Ricatti e piagnistei

l43-letta-enrico-130829221145_bigEro certo che Henry conte di Read avrebbe prima o poi dimostrato di avere i cabasisi. Ottimisti e determinati sì, ma non ingenui, come ha detto ieri re Giorgio I all’università Bocconi. Ormai nella cittadella assediata dai creditori non si fa altro che sentire ricatti e minacce uniti a piagnistei e lamentele. La corporazione degli imprenditori che raccoglie un po’ tutte le famiglie più ricche della città, soprattutto impegnate nei traffici e nei commerci, un giorno sì e l’altro pure si lamenta che le classi più umili della cittadella non ce la fanno più, che bisogna provvedere così i poveri potranno ricominciare a spendere e i ricchi tornare a guadagnare come una volta. Intanto i ricchi continuano a svendere le loro proprietà e vanno a comprare da altre parti lasciando che interi quartieri ed opifici e perfino alcuni servizi essenziali per la sopravvivenza della stessa città cadano in mano a vecchi nemici dopo anni di strenua e terribile difesa dall’assedio dei creditori. Anche i più poveri continuano a lamentarsi, hanno delle buone ragioni ma si sono convinti che la cosa più intelligente sia pagare meno tasse e gabelle e smetterla di risparmiare per avere la legna da ardere per quando saranno vecchi. Silvius de Berlusca barone del feudo di Arcore è incappato nei rigori dei magistrati per avere evaso il fisco, per aver sottratto denaro ai suoi soci in affari e per sconvenienti festini realizzati nelle sue numerose corti sfarzose. E’ ormai vecchio ma non ammette che la sua vicenda umana sia agli sgoccioli e spera ancora di appropriarsi della città e di poter comandare. La sua fazione sta alzando la voce con minacce e ricatti soprattutto sa che potrebbe in qualsiasi momento revocare la fiducia ad Henry e destituirlo dal comando delle truppe che dovrebbero assicurare la difesa della città e garantire l’ordinato sviluppo dei traffici e del lavoro.

Mentre Henry era lontano dalla città in una difficile missione a Borgo Nuovo dove si ritrovavano gran parte dei creditori che potrebbero decidere una nuova offensiva per cercare di riavere indietro la grande massa di debiti che la città ha contratto con l’esterno in tanti anni di vita allegra, i suoi alleati, la fazione di Silvius in un misto di piagnisteo, che nelle osterie e nelle piazze riesce sempre a muovere a compassione il popolino sprovveduto, in un misto di piagnisteo e di ricatto minaccioso decide di uscire dalle assemblee rappresentative della città imponendo che vengano annullati non solo gli effetti delle condanne di Silvius, al quale si dovrebbe assicurare comunque l’agibilità politica, ma soprattutto che venga fermato l’incremento di una gabella chiamata IVA prevista dalla legge tra pochissimi giorni. La legge era stata fatta ai tempi in cui governava Silvius.

Henry mentre provava a dimostrare ai creditori che nelle cittadella tutto andava liscio, che i conti erano in ordine, che i debiti sarebbero stati risarciti nei tempi convenuti, visto che le risse riprendevano sempre più violente, piagnistei e minacce erano ormai il tratto caratteristico della sua cittadella, si è sentito umiliato ed usato e, tornato frettolosamente, ha convocato il suo stato maggiore. Era già scritto il decreto per fermare l’incremento dell’IVA e i suoi generali erano pronti a sottoscriverlo come nulla fosse. No signori, io non intendo vivacchiare, lunedì torneremo davanti all’assemblea cittadina dove le varie fazioni sono rappresentate. Lì vedremo, intanto l’IVA aumenti pure perché si tratta di un misero 1% e se i negozianti aumenteranno del 10% sarà un vostro problema.

Le puntate precedenti di questa istoria

Ricchi tremate!

Henry conte di Read

Buone nuove nella cittadella

Il potere corrompe?

Si allenta l’assedio

Temporeggiare

Il gradasso

Simpatiche battute

Il mago Renzi

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