Il gradasso scalpita

Da un po’ di giorni non pubblico nulla. Gli eventi e le notizie incalzano e prevale in me lo smarrimento, il senso di impotenza e la sensazione di essere incapace di interpretare correttamente il senso delle cose. Sento che siamo in una fase nuova, cruciale, per capire il senso degli eventi riprendo ad appuntare le mie riflessi per me stesso e per gli amici che mi leggono.

Caso Cancellieri

Riprendo dal caso Cancellieri a cui avevo dedicato un breve post con una posizione garantista, anzi anti moralista. Se personalmente sono convinto che un personaggio pubblico con delle responsabilità importanti dovrebbe essere attento a tutte le occasioni in cui potrebbe sorgere un conflitto di interessi, problema che non  riguarda solo Berlusconi, su quello politico sono ormai refrattario a tutti i moralismi pelosi che fondano sul primato dell’onestà la propria scalata del potere. Di Pietro docet, Grillo insegna con il suo proclama dell’onestà al potere.

Triste vedere che il caso sia diventato il cavallo di battaglia dei candidati alla segreteria del PD, viene amplificato e riproposto dal principale giornale del centro sinistra per mettere in difficoltà il PD, proprio partito di riferimento, distogliendo l’attenzione dal terremoto in corso in casa PDL. E le anime belle ci cascano, discutono  sull’accettabilità dello stile della Cancellieri senza valutare gli effetti di certe scelte sui precari equilibri del potere su cui si regge il governo Letta. Deludente la scelta di Civati di presentare una sua mozione individuale per chiedere la stessa cosa del M5S!  Un buon politico che si candida a dirigere un partito quanto meno dovrebbe aver capito che certe cose si fanno collegialmente seguendo una linea coerente con quella generale del proprio gruppo. Può aver senso inseguire il M5S sul questo terreno ma farlo senza una visione che vada oltre il contingente più immediato significa non aver alcuna capacità di analisi politica. Renzi è più furbo, non giudica l’iniziativa di Civati ma dice che la Cancellieri si dovrebbe dimettere da sola senza aspettare la votazione della camera, smentendo così la linea prudente di Letta e quella dello stesso Napolitano. Insomma si continua con un inutile e pericoloso gioco al massacro.

Un linguaggio comprensibile

Ho seguito con attenzione il discorso di Berlusconi al comitato nazionale fondativo della nuova Forza Italia e l’intervista di Renzi da Fazio. Cosa hanno in comune? Tante cose ma qui vorrei sottolinearle solo due.

Il linguaggio piano e chiaro, comprensibile da tutti perché costituito da una raccolta di luoghi comuni, convinzioni diffuse, ovvietà, buon senso. Entrambi dispongono di un repertorio di esempi, aneddoti, parole d’ordine, gag, barzellette per cui la chiacchierata che viene fuori è convincente, benevola, rassicurante per un elettorato potenziale molto vasto che va dagli anziani ai giovani, dai liberali agli statalisti, dagli imprenditori agli operai.  Anche Grillo riesce a parlare a tutti ma condisce il suo discorso con tale violenza ed aggressività che occorre una certa dose di frustrazione personale per esserne sedotti. I nostri due invece sono più accettabili, più rassicuranti e puntano ad un target che si pensa ancora moderato e razionale.

Autoritarismo

La seconda caratteristica comune è la concezione autoritaria della propria funzione. Entrambi sentono di avere una missione storica decisiva legata al proprio carisma personale, quello di Berlusconi più maturo e sofferto è condito da un apparato solidissimo di giornalisti e opinion maker al lavoro nelle proprie aziende, quello di Renzi legato alla forza della sua memoria enciclopedica, alla sua giovanile baldanza, alla schiera di giovani supporter che dentro al partito scalpitano per far fuori l’apparato che si è opposto alla possibilità di occupare posti di potere nelle amministrazioni periferiche da parte dei giovani e giovanissimi. Oggi sappiamo che questo piccolo esercito di entusiasti innovatori ha superato il 40% degli iscritti (troppi per i miei gusti). L’anima autoritaria di Renzi è chiaramente emersa ieri sera da Fazio quando, incalzato dalla richiesta di descrivere cosa avrebbe fatto se fosse diventato segretario del PD, ha chiaramente detto che il PD avrebbe fatto esattamente tutto quello che lui aveva messo nella sua piattaforma e che ormai con lui decisionista affiancato a Letta la legge elettorale sarebbe stata un gioco da ragazzi, la riforma costituzionale con l’abolizione del senato una passeggiata … Il PD come un sol uomo avrebbe diretto e gestito il parlamento perché è la forza più grande … (non ha chiaro che in parlamento occorre avere più del 50% non solo essere i più numerosi rispetto a tanti nani ..)

Al giovane gradasso sfugge che con la spaccatura del PDL non c’è la maggioranza qualificata per fare le riforme costituzionali e che quindi anche la legge elettorale di fatto è cosa impossibile … ma lui secondo me queste cose non le ha capite, o meglio se le ha capite preferisce la politica del ‘O la va o la spacca’ di elezioni frettolose nella prossima primavera … pensando di fare l’asso piglia tutto come tutta la grande stampa borghese da mesi gli sta promettendo insistentemente.

Segnalo un post di un collega preside pensionato che ha scritto un pezzo più illuminante del mio sul caso Cancellieri.

4 thoughts on “Il gradasso scalpita

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