Dissacrazione 2

Credetemi, quando ieri ho ripubblicato il mio vecchio post Blasfemia! non avevo ancora visto la foto di Salvini che giura sul Vangelo, avrei usato quella foto invece del tempio assiro distrutto.

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Ho spesso usato l’immagine dello sgretolamento per rappresentare i processi politici e sociali di questo tempo. Ultimamente soprattutto in questa campagna elettorale tendo ad usare la parola dissacrazione per identificare  quel processo che sta progressivamente demolendo ogni credenza, ogni atteggiamento rispettoso verso alcuni punti fermi che dovrebbero essere sacri per tutti. (Mi rendo conto di avventurarmi in un terreno molto complesso di cui so molto poco, tuttavia sento di dover comunicare all’esterno queste riflessioni un po’ naif).

Nei giovani

Questa riflessione parte dall’impatto che ebbi circa 10 anni fa con la scuola che dovevo presiedere dopo un lungo periodo di distacco a Villa Falconieri. Non mi sorpresi nel trovare una moltitudine di giovani scristianizzati ma rimasi colpito dal fatto che nella stragrande maggioranza e in genere in tutti quelli che avevano problemi e finivano in presidenza per qualche provvedimento non ci fosse alcuna paura di qualche tipo, nessuna riverenza per una qualche autorità, nessun punto fermo a cui ispirare il proprio comportamento. Ai docenti che speravano nell’autorità del preside io dovevo ammettere la mia impotenza, o meglio dovevo promettere di impegnarmi nel costruire un rapporto di fiducia e di comprensione che spesso sostituiva figure parentali evanescenti. Il sesso non era un tabù, la famiglia, chi se ne frega, la scuola, non serve a niente, gli adulti non sono affidabili. Intendiamoci, la scuola era una bella scuola, merito del lavoro incessante di tutto il personale ma tutti lavoravamo con sacrificio per contrastare un mood diffuso dissacrato. Solo gradualmente negli studenti migliori si costruiva un sistema di valori, di credenze, di speranze quasi sempre legati alla crescita delle propria competenza professionale che però poi impattava con un mercato del lavoro deludente e difficile.

Noi adulti post traumatici

Negli ultimi vent’anni tutti gli adulti attuali hanno subìto seri traumi collettivi. Le torri gemelle, la crisi finanziaria, la recessione, il crollo del valore  delle case, le guerre, le migrazioni disperate sono altrettante botte che la nostra psiche ha dovuto incassare. Alcuni punti fermi come la forza dell’ONU, il diritto internazionale, l’Europa, la pace, il progresso, il diritto … si sono lentamente disgregati per cui in ciascuno di noi il sistema di valori di riferimento, quelli che non si discutono e si rispettano quasi religiosamente si sono affievoliti, cancellati e sono irriconoscibili.

Ovviamente l’etica personale e quella collettiva, la capacità di decidere secondo una morale pagando anche qualche prezzo personale, il senso di responsabilità individuale si sono allentati ed hanno  portato agli scandali delle ruberie e della corruzione diffuse nella società e nelle istituzione politiche.

Il potere corrompe

A livello politico la scoperta di un diffuso malcostume a partire da Mani pulite ha portato ad almeno tre reazioni, quella di Forza Italia e di Berlusconi, quelle di Italia dei valori di Di Pietro e più recentemente quella di 5 Stelle e di Grillo. Di FI inutile parlare, quasi tutta quell’esperienza si è consumata all’insegna della dissacrazione di qualsiasi convenzione sociale se non quella del rispetto  del diritto di proprietà del leader celebrato sull’altare dell’immortalità. Tutte e tre le proposte hanno goduto di un successo immediato, quasi travolgente, che però nel caso di Di Pietro si è consumato in poco più di una decina di anni anche a causa dell’arricchimento eccessivo proprio del leader e per l’incertezza della linea politica da seguire. La terza proposta, la più recente, ha da poco superato il decennio di vita ma proprio in questa campagna elettorale ha mostrato il peso di una composizione priva di una solida identità ideologica ed etica. La sua forza dissacrante di cui parlavo nel mio post finalizzata alla demolizione dei simboli del potere partitico ha perso il vigore dei comizi del capo storico per essere interpretata da un officiante che deve continuare a dissacrare senza però impaurire gli elettori moderati che sono la vera maggioranza silenziosa che si vorrebbe rappresentare.

Se avete tempo rileggetevi quello che scrivevo su questo argomento in morte di Giulio Andreotti.

Il relativismo della rete

La struttura che forse più di altre ha contribuito a disgregare la sacralità nella vita collettiva è stata la rete e i social. Sulla rete si può ‘bestemmiare’ senza paura delle conseguenze mascherandosi dietro l’anonimato. Si può dire tutto e il suo contrario, offendere le persone, le istituzioni, nulla è inviolabile e sacro. Oggi leggevo che, forse per la prima volta, un internauta è stato identificato e condannato per aver offeso verbalmente la bara di un povero cristo solo perché era meridionale.

La rete consente di offendere un vecchio ‘feticcio’: la Verità. Nulla è più dimostrabile come vero, chiunque è autorizzato a pensare come vuole e a dirlo apertamente. La storia dei vaccini è l’espressione più emblematica di questa realtà. Le fake, le bufale sono all’ordine del giorno, sono palesemente generate per confondere, per demolire gli ultimi totem a cui la gente si aggrappa. L’ultima di questi giorni è la storia delle fatture Enel, un allarme sociale diffuso con catene di sant’antonio molto verosimili.

Siccome passo alcune ore leggendo i social, quando mi accorgo che inavvertitamente e in perfetta buona fede qualche amico diffonde una fake scrivo come commento ‘bufala’. Incredibili sono le reazioni. Sì lo so che è una bufala ma la notizia è quasi vera e quindi la diffondo anzi … Un’altra reazione su un’altra fake di qualche settimana fa sarebbe da incorniciare perché dà la misura di quanto sia stato dissacrato il valore del vero. Sì lo so quello che ho scritto non è vero ma ti rendi conto di quanto sarebbe grave se lo fosse!

Nuovi riti

La sacralità è fatta di riti, di consuetudini. In questo contesto desacralizzato chi cerca di radunare torme di fedeli, chi vorrebbe ricreare una fede che unisca una moltitudine magari nella cabina elettorale celebra nuovi piccoli riti, che sostituiscano quelli vecchi da cui il volgo si è allontanato.

Così Di Maio va prima delle elezioni al Quirinale per depositare la lista dei ministri come se fosse già il presidente incaricato. Quanti in modo subliminale ci credono e quando i numeri diranno che le cose non stanno così grideranno allo scandalo, al broglio, alla violazione di un diritto acquisito?

Salvini lo segue a ruota. Ieri, giura davanti al suo popolo in piazza del duomo di Milano come se fosse già primo ministro. Lo fa avendo in mano con un atto chiaramente blasfemo la Costituzione italiana, il Vangelo e un rosarietto di plastica. Così dalla sacralità del giuramento pagano di Pontida di bossiana memoria con le acque del dio Po si passa alla celebrazione più rassicurante per tutto il popolo italiano del rosario e del Vangelo.

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