La legge elettorale, pare facile!

Scrivo su questo blog per sfogarmi, per tenere acceso il cervello, per comunicare con i pochi amici che mi leggono. Scrivo per appuntarmi idee e riflessioni da rileggere tra un po’ per verificare se avevo colto correttamente il senso delle cose. Scrivo per stigmatizzare dei fraintendimenti che i mezzi di informazione inoculano gradualmente nelle nostre coscienze fino a creare pregiudizi o reazioni irrazionali su larghe fette di popolazione.

Una cosa che in questi giorni viene detta con molta superficialità è che con poco, in poco tempo è possibile modificare la legge elettorale e andare felicemente alle elezioni. Vedi dichiarazione di qualche ora fa di Vendola.

Il porcellum fu introdotto rapidamente  dal governo Berlusconi nel 2005 sulla base di una proposta del ministro leghista Calderoli per sterilizzare l’eventuale vittoria di Prodi, che tutti i sondaggi davano per vincente. Berlusconi godeva di una solida maggioranza in parlamento uscente  per cui poteva disporre a piacimento concependo un marchingegno che assicurava la vittoria nelle due camere solo a chi aveva la maggioranza certa nelle regioni del nord in cui quindi la lega aveva la funzione di ago della bilancia. (La sola Lombardia gode di un premio di maggioranza di circa 10 seggi per cui arrivare primi lì equivale ad avere 10 seggi regalati). Senza la Lega nessuna delle due parti destra o sinistra può essere certa della maggioranza nelle due camere. Il porcellum ha funzionato benissimo, azzoppò la vittoria di Prodi che rimase appeso ad una manciata di voti in Senato dovendo far ricorso anche ai senatori a vita, così come ora, nelle ultime elezioni, in cui la coalizione di centro sinistra non ha conquistato il Senato. Ha funzionato benissimo per il IV governo  Berlusconi in cui con 46,8%   dei voti espressi i vincenti ottennero complessivamente un margine di circa ottanta seggi di maggioranza rispetto alle opposizioni.

Ora la situazione si è fatta più complessa poiché si è presentata una nuova forza che da sola potrebbe assorbire un terzo dell’elettorato: è praticamente certo che l’esito del Senato potrebbe essere diverso da quello della Camera e ci troveremmo nella medesima situazione che stiamo soffrendo in questi giorni. M5S non intende allearsi con nessuno per cui anche dopo eventuali elezioni costringerebbe gli altri due ad allearsi a meno che uno dei due non appoggi un governo 5 stelle. Quindi, o Grillo stravince e sbaraglia tutti, e allora ci sarà un governo, oppure si riprodurrà l’attuale situazione. Per questo Grillo preferisce andare alle urne subito con il porcellum perché è certa la non vittoria degli avversari e l’ingovernabilità sarebbe certa. Obiettivo raggiunto.

Tecnicamente …

Mi permetto di ricordare le varie soluzioni possibili, il lettore mi scuserà ma ho la sensazione che questo aspetto specifico sfugga e che molti sono convinti che tutto sia semplice.  Si  fa allora carico ai politici di essere degli incapaci perché non hanno già risolto un problema semplice.

All’inizio di tutti i nostri problemi ci fu Mariotto Segni che riuscì nel 1991 con un referendum abrogativo a cancellare le preferenze multiple divenute lo strumento per il controllo clientelare e mafioso delle scelte elettorali dei singoli soprattutto nel sud. Contestualmente emerse la necessità di uscire dal sistema proporzionale della prima Repubblica che produceva l’ingovernabilità con governi che duravano mediamente un anno per avere una sistema maggioritario che desse Parlamenti con solide maggioranze omogenee in grado di governare per una intera legislatura.

La preferenza unica ha prodotto alla lunga un Parlamento di nominati cioè un parlamento scelto dalle segreterie dei partiti e non dai cittadini che di fatto potevano scegliere solo il partito. Il maggioritario ha nei venti anni prodotto il fiorire di partiti personali, non solo quello di Berlusconi, che sono riusciti a demolire sistematicamente le alleanze elettorali producendo soprattutto a sinistra instabilità e debolezza dei governi.

Per razionalizzare e ridurre la variabilità e la frammentazione delle rappresentanze tre sono le strategie possibili:

    1. premio di maggioranza
    2. sbarramento
    3. doppio turno

Premio di maggioranza. Si regala alla coalizione o al partito che ottiene più voti i voti necessari per avere più del 50% dei seggi e avere così la maggioranza per governare. Era se non ricordo male il sistema introdotto dal Mattarellum. Il porcellum differenziò il premio per il Senato calcolandolo separatamente a livello regionale;  il premio per la camera è calcolato invece a livello nazionale. I  risultati delle due camere possono essere differenziati se la rappresentanza dei partiti e delle alleanze non è uniformemente distribuita sul territorio, e nel caso italiano la destra PDL e Lega è saldamente maggioritaria nel nord.

