Il potere corrompe?

Ieri è scomparso il senatore a vita Giulio Andreotti e ancora una volta i mass media hanno dimostrato di non avere rispetto per la morte affollando i commenti di sberleffi e battute inopportune. Era accaduto così anche in occasione della morte del cardinale Martini.  Lungi da me volerli accomunare, ricordo ciò per dimostrare come ci siamo imbarbariti. Siamo diventati una plebaglia invidiosa e biliosa?

Vorrei comunque condividere la riflessione che mi è sorta spontanea.

Andreotti aveva un anno meno di mio padre ed è stato un personaggio che ci siamo ritrovati sulla scena pubblica tutta la nostra vita, quasi uno di famiglia che ha occupato tante chiacchiere del fine pranzo domenicale. Forse per questo mi disturba che si manchi di rispetto.

Nei commenti di ieri sera, la prima Repubblica è stata dipinta come un periodo buio ed ambiguo, pieno di stragi, terrorismo e mafia in cui Andreotti avrebbe percorso strade tortuose e inconfessabili. La prima Repubblica è stata però anche il miracolo economico, la scuola media unica, radio e televisione, le autostrade, il benessere diffuso tra categorie che provenivano da una povertà nera. Il fenomeno Andreotti è il prodotto di una DC che, riuscendo a raccogliere un consenso elettorale enorme, più grande dei partiti attuali, era fortemente vaccinata contro il rischio dell’uomo forte perché il nucleo fondatore veniva dall’antifascismo. Nei continui scontri interni tra personalità emergenti che si elidevano nel suo partito, una figura grigia come lui, come disse Moro, riusciva a impersonare la sintesi nei momenti più difficili sopravvivendo alle varie stagioni che avevano segnato il quarantennio democristiano. Chi gestisce il potere pubblico per così tanto tempo può rimanere integro? può rimanere onesto? Lui disse con felice battuta che il potere logora chi non ce l’ha e ha visto, data la sua veneranda età, appassire e svanire tanti fiori promettenti e teneri virgulti. Non posso giudicarlo ma certamente rivedendo le sue foto in bianco e nero raccolte dai giornali per la circostanza, appare un uomo con una ammirevole coerenza privata. (qui temo che mi beccherò i fischi dei miei amici)

La decadenza della prima Repubblica, l’emergere della ricerca di un capo carismatico, Craxi fu il primo emblema di questa ricerca, rese inutile una figura come la sua e deteriorò la sua immagine pubblica fino ad attribuirgli ogni nefandezza, la più grave, quella di essere il referente della Mafia. Nel lungo processo di Mafia, che affrontò senza scappare, parve evidente che l’integrità della sua vita privata, della sua famiglia gli consentì di affrontare con forza ed ironia un tunnel che avrebbe schiantato chiunque, anche il più forte.

Di fronte al nascente berlusconismo fece una scelta chiara, alleandosi addirittura ai propri detrattori più feroci. Non ci sono funerali di Stato, penso che sia una sua volontà che ha orientato quella dei figli. E’ un bene perché se ne va una persona ormai spogliata da tempo del potere che corrompe.

Insomma se vedo ora i politici attuali mi sembra un gigante, almeno mi sembra una persona che ha superato tutti per acume politico e capacità di gestire il potere.

Finito il necrologio, torno ai giorni attuali e ai problemi che ci attanagliano in cui l’andreottismo è questione tutt’altro che superata.

Entrati nella stanza del potere per quanto tempo si riesce a rimanere vergini e senza macchia? Quanto corrompe la mediazione e l’adattamento al reale? Quanto corrompe la ricchezza che deriva dall’esercizio del potere come possesso? Insomma quanto tempo dovrà passare perché le cinque stelle lucenti del nostro firmamento politico perdano la loro luce e si spengano nelle contraddizioni? Se per rimanere integri e puliti non ci si sporca le mani, per quanto tempo gli elettori continueranno a dare la propria fiducia?

Che cosa succede ad un nobile cavaliere che è costretto a capitanare un governo che non voleva fare? Come potrà preservare la propria integrità morale ed ideologica se le circostanze obbligano a condividere obiettivi e scelte con coloro che fino a pochi giorni prima considerava nemici. C’è un sistema, quello andreottiano, di concepire la funzione pubblica e di governo come un servizio prestato per un superiore interesse dello Stato. Non per niente Henry conte di Read nel giurare di fronte all’assemblea degli eletti ha detto che il suo era un governo di servizio.

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