleva contare perché sa che alleanze future saranno necessarie e possibili nelle prossime politiche in cui anche un decimale di punto può determinare un seggio uninominale.

I risultati di ieri sono deludenti e molto amari: l’immagine dell’Italia del 2019 è segnata da una astensione che viaggia intorno al 50%. Non è diversa dal resto dell’Europa ma ciò non ci deve consolare. Chi sono gli astensionisti? Qualche sociologo certamente lo sa e potrebbe spiegarlo ai politici, certamente viviamo in una democrazia zoppa, cinica, disperata, amorfa. Siamo noi vecchi? sono i giovani narcisi? sono i gaudenti impenitenti? sono i delusi depressi? è l’élite delle terrazze? Vallo a sapere. In ogni caso ciò che potrebbe esser considerato fisiologico in un sistema stabile e privo di pericoli imminenti diventa fonte di preoccupazione in una società che si avvia ad affrontare prove dure quali l’emergenza climatica, i disequilibri finanziari, l’obsolescenza dei sistemi produttivi e l’invecchiamento rapido della popolazione. Quando la tempesta arriverà quel 50% rimarrà zitto e chiuso nelle proprie case o tirerà fuori le proprie pistole per ricacciare il povero che pretende il boccone che non ha?

Di Salvini abbiamo saputo tutto, nulla è stato nascosto nel bene e nel male. Abbiamo quasi annusato l’afrore del suo sudore tanto è stato ravvicinata la sua immagine fisica sui nostri teleschermi. Assenteista, antiitaliano, ex comunista, segretario di un partito condannato per distrazione di fondi pubblici, arrogante, disumano con i deboli, minaccioso, volgare, privo di idee complesse, approssimativo nelle soluzioni … eppure gli italiani l’hanno votato, o meglio il 34% dei voti validi ovvero il 17% degli aventi diritto al voto … comunque Salvini è il vincitore e ciò non ci fa onore.

Salvini in realtà ci interpreta, ci rappresenta, sdogana i nostri peggiori istinti, esorcizza e amplifica le nostre paure, ci assolve dai nostri peccati perché è felicemente più peccatore di noi, ci fa sentire migliori perché è facile sentirsi migliori di lui. Insomma è un vero capitano.

Ora caro Bolletta non esagerare, anche lui è un brand, un prodotto commerciale studiato e venduto da attenti ed intelligenti pubblicitari che hanno manipolato le voglie e le paure del volgo. Anche lui è un vero italiano, un po’ sbruffone, gradasso quanto basta, bauscia e balabiot, furbo e levantino, cacasotto di fronte a un nemico vero, un vero italiano simile alle mille caricature che le commedia cinematografiche ci hanno propinato in questi anni.

Intanto, non essendo audace ma furbo, incassa questa vittoria e promette di confermare il governo Conte che lo vede ora mal rappresentato dopo questa verifica elettorale che ha scambiato i rapporti di forza tra i due alleati di governo. Furbescamente aspetta di sfinire i 5 stelle costringendoli a decidere di far fuori il governo Conte.

Ma basta a parlare del personaggio Salvini. Cerca di capire caro Bolletta ciò che è successo. Tre riflessioni che nascano dal mio amaro in bocca.

La protesta si muove

La protesta, la rabbia, la paura, il ribellismo rimangono tali e quali ma si spostano da un partito all’altro. Questo governo non ha lenito nessuna causa del disagio che una parte molto grande della popolazione vive, è aumentata la delusione ora in parte causata anche dai 5S che avevano per molti acceso un po’ di speranza. Una parte della protesta è migrata da 5S alla Lega visto che il suo leader muscolare e diretto promette di più dell’esile e incravattato Di Maio. Il malessere diffuso che ribolle ovunque rimane sotto la cenere delle celebrazioni di una vittoria momentanea e presenterà il conto anche al nuovo condottiero come ha già fatto con Berlusconi, con Renzi e con Di Maio. Il nuovo condottiero dovrà essere efficace e convincente perché la protesta non si accontenta di qualche briciola come il reddito di cittadinanza o di una pensione anticipata vuole sicurezza, benessere, non gli basta il pane vuole anche il companatico.

Città, borghi, campagne

In tutt’Europa c’è la stessa scollatura, la stessa frattura tra Città e il resto del territorio. Fu ben evidente nel referendum della Brexit. Gli europeisti prevalgono nelle città grandi e cosmopolite, diventano minoranza fuori dalle mura delle città. In Francia, in Italia sono state evidenti le tendenza regressive di parte della popolazione isolata in ghetti o in isole felici comunque non integrate con le grandi strutture produttive delle città. Non mi dilungo su questa riflessione e rimando a quella che avevo pubblicato nel 2017. Per la sinistra non si tratta banalmente di rifrequentare le periferie più povere ma di ripensare se e come coinvolgere in un processo di integrazione europea quelle comunità che vivono spesso molto bene al di fuori delle mura della città moderne.

Fattori di successo di una forza politica

Questa terza riflessione nasce dalla domanda: quali sono i fattori di successo per una forza politica? Il caso Salvini forse ci può aiutare a capire e a spiegare alcune scelte del popolo che non si possono ridurre a soli effetti di manipolazioni mediatiche.

  1. Per vincere conta avere un partito organizzato, strutture sul territorio, sedi, bilanci, personale volontario, classe dirigente, amministratori locali, simpatizzanti fedeli.
  2. Per vincere occorre avere una leadership forte e riconosciuta, abile, che diffonda una immagine coerente con le idee che propone, che sappia parlare a tutti nel modo giusto, che sappia far crescere i propri seguaci senza penalizzare nessuno.
  3. Per vincere occorre essere presenti sulla rete informatica, sui social in modo capillare e continuo rilevando gli umori, provocando le reazioni, diffondendo le informazioni giuste, raggiungendo e valorizzando il proprio elettorato.
  4. Per vincere occorre che una parte dei media sia schierata favorevolmente, che sia disponibile a diffondere immagini e idee per generare consenso, occorre avere un buon rapporto con i media.
  5. Per vincere occorre avere risorse economiche adeguate, le operazioni elettorali costano e senza finanziamento non si va da nessuna parte.
  6. Per vincere stando al governo occorre fare miracoli, essere efficaci e al contempo chiari e coerenti soprattutto con il proprio elettorato.
  7. Per vincere stando all’opposizione occorre essere chiari nella contestazione, disponibile a collaborare quando ha senso farlo, tenaci nel costruire e comunicare i motivi per un cambiamento di governo.
  8. Per vincere occorre avere un programma a breve e una linea di prospettiva, occorre essere coerenti con ciò che si è fatto, occorre difendere le scelte e analizzarne le conseguenze per correggersi di fronte al popolo elettore.

Nel successo della Lega hanno giocato un ruolo tutti gli otto fattori che ho elencato tra i quali i primi due, la struttura di partito territorialmente insediato e una forte e visibile leadership, hanno avuto un ruolo trainante.

Il PD resiste perché mantiene la sua struttura e dispone di una nuova leadership ma è ancora debole nei fattori 7 e 8.

Il M5S è troppo dipendente dai soli fattori 3 e 4 e quindi molto soggetto a variazioni contingenti che potrebbero essere anche mortali

Per le altre forze politiche lascio al lettore di provare a valutare la consistenza dei vari fattori di successo. Forse una checklist di questo tipo avrebbero dovuto orientare le scelte dei responsabili delle liste che si sono inutilmente presentati senza nemmeno leggere i sondaggi.

5 risposte a "L’amaro in bocca"

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