Siccome anche un voto in più può fruttare a una coalizione molti seggi di premio anche piccolissime formazioni hanno un potere contrattuale fortissimo in sede di formazione delle coalizione, piccolissimi potentati personali, piccole corporazioni o associazioni che siano in grado di portare anche mezzo punto in un certo numero di collegi possono avere assicurati molti più seggi di quelli che potrebbero avere se si presentassero da soli. Ma queste microformazioni presentano il conto dopo le elezioni  nel momento in cui c’è da spartirsi le poltrone del governo. Il premio di maggioranza non ha prodotto grandi forze politiche ma ha fatto deflagrare il sistema in mille rivoli personalistici. Basta guardare alle alleanze di centrosinistra che si sono sistematicamente dissolte subito dopo le elezioni, senza alcun riguardo o coerenza nei confronti degli elettori che avevano votato i vari candidati.

Sbarramento. I partiti troppo piccoli sono esclusi dal Parlamento. Si fissa una soglia minima che per essere efficace, cioè semplificare sensibilmente le rappresentanze in Parlamento, deve essere antidemocratica cioè deve escludere anche partiti che hanno storia e insediamento sociale rispettabili. Nel nostro sistema lo sbarramento è differenziato tra Camera e Senato e distingue il caso di partiti che si presentano coalizzati e partiti che si presentano da soli. Il livello della soglia determina il grado di aggregazione delle forze in campo. E’ il sistema vigente in Germania.

Si verifica anche il caso di partiti che se si fossero presentati da soli non avrebbero superato la soglia di sbarramento ma che  entrano poiché sono in coalizione con altri. Escono subito dalla coalizione ma conservano i posti lucrati nella coalizione.

Doppio turno. E’ il sistema delle elezioni municipali:  in assenza di un vincitore si ricorre al  ballottaggio tra i primi due e si arriva comunque a un solo vincitore che sarà sindaco e avrà un premio di maggioranza che gli assicura la governabilità del comune. Lo stesso sistema applicato ai vari collegi uninominali del paese, più grandi degli attuali se si riduce il numero dei parlamentari, produce una forte semplificazione della rappresentanza escludendo drasticamente i piccoli partiti e dando il 100% dei seggi al partito che avesse vinto uniformemente in tutti i collegi. E’ il caso francese.

E’ evidente che ognuna di queste tre opzioni possibili non può essere approvata da una  maggioranza in questo Parlamento. Allineando i sistemi elettorali delle due camere e aumentando il premio di maggioranza si rischia di far vincere M5S e PD e PDL non lo possono volere, innalzare lo sbarramento significa mettersi contro tutti i piccoli partiti presenti in Parlamento, il doppio turno sarebbe un azzardo e un radicale cambiamento che non si può introdurre in una situazione così incerta. L’unica cosa che verrebbe capita ed accettata dagli elettori sarebbe la reintroduzione delle preferenze ma questo crea problemi complicati in molti partiti.

Insomma una soluzione non c’è perché in ogni caso si dovrebbe operare contro qualcuno e non c’è una maggioranza forte e coesa in grado di farlo come invece fece Berlusconi nel 2005.

La soluzione del rebus in realtà è stata trovata dai saggi di Napolitano che produssero una ipotesi, ripresa poi dal governo Letta. Abolire con riforma costituzionale il bicameralismo perfetto lasciando alla sola Camera dei deputati la responsabilità della fiducia al Governo, ridurre il numero dei parlamentari. Su questo vi era un generale consenso sociale motivato anche dalla richiesta di risparmiare sui costi della politica. Fatto ciò il problema della legge elettorale non è più così drammatico perché sparisce lo spettro della strabismo delle due camere: una maggioranza certamente viene fuori anche con il porcellum che potrebbe essere migliorato introducendo le preferenze e poco altro e il gioco è fatto.

In realtà se il Parlamento fosse riuscito a realizzare una riforma costituzionale di questa portata potrebbe avere anche la fantasia di migliorare sensibilmente il porcellum, senza però l’ansia e la paura che regnano in questo momento.

Ma questo percorso non è stato capito, il gradasso con ansia da prestazione voleva accelerare i tempi e riteneva che questo percorso fosse inerzia e inettitudine di Henry conte di Read. Nel frattempo Silvius ormai nelle mani di un pugno di fidi vassalli passa notti insonni perché ha scoperto che il rigore della legge è una cosa seria e tremendamente sconvolgente per chi voleva comprare tutto. Ragionare in termini di mesi e di semestri non è consentito a chi vede crollare castelli di certezze, cristallerie di risultati, platee adoranti, conti miliardari. Fanculo la legge elettorale, andiamo a votare e vedrete che rivince il saprofita, c’è tanto di quel marcio in giro che un nuovo fiorente partito certamente sboccerà.

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