Niente rivoluzione

Dopo il terremoto delle elezioni politiche, gli unici effetti visibili riguardano principalmente  il linguaggio. Gli accordi politici non sono più inciuci ma contratti, il populismo è una nobile causa, del razzismo non si parla e via dicendo … Non mi riferisco alla gente comune che puoi incontrare al bar, continua ad essere esausta ed incazzata come prima, ma ai giornalisti e ai numerosi influencer che popolano la rete.

 

 

Ma la retorica del cambiamento è sempre la stessa, qua e la ci si avventura a parlare di novità epocali, di una vera rivoluzione, finalmente si potranno risolvere i problemi che gli italiani vorrebbero vedere risolti da tanto tempo.

Il populismo ha certamente vinto se sommiamo i cinque stelle con i leghisti e se uniamo quel tanto di populismo diffuso come il cacio sui maccheroni un po’ in tutte le forze politiche.

Quindi il popolo ha vinto, abbiamo forse una democrazia più compiuta? inizia così una redenzione delle masse diseredate e dei miseri? Spariranno le disuguaglianze? Una rivoluzione nel chiuso delle urne?

Nulla di tutto ciò, non è cambiato proprio niente se assumiamo per buona la definizione di populismo come di quel  fenomeno politico che consente alla classe ricca dominante di mantenere il proprio potere convincendo una parte della parte più povera che i nemici veri del popolo sono i politici e altri poveri che competono anche loro per avere un tozzo di pane.

L’operazione è riuscita, il sud ha votato 5 stelle, le periferie hanno votato i partiti antisistema, il nord ha preferito la lega come promessa di protezione contro gli immigrati che tolgono lavoro e sicurezza. Il massimo dell’inganno sta ad esempio nella flat tax, che è un regalo sfacciato ai ricchi, una diminuzione delle tasse richiesta anche da chi attualmente non paga affatto tasse perché incapiente.

Ma chi ha realizzato questo autentico miracolo? i padroni del vapore, quelli che detengono il controllo dei mezzi di comunicazione di massa, quelli che gestiscono più o meno scopertamente la rete, quelli che diffondono ‘cultura’ sotto forma di film, di serie televisive, di libri. Sto parlando evidentemente di un contesto molto più esteso dell’Italia, probabilmente  di gran parte delle democrazie occidentali.

Ma su Bolletta! come fai a non vedere la novità dell’attuale Parlamento, i politici che vanno a piedi, l’abolizione dei vitalizi, l’abbattimento dei privilegi, le tante facce nuove, la ventata di aria fresca che si respira.

Vedo molto fumo negli occhi, vedo molta propaganda in cui gli slogan sono reiterati in modo fideistico, vedo latente molta intolleranza verso chi non si schiera con il nuovo, vedo tra tutti come emblematico il nuovo atteggiamento di un Travaglio che ormai crede di poter disporre della Repubblica come meglio crede senza uno straccio di coerenza con le premesse di poche settimane fa.

Ma allora che cos’è una rivoluzione? perché questa non è una rivoluzione?

Perché i rapporti di potere, i rapporti tra i poteri reali non sono toccati dai nuovi assetti.

Nessuno ha vinto ma qualcuno deve governare per cui i singoli leader nei prossimi giorni si ridimensioneranno da soli a causa dei propri errori tattici, nuove elezioni sono troppo rischiose e i nuovi eletti non vorranno andare a casa, di una nuova legge elettorale nemmeno a parlarne. In realtà i due vincitori sono marionette nelle mani di altri personaggi che tirano i fili o suggeriscono la battuta, lo stesso Salvini, che tra i due è il politico più scaltro, sa bene che senza Berlusconi non va da nessuna parte, che al sud non prenderebbe un solo seggio.

Allora i due sconfitti dati per morti e putrefatti, Berlusconi e Renzi, sono tranquilli perché il tempo logora chi sta in prima linea e loro sono nelle retrovie con le salmerie. Berlusconi pare che abbia già rimosso quei giornalisti delle sue reti televisive che hanno ecceduto in simpatie leghiste, Renzi tiene sotto scacco il suo stesso partito seguendo la politica del tanto peggio tanto meglio, pronto a ghermire i sopravvissuti del PD appena ne avrà l’occasione.

La 7 e il Fatto sono usciti allo scoperto al punto che il Corriere fatica ad apparire neutrale come deve apparire se vuole continuare a vendere copie nei sui bacini tradizionali. Cairo è forse il vero motore immobile del successo grillino, molto più della rete internet che ormai ha esaurito la sua capacità di penetrazione nella popolazione più sensibile. Casaleggio è più una cassa per gli incassi, è un gestore che tira i fili degli eletti ma difficilmente potrà gestire e metabolizzare le contraddizioni che certamente emergeranno nel movimento se incomincerà veramente a governare.

I veri poteri forti, quelli difficilmente scalfibili dalle tornate elettorali, sono quelli che gestiscono l’interdizione degli avversari.

Il vero grande potere di interdizione è in mano ai sindacati, non tanto quelli storici ma quella miriade di formazioni più o meno corporative, più o meno locali, che condizionano direttamente la vita dei cittadini: impiegati nei pubblici servizi, autisti, piloti, infermieri, medici, docenti etc.

Questo potere è stato amplificato dalle norme e dalle autority che producono regole a salvaguardia di questo o quel diritto ma che hanno di fatto ingessato la vita sociale e l’economia.

Il potere giudiziario in presenza di norme mal scritte e eccessivamente dettagliate ha un potere di interdizione infinito che blocca sia l’azione politica, sia l’azione amministrativa, sia l’economia.

La corporazione dei giornalisti potrebbe cantare vittoria e arrogarsi il merito del cambiamento degli schieramenti politici salvo il fatto che negli ultimi anni si è venduta l’anima, ha troppo sfacciatamente servito questo o quell’interesse politico o di bottega ed ora deve sottostare alle richieste dell’editore di riferimento senza potere esercitare un potere autonomo di proposta e di elaborazione.

Ad esempio, avete visto in giro qualche seria sinossi delle varie proposte politiche e qualche elaborazione intellegibile di quale potrebbe essere un programma per un governo che dovrà necessariamente essere di coalizione?

Chi ha capito meglio questo situazione sono i mercati, nessun crollo, sembra ci sia  calma piatta. Ma sì, ecco il vero programma di una buon governo per i prossimi tra o quattro anni: nessuna nuova legge, ordinaria amministrazione a legislazione invariata, gestione più efficiente delle decisioni amministrative.

Signori sono cambiate le parole e le facce ma la sostanza rimane inalterata.

segue

2 risposte a "Niente rivoluzione"

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